Il Cer avverte: dal sommerso in arrivo pochi soldi

17/01/2002





Il Cer avverte: dal sommerso in arrivo pochi soldi
ROMA – Un provvedimento che avrà poca efficacia. E che porterà nelle casse dello Stato meno introiti di quelli, «pur cauti», previsti dal Governo. È il giudizio del Cer, il Centro Europa ricerche, sulla norma decisa dal Governo per l’emersione del lavoro nero (nell’ipotesi, formulata dall’Esecutivo, che il 20% delle imprese aderirà). Secondo le previsioni del Governo, nel 2002 dovrebbero entrare nelle casse dello Stato 4,479 miliardi di euro, una cifra che sale a fino a 14,433 miliardi di euro nel 2005 e arriva a regime a 16,838 miliardi di euro. Le stime del Cer sono assai più basse: ben che vada si supereranno di poco i 3 miliardi di euro nel 2002, nell’ipotesi più favorevole, cifra che scende a 2,742 miliardi di euro in altri due scenari presi in considerazione. E a regime il distacco con le previsioni del Governo si fa ancora più netto: le entrate, in termini di cassa, cresceranno di al massimo di 10,854 miliardi di euro a regime, cifra che scende a 9,044 miliardi di euro nell’ipotesi più sfavorevole. Ma quali sono i motivi che hanno portato il Cer a nutrire «dubbi e incertezze» sull’efficacia delle regole sul sommerso? Tra le considerazioni c’è la premessa fondamentale che l’impresa, per emergere dal nero, deve poter mantenere inalterato il proprio margine operativo. Ciò è possibile con un aumento della produzione. Ma per raggiungere questo obiettivo lo sforzo di output prodotto, per bilanciare i costi aggiuntivi (dovuti all’aumento delle aliquote fiscali e contributive) deve essere estremamente consistente, tale da risultare irrealizzabile. Nei diversi scenari gli aumenti di produzione passano da un minimo del 57% nel 2002 al 160% nell’ultimo anno e quindi a regime. L’imprenditore, dice il Cer, si trova a fronteggiare un salto notevole, soprattutto non appena si entra nel quarto anno, quando le aliquote diventano quelle ordinarie. Per far sì che l’incremento della produzione a regime sia limitato al 100%, secondo il Cer le aliquote ordinarie di tassazione sul reddito d’impresa e le aliquote contributive che gravano sull’imprenditore dovrebbero ridursi di oltre il 20 per cento. Una riduzione altrettanto rilevante, e quindi per il Cer poco credibile, perché corrisponderebbe a circa 30 miliardi di euro di perdita di gettito per le casse pubbliche, che corrisponderebbe a circa il 2% di Pil, difficilmente compensabile con i maggiori introiti derivanti dall’emersione del nero. A distanziare le valutazioni dell’istituto di ricerca da quelle dell’Esecutivo c’è anche il dato di partenza sulla valutazione dell’entità del sommerso. Secondo il Governo il valore aggiunto del sommerso è di circa 150 miliardi di euro, mentre per il Cer l’occultamento si limita a circa 90 miliardi di euro, una valutazione che, secondo gli economisti dell’istituto, si avvicina a quella realizzata recentemente dal Cnel. Per arrivare alle sue conclusioni, il Rapporto prende in considerazioni tre scenari: nel primo si ipotizza che la retribuzione nel sommerso sia pari alla retribuzione lorda nelle piccole imprese emerse, nel secondo che l’ammontare della tassazione Irpef e dei contributi a carico del lavoratore vengano equamente ripartiti tra impresa e lavoratore. Infine nel terzo viene fornita una variante del secondo: l’imprenditore non dichiara la totalità del reddito di impresa, ma solo la metà.
N.P.

Giovedí 17 Gennaio 2002