Il centrosinistra contro la direttiva Bolkestein

03/02/2005

    giovedì 3 febbraio 2005

    pagina 15

    Antonio Panzeri (Pse): il provvedimento rischia di ridurre il livello standard dei servizi e di creare nuove disuguaglianze sociali
    Il centrosinistra contro la direttiva Bolkestein

    DAL CORRISPONDENTE
    BRUXELLES – La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi in Europa accusa i primi duri colpi. La “Bolkestein” (dal nome dell’ex commissario olandese che la propose) traballa nel percorso legislativo dell’Unione (Consiglio e Parlamento). Le critiche piovono su una proposta che, nel tentativo di ampliare il mercato interno Ue, non produrrà alcun beneficio per i lavoratori, le imprese e per i consumatori. Il presidente francese Jacques Chirac è sceso in campo apertamente chiedendo, in pratica, il rifacimento della direttiva. Nei giorni scorsi il presidente di turno dell’Ue, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha usato espressioni molto critiche nei confronti della “Bolkestein” e in difesa del modello sociale europeo. Nei giorni scorsi la delegazione italiana nel Pse ha tenuto un convegno nel quale è stata chiesta una revisione profonda della direttiva. E ieri tutti i parlamentari italiani della “Gad” hanno sottoscritto un documento di aperta critica della direttiva che rischia di “destrutturare” il mercato del lavoro e di intaccare i diritti dei lavoratori. E lo stesso Barroso ha promesso modifiche.

    “La direttiva non ci piace – ha detto Antonio Panzeri, europarlamentare del gruppo Pse – non è questa la strada per l’apertura del mercato interno sullo sfondo della strategia di Lisbona. L’Ue ha bisogno di interventi tesi a stimolare la crescita e il lavoro sostenibile. L’applicazione di questa direttiva non produrrebbe le opportunità che è lecito attendersi in favore dei lavoratori, dei consumatori e del sistema delle imprese”. Ieri è emerso in maniera plastica il rapporto tra questa contestatissima direttiva e la strategia di Lisbona. Panzeri ha detto che “Bolkestein non fa rima con Lisbona”. Il presidente della Commissione, Josè Barroso, ha presentato una “revisione” di questa strategia varata nel 2000 ma rimasta praticamente non applicata. Aveva come obiettivo quello di fare dell’Europa “l’economia più competitiva e dinamica, capace di una crescita sostenibile” ma legata strettamente a un miglioramento della quantità e della qualità del lavoro. Barroso ha ammesso che si è fatto poco o nulla: da qui il “rilancio”.


    Ma il “rilancio” di Barroso è apparso come una vera e propria rivisitazione della strategia. Una rottura dell’equilibrio tra rilancio della crescita, attraverso la competitività, e la sicurezza sociale rappresentata dal decennale modello sociale europeo. Le riforme strutturali, su cui Barroso ha posto l’accento e che sono giudicate inevitabili, sembrano andare a scapito delle misure sociali e ambientali. Barroso ha sollecitato un ruolo dei governi (con la creazione di tanti “mister Lisbona” nei Paesi dell’Ue) ma in una visione bilaterale che mortifica il coordinamento dell’azione comunitaria.


    Se. Ser.