Il cavaliere perde il negozio?

05/07/2002

5 luglio 2002



CONFCOMMERCIO
Il cavaliere perde il negozio?

Il presidente dei commercianti, Billè, critico col governo su art.18, fisco e politica internazionale


BRUNO PERINI


MILANO
L’articolo 18? «Mettere subito sul piatto le modifiche all’articolo 18 è stato un errore. Che ha determinato la frattura sindacale e la perdita di consenso tra i lavoratori sugli altri temi della riforma stessa». Il fisco? « Non è sufficiente intervenire, subito, soltanto sui redditi più bassi. Bisogna, invece aiutare tutte le famiglie italiane e le imprese, usando non solo la leva dell’Irpef ma anche quella dell’Irap. Senza questo, sarà difficile nel 2003 un consistente aumento del Pil». Il federalismo? «Qui c’è un vero allarme. Con la devolution si rischia che mentre si riduce la pressione fiscale, aumentino oltre misura imposte e tariffe locali». Sergio Billè, presidente della potente Confcommercio, ha deciso di infliggere qualche dolorosa puntura di spillo al governo Berlusconi. Malgrado la base della sua organizzazione sia parte consistente della vittoria elettorale del centrodestra, Billè questa volta ha inviato al governo un messaggio tattico ma chiaro, soprattutto in tema di lavoro: «Erano necessarie – ha detto Billè all’assemblea nazionale di Confcommercio, davanti a una platea molto attenta – misure strutturali in grado di rilanciare l’occupazione e rendere sostenibile la riduzione della pressione fiscale in modo più generalizzato e consistente di quanto previsto dal Dpef. Oggi, si deve continuare il dialogo ad oltranza, innanzitutto sugli ammortizzatori sociali».

E’ difficile capire perché a un anno dalla vittoria del cavaliere, tanto osannato all’assemblea della Confcommercio prima delle elezioni, i toni siano così critici. Forseanche in Confcommercio cominciano a rendersi conto dell’inconsistenza dei programmi del centrodestra, che proprio ai commercianti aveva promesso il migliore dei mondi possibili con tasse tendenti a zero, investimenti e occupazione in crescita.

«Il governo – insiste Billè – avrebbe dovuto fare di più e meglio. Mentre venivano attivate, in sala chirurgica, le grandi operazioni per l’avvio di riforme, sarebbe stato essenziale fare anche un po’ di lavoro di pronto soccorso».

Anche nell’analisi dell’economia internazionale e delle politiche adottate dal governo, il presidente della Confcommercio ha preso qualche distanza. «L’economia italiana risente degli effetti della congiuntura internazionale, e dell’andamento negativo di quella americana dopo l’11 settembre». Le conseguenze di tale crisi sono impossibili da valutare nel breve e nel medio termine, dice Billè. Lo stato diffuso di incertezza e timore che tali eventi hanno provocato incide pesantemente sui consumi. Ma per superare il problema terrorismo, «non si può pensare di stendere intorno a questi paesi una doppia rete di filo spinato. Non basta eliminare bin Laden: bisogna evitare anche che possa riprodursi, a causa del peggioramento delle condizioni di vita in questi paesi».

«La relazione di Billè – ha commentato Guglielmo Epifani – è coraggiosa perché non nasconde le critiche alla politica economica del governo e dice una cosa condivisibilee cioè che affrontare oggi la revisione dell’articolo 18 non serve a nessuno, né alle imprese, né allo sviluppo del paese».