Il Cavaliere frena la riforma

08/07/2003

Pagina 3 – Interni
 
 
IL RETROSCENA
Crescono i dubbi per la manovra sulle pensioni.

E per la prima volta si rompe l´asse Bossi-Tremonti
Ma il Cavaliere frena la riforma
"Senza la Ue, rischiamo un ´94"
          Palazzo Chigi vuole evitare di ritrovarsi davanti alla protesta unitaria dei sindacati
          Il premier: "Vorrei parlare con Pezzotta, evitare che si butti in braccio alla sinistra"

          CLAUDIO TITO


          ROMA – «La riforma delle pensioni è importante, certo, ma servono alcune condizioni, altrimenti…». Anche in questi giorni, in cui la previdenza è tornata al centro del confronto politico, Silvio Berlusconi ha sempre voluto usare prudenza. Il tema, in effetti, è contenuto nel «suo» documento distribuito ai leader della maggioranza. Ma è pur vero che il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, ha fornito un contributo decisivo nell´inserire quelle tre parole «riforma delle pensioni» nel testo sottoscritto dal Cavaliere.
          Il premier, insomma, non vuole correre rischi, non vuole compiere strappi pericolosi. Vuole in primo luogo una «copertura europea». Come aveva detto ad ottobre scorso al vertice di Estoril, «l´Europa ci deve dare una mano». Una carta, questa, che il Cavaliere può spendersi a maggior ragione in questo semestre di presidenza Ue. Far mettere nero su bianco sul documento finale del Consiglio europeo l´ineludibilità della riforma sarebbe l´arma migliore per presentarsi davanti agli alleati – a cominciare dai riottosi leghisti – e alle parti sociali dicendo che «la riforma delle pensioni ce la chiede l´Europa». «E´ vero – è il ragionamento su cui si sta arrovellando in questi giorni – che in Francia Raffarin la riforma l´ha già fatta, l´Austria pure e in altri paesi europei è intervenuta una complessiva modifica del Welfare. E quindi un appello potrebbe essere letto come un richiamo a noi. Ma sarebbe comunque il miglior argomento da utilizzare in Italia».
          Proprio questa prima condizione, però, determina una divergenza con Tremonti. Aspettare una segnale dall´Unione, significa certamente non parlare di pensioni nel Dpef – e questo il premier lo ha già escluso ieri parlando con i suoi collaboratori – e probabilmente non poter inserire il tema nemmeno nella manovra economica 2004. Il ministro dell´Economia, poi, sta facendo i conti non solo con la perplessità di Palazzo Chigi ma anche con il ‘niet´ di Bossi. Ed è la prima volta che i due assumono posizioni tanto divaricate.
          Ma non solo. La seconda pre-condizione del presidente del consiglio riguarda il dialogo con le parti sociali. Il ´94 rimane un incubo per l´inquilino di Palazzo Chigi. Lo schema preferito è dunque quello seguito un anno fa con il Patto per l´Italia: Cisl e Uil sedute al tavolo del confronto, Cgil in piazza. Il premier, nella sostanza, teme che si ricomponga il fronte sindacale soprattutto considerando che a gennaio si apre la lunga campagna elettorale che porterà alle politiche del 2006 e che ha come prima tappa le europee di maggio. «Vorrei parlare con Pezzotta – ha confidato in questi giorni il Cavaliere – vorrei incontrarlo riservatamente. Vorrei capire fin dove possiamo davvero arrivare senza buttarlo tra le braccia della sinistra». Gli ambasciatori di Palazzo Chigi si sono già messi all´opera. Qualche contatto già c´è stato, ma il faccia a faccia ancora no. Il Cavaliere, però, vorrebbe su questo stringere i tempi e fissare un appuntamento prima della pausa estiva per avere le idee chiare a settembre.
          Lo stesso Pezzotta ha raccontato le avances di Berlusconi in un incontro riservato avuto a fine giugno con il vertice della Margherita. In quell´occasione il segretario della Cisl aveva assicurato che sulle pensioni non era disponibile ad alcuna trattativa. E poi ha aggiunto: «del resto non mi pare che questo governo sia un bulldozer per cui è meglio scendere a patti. Forse basterà dire un secco ‘no´ per fermarli». L´ultimo dubbio che sta inducendo il premier a prendere tempo riguarda appunto le elezioni europee: può il governo presentarsi al voto dopo aver praticato un taglio alle pensioni? «Dipende dalla coalizione – ripete – perché da maggio in poi le elezioni ci saranno sempre. Europee, amministrative e politiche. E allora tutti si devono assumere le proprie responsabilità: Bossi, Fini e Casini».
          Nel frattempo il ministro dell´economia continua a lavorare all´ipotesi riforma. Ieri ha riunito a Milano i suoi più stretti collaboratori per mettere a punto il Dpef da illustrare domani al consiglio di coalizione. Nel testo figura ancora un accenno alla materia. Ma appunto, solo un accenno.