Il Cavaliere contro il Cinese duello in punta di forchetta

25/03/2002







    Del 24/3/2002 Sezione: Interni Pag. 2)
    LA SFIDA ALL´INSEGNA DEL GALATEO FRA DUE MONDI OPPOSTI
    Il Cavaliere contro il Cinese duello in punta di forchetta
    Si scambiano cortesie e sorrisi, ma sono fatti per non intendersi. Il premier confida: «Cofferati leader? Creerà problemi però è candidato alla sconfitta»
    retroscena
    Augusto Minzolini

    ROMA
    TUTTI quelli che li hanno visti discutere sia negli incontri privati sia nelle trattative sindacali giurano che Silvio Berlusconi e Sergio Cofferati hanno lo stesso comportamento «da signore». Entrambi sono attenti al galateo ma lo interpretano a modo loro. «Cofferati – racconta il ministro del Lavoro Roberto Maroni, spettatore privilegiato di questi incontri – è sempre immobile. Muove solo gli occhi per sorridere. E´ una statua di sale che parla il meno possibile senza cambiare i toni. Berlusconi, invece, gesticola sempre e alterna toni scherzosi, semiseri e seri». Un minuetto che in questi mesi si è ripetuto puntualmente: ogni volta che il Cavaliere ha tentato di ammaliare il Cinese, quest´ultimo si è liberato del pericoloso abbraccio non prima però di aver dispensato un sorriso di cortesia al suo interlocutore. Un canovaccio che si è portato dietro una lunga aneddotica. Il premier assegna al segretario della Cgil sempre il posto d´onore, la poltrona migliore. Lo gratifica di battute spiritose, magari gli tasta il braccio per poi esclamare un sonoro «che muscoli!». Si cura anche della sua salute nelle lunghe riunioni che accompagnano ogni trattativa sindacale al punto di offrirgli di tanto in tanto una mela, ricordandogli: «Fa bene». L´altro ricambia la simpatia sul piano personale anche se nella sostanza non concede un´unghia. Se i suoi colleghi della Cisl e della Uil, Pezzotta e Angeletti, tormentano Berlusconi chiedendo chiarimenti, Cofferati non esita un attimo e corre subito in aiuto del premier ma solo per chiudere ogni ipotesi di accordo: «Il presidente è stato bravissimo, chiarissimo, sincero nell´illustrare la proposta del governo, ma noi non possiamo accettarla». Insomma i due sono fatti per sorridersi, ma non per intendersi. Il Cavaliere non è riuscito mai a capire il Cofferati sindacalista e probabilmente non capirà in futuro neppure quello che da ieri si è affacciato prepotentemente sulla scena: il Cofferati politico. Berlusconi ha assistito al battesimo politico del segretario della Cgil da lontano, dalla sua villa in Sardegna. Si è interessato non più di tanto alla manifestazione di Roma, ma quanto ha visto gli è bastato per comprendere che da ieri il Cinese ha cambiato pelle: non è più il segretario della Cgil, ma uno dei leader della sinistra, anzi il leader della sinistra più antagonista nei confronti del mondo del Cavaliere, quella che – per dirla con Fabrizio Cicchitto – «archivia il congresso dei Ds di Pesaro» e mettendo insieme una miscela di conservatorismo sindacale, di giustizialismo e di «girotondismo» ha una sola idea in testa: fare una guerra senza quartiere al premier. Un avversario temibile, ma non più di altri. Se Rutelli per Berlusconi era meno insidioso di Amato, Cofferati lo è ancora meno: «Ormai è un politico che mette insieme tutta la sinistra – è la battuta che gli hanno sentito fare ieri – ma la allontana definitivamente dai moderati. E´ una sinistra che creerà problemi al paese, ma si candida ad un´altra sconfitta». Berlusconi la pensa più o meno come Maroni con il quale in questi giorni si sente in continuazione: «Cofferati – spiega il ministro del Lavoro – pensa alla politica e basta. Io d´ora in avanti tratterò più con Epifani che con lui. Non penso che avrà un gran futuro politico. Mi ricorda Mario Segni: una meteora che svanì in pochi mesi. Si può applicare su di lui la stessa frase dedicata da Craxi a Martelli: "Se uno non diventa centravanti a vent´anni è difficile che lo diventi a quaranta". Oggi Cofferati è il nuovo astro, domani sarà niente. D´Alema è meglio di lui». Anche Berlusconi preferisce di gran lunga D´Alema. Addirittura ha preso in prestito il sarcasmo dell´ex segretario Ds per far arrabbiare il Cinese: entrambi, in occasioni diverse, gli hanno dato del «dottor Cofferati» ben sapendo che il segretario della Cgil non è laureato. Berlusconi pensa che pure con un ex comunista «con i baffetti» ci si può intendere, si può trovare un filo comune, ma con un pansindacalista sicuramente no. E´ una sua convinzione. Da sempre. Nell´84, dopo aver deciso tra tanti dubbi di mettere su i Tg, il Cavaliere pose una sola condizione: «Nei miei telegiornali non si pronunci mai la parola sindacato». Anche perché nelle sue aziende il sindacato, di fatto, non c´è mai stato, «almeno – precisa fiero il nostro ad ogni occasione – fino a quando ci sono stato io». Per non parlare della prima volta in cui Cofferati portò un fiume di persone in piazza contro Berlusconi, nel ´94. Il Cavaliere nella sua esperienza a Palazzo Chigi dedicò a quella manifestazione solo un commento ineffabile: «Ce ne sono altri diciassette milioni che non ci sono andati». E anche da capo dell´opposizione, malgrado gli sforzi, il Cavaliere con il mondo di Cofferati non ha legato. Andò al congresso della Cgil di Rimini del `96, prese un mare di appunti durante il discorso del Cinese, poi si scoprì che riguardavano ben altro: «Guardi qui la terza cartella – confidò a qualcuno che lo raggiunse sul palco degli invitati -: ho disegnato lo schema. Ha visto? Buona idea quella del grande schermo con dentro altri schermi più piccoli, sovrapposti. Potremmo riusarla per le nostre convention…». I due stanno su due pianeti diversi. Anzi si può dire che il fenomeno del Cavaliere ha avuto successo in un´Italia stanca di pansindacalismo e, ora, il politico Cofferati ha successo a sinistra perché è il campione dell´antiberlusconismo: i due sembrano fatti apposta per fare i duellanti. «E forse proprio per questo si sono simpatici – insinua Maurizio Sacconi che li ha seguiti da vicino in questi mesi – non si incontreranno mai, ma l´uno è funzionale alla politica dell´altro».