Il Cavaliere a porte chiuse

11/01/2006
    mercoledì 11 gennaio 2006

    Pagina 3 Primo Piano

      LO SHOW CON I MILITANTI DEL MOTORE AZZURRO

        Il Cavaliere a porte chiuse

          «I nostri alleati?
          Sono clientelari e giustizialisti»

            Augusto Minzolini

              ROMA
              «LO scandalo dei diritti cinematografici è l’ultimo dei 93 procedimenti che mi hanno tirato addosso. Ma io non ho commesso nessun reato. Semmai ci ho rimesso perché questo egiziano, questo Agrama che prima aveva una concessione dalla Paramount che gli permetteva di vendere i diritti cinematografici, ha continuato a venderli a Mediaset anche quando si potevano utilizzare strade più convenienti solo perché ha corrotto due dirigenti del mio gruppo che poi sono stati licenziati. Son cose che i magistrati milanesi sanno, ma vogliono mettere il mio nome sui giornali lo stesso visto che siamo in campagna elettorale. Non ci dobbiamo dimenticare, infatti, che i giudici di Milano a cominciare dal famoso pm Francesco Greco sono sempre gli stessi, sono sempre quelli lì anche se adesso hanno messo in mezzo le cooperative e i ds…».

                Lì nel salone delle meraviglie del motore azzurro all’Eur, in quell’ambiente avveniristico che somiglia tanto alla sala comando di Star Trek, dietro uno dei tanti pannelli mobili, un passeggero clandestino può ascoltare la nitida voce di Silvio Berlusconi. E bastano pochi minuti per capire che il motore azzurro in fondo va avanti solo grazie a questo enorme pistone che è il Cavaliere. Nelle riunioni parla solo lui. Gli altri non contano. E’ lui che ha la regia di questi incontri-happening, che dispensa idee, trovate e battute.

                  Fuori e dentro le riunioni. Appena arrivato, infatti, il premier risponde duro all’accusa di essere in affari con Gnutti e Consorte: «E’ falso. La sinistra mente sempre: non hanno fatto solo un tifo da stadio per la scalata dell’Unipol alla Bnl, ma alcuni esponenti della Quercia sono scesi personalmente in campo per far sì che questa operazione potesse riuscire». Dentro la riunione, invece, Berlusconi si limita ad un j’accuse che riguarda il meccanismo perverso del rapporto tra il mondo cooperativo e la Quercia. «Possono dire quello che vogliono – spiega il premier – ma io nel rapporto con la politica ci ho sempre rimesso. Come quella volta che mi interessai al Corriere della Sera e un gruppo di politici, tra cui Andreotti, si mise di traverso minacciando di togliermi le concessioni delle Tv se non avessi lasciato perdere». La platea, ovviamente, lo applaude e allora lui, il Cavaliere, parla degli altri, di quelli che sbagliano. «Dobbiamo – consiglia – andare fino in fondo. Dobbiamo fare interrogazioni in tutti i comuni in cui siamo all’opposizione per sapere con quali compagnie le amministrazioni hanno stipulato le loro polizze assicurative e con quali procedure. Perché queste scelte o vengono fatte senza gare di appalto, o quando si fanno sono truccate. Magari una concessione viene data all’Unipol e un’altra ad un’impresa privata, che in un altra gara ricambia il favore facendo una proposta dai costi alti che spiana la strada all’Unipol. E’ un sistema immondo che non lascia spazio a nessun altro».

                    E le conseguenze politiche della tempesta che sta sconvolgendo la Quercia? Il premier si limita a fornire un solo dato: «Eravamo sotto di tre punti. Ora, invece, siamo sotto di un’inezia, abbiamo un 1,6% in meno rispetto alla sinistra. Niente». E per dimostrare che l’andamento è questo, il premier riporta i dati delle sue apparizioni televisive: «Ieri sera, ad Otto e mezzo, anche se sono stato criticato da Ferrara, ho fatto registrare un ottimo «share». Con Biscardi è andata anche meglio. Basta usare il mezzo televisivo, basta che la gente mi guardi e i risultati ci sono. I signori dell’Udc hanno dato prova di un egoismo infinito impedendoci di modificare la par condicio».

                      Appunto, nel mirino del Cavaliere in questa campagna elettorale non ci saranno solo i «comunisti», Prodi e D’Alema, ma anche certi alleati. Intanto, quando arriveranno al Senato i due decreti che debbono ancora essere ratificati – il «mille proroghe» e quello «elettorale» – Forza Italia presenterà un emendamento che, prendendo a pretesto le difficoltà che si incontrano nel coniugare la «par condicio» con la nuova legge elettorale, chiederà di ripartire gli spazi autogestiti dai singoli partiti nelle Tv su base proporzionale tenendo conto del peso di ogni singola forza politica. Poi nella sua campagna elettorale il premier non si dimenticherà degli sgarbi ricevuti in questi cinque anni. Anzi. «Io – spiega – non ho mai criticato i nostri alleati, ma adesso ho deciso di rimettermi lo stemma di Forza Italia all’occhiello, quello che mi ero tolto quando sono diventato Premier. E lo faccio perchè bisogna dire alla gente che se non siamo riusciti ad attuare fino in fondo il nostro programma è per colpa dei nostri alleati. Sono stati loro ad impedirci, ad esempio, di approvare la riforma dell’ordinamento giudiziario con la separazione delle carriere. E sempre loro non ci hanno permesso di abbassare le aliquote fiscali al di sotto del 40%. Diciamoci la verità: se ci sono dei giustizialisti e dei clientelari questi sono i nostri alleati. Negli ultimi dieci giorni della campagna elettorale noi dobbiamo dirlo, chiedendo il voto per Forza Italia».

                        Si passa alla campagna elettorale. Il premier esige un grande impegno per comunicare meglio alla gente le cose fatte dal governo. «In politica estera, ad esempio, siamo diventati dei protagonisti. E questo grazie al rapporto personale che ho instaurato con tutti i grandi. C’è stato fin dall’inizio. Mi ricordo quando al vertice del G8 a Napoli nel ‘94 ci raggiunse la notizia della morte del dittatore coreano Kim ll Sung ero con Clinton e Mitterrand e questi era particolarmente addolorato. Gli chiedemmo perchè e ci rispose che Kim ll Sung lo riforniva di un particolare gin-seng che lo aiutava sul piano sessuale».

                          Poi ci sono i manifesti, le peregrinazioni del premier in tutta Italia («alla soglia dei settanta anni mi chiedete anche questo»), i contributi dei candidati (70mila euro), i corsi per gli scrutatori o meglio, come li chiama Berlusconi, per «i difensori del voto», la data delle elezioni comunali e provinciali che si terranno il 21 maggio. E ancora i consigli del Cavaliere ai coordinatori per far funzionare i comitati elettorali: «Voi in questi tre mesi dovreste stare tutti i giorni al telefono. Dovreste tenere incastrati, controllati con il fiato sul collo a tutti i responsabili dei comitati elettorali. Dovreste comportarvi come degli allenatori. Rimproverando chi non funziona e promettendo ruoli futuri a chi si comporta bene». E anche questa volta il premier continua ad assegnare un ruolo fondamentale al libro nero sul comunismo e alla sua rappresentazione: «Avete nella cartella la registrazione di una rappresentazione di 20 minuti, ma ce ne sarà una anche di 45. Negli ultimi giorni la manderemo anche in tv. Ma un conto è vederla, un’altra è assistervi di persona. Si ricorda tutta la vita. Ricordare gli scempi e le vittime del comunismo ci serve a dimostrare una cosa: i dirigenti diessini che hanno creduto ad una simile menzogna possono fare tutto nella vita, dai bibliotecari ai farmacisti, ma non i leader politici. Come un’altra cosa che dobbiamo rappresentare nelle piazze è il format della festa della libertà, con il tenore, il soprano, il direttore d’orchestra e il coro. Questo dimostrerà alla gente che abbiamo una classe diversa rispetto agli altri partiti».

                            Già la classe. Proprio in quel momento uno dei megaschermi proietta dati sulla «Siciglia» e Berlusconi non perde l’occasione per ironizzare sull’errore ortografico: «Deve essere stata una donna. Sono fissate con il punto “G”. Lo vedono dappertutto. Ma voi sapete dov’è il loro vero punto “G”»? E’ nella «G» di shopping. E’ lo shopping che le fa godere».