Il caro-spiagge diventa un labirinto

14/02/2005

    sabato 12 febbraio 2005

    pagina 25

    Il caro-spiagge diventa un labirinto
    Gli operatori balneari in attesa di un decreto che dovrebbe rideterminare i canoni demaniali. Salta la proroga per l’entrata in vigore dei maxi-aumenti

    Massimo Galli

    C’è un unico punto fermo nella questione dei canoni demaniali per le spiagge: la confusione regna sovrana. Nei giorni scorsi era atteso un nuovo rinvio, il terzo della serie, per l’entrata in vigore dell’aumento del 300% delle somme che gli stabilimenti balneari versano ogni anno nelle casse dello stato. Invece è arrivata la doccia fredda: alla camera dei deputati sono stati bocciati per pochi voti (190 no e 182 sì) gli emendamenti Ds che sollecitavano l’ulteriore proroga di qualche mese.
    Ora non resta che attendere lo sbarco del decreto cosiddetto milleproroghe (il 314/04) al senato, dove gli emendamenti saranno ripresentati. A questo punto, però, l’aria si fa pesante, anche perché il problema non è ancora stato affrontato alla radice. Da tempo il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, come riferiscono le associazioni di categoria, ha promesso l’emanazione di un decreto per la rideterminazione degli importi. Finora, però, nulla di concreto. Con l’aggravante che la proroga non è andata in porto.

    ´Dal 15 dicembre scorso, quindi, è in vigore l’aumento del 300%’, spiega il deputato Sergio Gambini (Ds), che ha presentato gli emendamenti. ´L’amministrazione delle finanze, prima o poi, sarà costretta ad applicare i nuovi canoni. E senza una proroga non vedo come sarà possibile sanare il 2004. Si parla di un provvedimento all’interno del decreto sulla competitività, ma la situazione non è chiara. In realtà, se si combattesse l’evasione, calcolata nell’ordine del 50%, gli aumenti potrebbero essere molto più contenuti’.

    Anche i parlamentari della maggioranza si sono mossi, con un ordine del giorno alla camera (primo firmatario Teodoro Buontempo, di An), accolto come raccomandazione dal governo, che impegna l’esecutivo ´a predisporre con urgenza un provvedimento’ per regolare la materia.

    Intanto, però, regioni e comuni sono in fibrillazione. La riscossione, infatti, è stata demandata dallo stato agli enti regionali, e questi ultimi hanno spesso delegato i comuni. I canoni demaniali si pagano anticipatamente all’inizio dell’anno e alcune regioni e comuni, vista l’incertezza, stanno avviando la riscossione in base agli aumenti del 300% anche se mitigati, in alcuni casi, da provvedimenti regionali che hanno declassificato le aree.

    Gli imprenditori, nonostante tutto, appaiono fiduciosi. ´Ci è stato riferito che il governo è disponibile, ma serve una copertura per i 140 milioni di euro stabiliti dalla Finanziaria 2004′, afferma Renato Papagni, presidente della Fiba, la Federazione italiana imprese balneari, che aderisce a Confesercenti. Qualche spiraglio si è aperto dopo l’incontro fra i rappresentanti dei balneari e Cosimo Caliendo, direttore generale per la navigazione marittima presso il ministero delle infrastrutture. ´Abbiamo appreso che è stata elaborata una proposta molto simile a quella che avevamo presentato come imprenditori qualche mese fa’, spiega Papagni. ´Inoltre, al tavolo tecnico fra governo e regioni istituito dal sottosegretario Letta un gruppo di lavoro esaminerà la questione dei canoni’. Secondo Papagni, inoltre, perché l’incremento del 300% diventi operativo serve una comunicazione ufficiale dei ministeri delle infrastrutture e dell’economia, che non è stata diramata.

    Un altro aspetto riguarda il tavolo tecnico governo-regioni, annunciato dal ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi all’inizio dell’estate scorsa, che avrebbe dovuto mettere a punto i criteri di riordino del settore e concordare le modalità per combattere l’abusivismo. Questo tavolo, in realtà, si è riunito solo una volta. ´La nostra piattaforma non è stata ancora discussa’, osserva Riccardo Scarselli, presidente del Sib (Sindacato italiano balneari), aderente a Confcommercio. ´A più riprese abbiamo chiesto un incontro, ma non siamo mai stati convocati e non capiamo perché’. (riproduzione riservata)