Il cardinale: nella Bossi-Fini troppi limiti su ricongiungimenti e permessi di soggiorno

12/03/2002






IL CONSIGLIO CEI

Il cardinale: nella Bossi-Fini troppi limiti su ricongiungimenti e permessi di soggiorno


La Lega: questo richiamo fa riflettere ma la legge non sarà toccata perché rispetta le persone

      ROMA – E’ un monito forte, un invito a riflettere rivolto dalla Chiesa ai partiti della maggioranza e al governo: perché «l’altro, anche quando viene da lontano, è in primo luogo "prossimo", e non avversario minaccioso». Così il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Camillo Ruini, non deve usare giri di parole per criticare la legge sull’immigrazione varata dal Senato che giovedì arriva all’esame della Camera: «Risulta discutibile sia il collegare in modo troppo stretto e automatico il permesso di soggiorno con il contratto di lavoro sia il limitare severamente la possibilità dei ricongiungimenti familiari».
      I vescovi italiani, dunque, intervengono al massimo livello per confermare una linea critica sul ddl Bossi-Fini, peraltro già manifestata da un costante lavorìo promosso dalla Caritas e dalla galassia di associazioni che si occupano di immigrati. E ora, a due giorni dall’inizio della discussione in commissione Affari Costituzionali della Camera, il monito del cardinale colpisce nel segno. Inorgoglisce i centristi del Biancofiore, che avranno un motivo in più per combattere le posizioni più draconiane: «Su questi due punti, alla Camera si può procedere con una revisione e una correzione del testo», annuncia il segretario del Ccd Marco Follini.
      Ma l’invito di Ruini «colpisce» anche la Lega che al Senato ha fatto le barricate contro il «buonismo dei cattolici»: «E’ chiaro che il richiamo di Ruini ci impone un’ulteriore riflessione», commenta il capogruppo del Carroccio Alessandro Cè. Che però aggiunge: «La legge è buona perché elimina una situazione che è diventata insostenibile. E quindi non ci sembra opportuno toccare l’impianto di un testo che non viola il rispetto per la persona».
      Il cardinal Ruini concentra le sue critiche sugli articoli 4 e 20 del testo: permesso di soggiorno rilasciato solo dopo l’avvenuta stipula del contratto di lavoro; ricongiungimento familiare limitato ai figli e al coniuge e, invece, condizionato per i genitori. Sono questi i punti che non piacciono alla Cei ma poi sembra di capire che il giudizio è severo su tutte le norme, «alquanto problematiche», contenute nella Bossi-Fini. Spiega dunque il presidente della Cei: «Non è facile, indubbiamente, formulare una normativa che riesca a contemperare esigenze diverse e anche contrastanti. Da ultimo ce lo ha ricordato anche la tragedia di Lampedusa». In altre parole, incalza Ruini, «la doverosa tutela della legalità e il rispetto delle compatibilità nell’accoglienza degli immigrati vanno perseguiti all’interno di un approccio solidale e personalistico».
      E giovedì sarà il relatore di Forza Italia, Isabella Bertolini, a valutare in commissione eventuali sentieri che portino alle modifiche indicate dal presidente della Cei. Follini annuncia che il Biancofiore continuerà a smussare gli angoli: «Noi rivendichiamo il lavoro fatto al Senato e parlo del reato di immigrazione clandestina che non esiste più e della regolarizzazione per colf e badanti». Invece Giampaolo Landi di Chiavenna (An) non prevede altre concessioni ai centristi: «Per quanto riguarda il permesso di soggiorno ancorato al contratto di lavoro, siamo in sintonia con le direttive della Ue che ci impongono di stabilire un percorso privilegiato per i disoccupati comunitari». E anche Forza Italia sembra voler mantenere la posizione: «L’impianto della legge non si tocca perché queste norme assicurano dignità e garanzie per chi è in regola», commenta la relatrice Bertolini. Ma stavolta l’opposizione è già schierata con il cardinal Ruini, osserva l’ex ministro Livia Turco (Ds): «Le sue parole sono sagge e confermano le critiche mosse alla legge "Fini-Bossi" da tutto l’associazionismo cattolico. Speriamo che queste parole trovino ascolto nella Casa delle Libertà».
Dino Martirano


Interni