Il cardinale Martini: «Troppa fatica e poca sicurezza per chi lavora»

03/05/2002


        «Troppa fatica e poca sicurezza per chi lavora»

Il cardinal Martini: si riduce il tempo per la famiglia, la flessibilità viene imposta come ricatto «Difficile trovare spazi per chi ha più di quaranta anni e per le donne»
Vecchi Gian Guido

MILANO – Il lavoro che ruba tempo a se stessi e alle persone che si amano, come Kronos che divora i propri figli, «si assiste all’ aumento degli straordinari, sono messi in forse i giorni festivi e ancor più i rapporti familiari e la propria autonomi a». Il lavoro che diventa l’ unico dio, un vitello d’ oro cui tutti quanti rischiano di doversi piegare, «spesso si richiede una dedizione così totale e monopolizzante al lavoro che lo si potrebbe catalogare sotto l’ elenco delle idolatrie deprecate dalla Scrittura». E il lavoro incerto, la «mancanza di tutele», tipo «la precarietà dei contratti a tempo determinato che coprono le esigenze dell’ oggi ma lasciano sempre l’ affanno del domani». E’ un discorso duro, quello pronunciato ieri sera dal cardinale Carlo Maria Martini a più di duemila operai della Franco Tosi di Legnano, la consueta veglia che il cardinale guida alla vigilia del Primo Maggio.

FLESSIBILITA’ – Martini ha ripreso il filo dell’ intervento per la «Giornata della Solidariet à», il 9 febbraio, quando l’ arcivescovo di Milano chiese più regole a tutela dei lavoratori, «temo che oggi la flessibilità venga imposta come ricatto, pena l’ espulsione che si traduce in precarietà». Perché è vero che di questi tempi, a quanto si dice, il lavoro affrancato dalla manualità «richiede persone intelligenti, intuitive, sensibili, adattabili, sempre giovani e scattanti, sempre aggiornate e vivaci», considera il cardinale, «ma è qui che appare il rovescio della medaglia: non è sempr e possibile reggere alle esigenze continuamente nuove, mantenersi perennemente giovani e tenere il passo, non di rado mancano le forze, il tempo, l’ intelligenza e le competenze sufficienti». Tanti restano ai margini. Allo stesso modo «si registra la difficoltà a entrare nel mondo del lavoro per alcune categorie: gli ultraquarantenni, le donne, le persone meno qualificate».

CONCORRENZA – È in questa «mancanza di sicurezza e serenità» che si rischia di perdere il senso della solidarietà, scandisc e Martini: «Purtroppo, e lo sento incontrando i lavoratori, la realtà entro cui lavorate diventa spesso luogo di disagio e di incertezza. Emerge persino una concorrenza deleteria tra gli stessi lavoratori, non tanto in competizione per la carriera ma per mantenere il posto in azienda, l’ uno a scapito dell’ altro». È il lavoro idolatra che fagocita ogni altra cosa. Così il biblista Martini invita a «nutrirsi della Scrittura» e richiama «alla responsabilità di tutti» con la «regola d’ oro espress a da Gesù: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro"».

PRECARIETA’ – Il che va applicato «a situazioni molto concrete», avverte il cardinale: «Sento che ormai non ci sono tutele per i lavori della maggior par te delle nuove persone assunte, soprattutto gli ultratrentenni che vogliono finalmente impostare una famiglia ma non hanno prospettive serene». Martini elenca le tante precarietà del lavoro fino a dipingere una situazione che ricorda «L’ avventura di due sposi» narrata da Italo Calvino: «Sento parlare di turni di lavoro faticosi e stressanti, di famiglie che devono sostenere avvicendamenti di lavoro nella coppia per cui, a volte, non riescono neppure a vedersi per alcuni giorni». E ancora: «Sent o che i costi oggi sono talmente alti – in termini monetari per la casa, gli spostamenti, i trasporti, in termini di stabilità abitativa per la delocalizzazione delle imprese, in termini affettivi per prolungate lontananze degli sposi, in termini edu cativi per la fatica di seguire personalmente i figli, e fortunati quelli che hanno i nonni a disposizione! – che bisogna riconoscere come ci vogliano molto coraggio e molta solidità morale per continuare nella fedeltà e nell’ amore familiare». SOLID ARIETA’ – Si tratta di rintracciare un lavoro «a misura umana». Per questo l’ arcivescovo invita a entrare per «la porta stretta» di cui parla il Vangelo, quella che appare più difficile ma è l’ unica che porta alla vita: «Il mondo del lavoro ha biso gno di scelte importanti di solidarietà», dice agli operai, «siamo preoccupati da una situazione che conduce a modelli di società che non ci convincono, per il liberismo che aumenta la povertà e mette ai margini le persone meno capaci di reggere le e sigenze del mercato». Ieri sera Martini si è rivolto direttamente ai lavoratori: «Vi chiedo una forte presenza di coesione di fronte alle difficoltà, una partecipazione convinta e unitaria per i comuni obiettivi di giustizia ed equità poiché voi ne a vete la forza: siete fattori fondamentali dello sviluppo della società». E ha concluso: «Siate capaci di vedere la sofferenza e abbiate il coraggio di intravedere le soluzioni poiché non serve tanto lamentarsi ma serve unire insieme capacità e sensib ilità e costruire, con le altre forze sociali e istituzionali, una realtà più umana».