Il capo del personale, manager a tutto campo

23/06/2003



        Sabato 21 Giugno 2003
        MANAGER E IMPRESA
        Il capo del personale, manager a tutto campo

        L’identikit e le prospettive del responsabile delle risorse umane in un’indagine Neusearch tra i capi azienda

        LUCA VITALE


        MILANO – Maggiore visione globale dell’azienda, elevato orientamento al business, abilità nell’individuazione e sviluppo dei talenti e, soprattutto, minor orientamento al potere. È il nuovo identikit del moderno responsabile delle risorse umane, tracciato secondo i desideri dei capi azienda italiani. Le indicazioni sulla funzione sono contenute nello studio «Risorse umane: la prospettiva nella visione del Ceo», che verrà presentato da Newton Management Innovation e dalla società di executive search Neusearch, in occasione del meeting europeo dei direttori del personale in programma a Roma il 25, 26 e 27 giugno. I capi azienda coinvolti nella ricerca – Vittorio Colao (Vodafone Omnitel), Giorgio Cirla (Interbanca), Francesco Trapani (Bulgari), Roberto Testore (Finmeccanica), Andrea Illy (Illy Caffè), solo per fare qualche nome – si aspettano che il moderno responsabile delle risorse umane sia sempre più in grado di capire i diversi business in cui opera l’azienda, che ne comprenda le strategie e sviluppi piani coordinati in tema di personale per supportare l’azienda nel perseguimento degli obiettivi. L’impegno dello specialista di risorse umane sarà sempre più quello di sviluppare politiche del personale differenti in funzione delle specificità strategiche di ciascun business. «Rispetto a 15 anni fa – spiega Gianni Dell’Orto, amministratore unico di Neusearch – nella visione di capi azienda, il direttore del personale non è più solo un professional delle risorse umane, ma un vero uomo di business e viene considerato membro del board a tutti gli effetti. È per questo – continua il cacciatore di teste – che i Ceo auspicano l’abbandono dell’approccio garantista-burocratico che avvolge ancora oggi la figura del direttore del personale. Deve anzi essere, e dovrà sempre di più in futuro, un manager coraggioso nel prendere decisioni che impattano sul business, in grado di portare innovazione, anticipare i trend e i problemi».
        Nelle risposte dei capi azienda emerge la necessità che il capo del personale sia in grado non solo di aiutare ma anche guidare l’azienda nei processi di cambiamento. Facendo anzi conoscere il cambiamento, promuoverlo e farlo condividere dalle persone per sviluppare la coesione necessaria per centrare gli obiettivi aziendali. La vera sfida con cui si dovranno confrontare i moderni capi del personale – emerge dallo studio – sarà quella di spostare il focus del loro ruolo sul change management e sull’employee contribution. «Uno dei suoi principali obiettivi – aggiunge Dell’Orto – sarà quello di tenere alta la motivazione e la soddisfazione delle persone, ricordando che le persone non sono un costo, come ad avviso degli amministratore delegati sono considerate dai capi del personale, ma un investimento e come tale devono avere un ritorno per l’azienda. Il manager delle risorse umane è il garante del Roi delle persone». Sul tema "talenti" i capi azienda hanno le idee chiare: il capo del personale ha la responsabilità del knowledge aziendale, fidelizzando e motivando le risorse di spicco, garantendone una crescita personale e professionale sistematica e non casuale. «Per ogni nuova attività o nuovo business – dice Dell’Orto – sarà lui che dovrà dire su quali uomini puntare e in quale funzione reperirli». Dai desideri degli amministratori delegati è possibile anche stilare un elenco delle qualità personali indispensabili ai manager delle risorse umane: irrinunciabile l’equilibrio nei giudizi con la capacità di essere al di sopra delle parti, la credibilità personale e la lealtà, la trasparenza dei comportamenti e la chiarezza della comunicazione. Assolutamente indispensabile è un maggior orientamento al rischio che si traduce nel coraggio di prendere decisioni anche scomode ma che possono dare un vantaggio competitivo. E lo stipendio di questo super manager? Risponde Dell’Orto: «Dare indicazioni precise è difficile perché la retribuzione varia a seconda dei settori e delle dimensioni dell’azienda. Il linea generale – dice l’esperto di selezione – si può andare dai 100-150mila euro delle imprese più piccole ai 250-300mila euro delle aziende di maggiori dimensioni oltre ai bonus che vanno dall’automobile e telefonino alle partecipazioni societarie».