Il business della notte cerca il rilancio

07/10/2002



            7 ottobre 2002


            ECONOMIA




            Il business della notte cerca il rilancio

            Consumi fuori casa - Gli imprenditori del settore, con un giro d’affari di 4 miliardi, chiedono regole più flessibili
            Vincenzo Chierchia


            I consumi delle famiglie italiane nelle strutture di ristorazione torneranno a crescere in maniera consistente solo dal prossimo anno. Il consuntivo 2002 dovrebbe aggirarsi (stime Fipe-Confcommercio) intorno a un + 1,1% (in quantità) mentre per il 2003 ci si attende una crescita del 3,4% su base annua. Comunque un tasso di incremento del 9,3%, come quello registrato nel 2000, appare ora assai lontano. Quest’anno c’è stata una netta frenata rispetto al 2001 già di per sè un anno freddo: il tasso di crescita dei consumi era infatti passato dal 9,3% al 2,9 per cento. Il Governo, intanto, accelera i tempi e si appresta a presentare, questa settimana, il decreto a firma del ministro Alemanno per il bollino Doc ai ristoranti italiani all’estero. Le attese di Fipe-Confcommercio restano molto positive sia pure nelle analisi di lungo periodo: attualmente, sul totale dei consumi alimentari, quelli effettuati fuori casa (e quindi in strutture di ristorazione) hanno una quota del 29,5% circa, per il 2030 le previsioni accreditano un raddoppio di tale quota che, a fine periodo, dovrebbe sfiorare il 50 per cento. L’indagine ha poi messo in rilievo che le famiglie italiane spendono, tra bar e ristoranti, 154,88 euro al mese in totale, suddivisi in 36,64 euro in media nei bar e 118,25 euro nei ristoranti. La quota di spesa più alta è stata registrata nel Nord-Ovest: 168,85 euro, di cui 42,78 nei bar e 126,06 nei ristoranti). Seguono il Nord-Est con 167,01 euro (41,20 e 125,81), il Centro Italia con 151,72 (33,62 e 118,09), il Sud con 129,43 euro (28,58 e 120,85) e le isole con 130,52 euro (30,27 e 100,26). Pertanto le famiglie del Nord-Ovest hanno la spesa più levata nei pubblici esercizi sia in totale sia nei due canali considerati. L’indagine Fipe-Confcommercio ha poi effettuato un censimento per tipologie di locali. I bar in attività sono attualmente 137.780, la maggior parte dei quali è concentrata in Lombardia (18%), seguita da Veneto (10,1%) ed Emilia-Romagna (9,1%). A livello di macroaree il 31% dei bar è collocato nel Nord-Ovest, il 26,1% al Sud, il 24,7% nel Nord-Est e il 18,2% al Centro Italia. Il 54,8% degli esercizi rimane aperto tra 8 e 14 ore al dì, il 34,4% va anche oltre le 14 ore. A dimostrare che il bar sta poi cambiando pelle c’è il fatto che il 13,3% accetta i buoni pasto perché offre anche servizi di ristorazione veloce. A ciò va aggiunto che la gastronomia è oggi presente nel 25,9% dei bar, con un 5,9% di punti vendita dove si servono anche piatti caldi o precotti in aggiunta ai panini. I bar sono però ancora piccoli in media: solo 61,2 metri quadrati con circa 23 posti. Il grosso del fatturato (31,2%) viene dalla caffetteria, il 10,8% dai cibi, il 24,6% dalle bevande, il 15,2% dagli alcolici. E veniamo ai ristoranti. L’indagine Fipe-Confcommercio ne ha censiti 70.722 e anche in questo caso la Lombardia fa la parte del leone (14%) seguita dal Veneto (9,2%) e dal lazio (9,1%). Più in generale il Sud si aggiudica la pole position con il 31,6% dei ristoranti in attività a fronte del 25,4% del Nord-Ovest, il 21,7% del Centro e il 21,4% del Nord-Est. Nell’ambito della categoria ristoranti sono state poi censite 17.746 trattorie (25,1% del totale) e 14.578 tra osterie, trattorie e birrerie (20,6%); i cosiddetti piccoli ristoranti sono il 17,4% del totale (ossia 12.332 esercizi). La sala interna in media è di 128,5 metri quadrati con circa 79 posti a sedere mentre i posti all’esterno sono una cinquantina. L’indagine ha poi messo in evidenza che il 34,5% ha un personal computer a fronte del 15,9% dei bar. Inoltre nel 26,2% dei ristoranti c’è una connessione Internet (11,2% dei bar). L’utilizzo di connessioni Internet nell’ambito lavorativo scende poi al 16,7% per i ristoranti e al 7,5% per i bar. La tv satellitare è poi impiegata nel 15,9% dei casi tra i bar e nel 4,8% per i ristoranti.