Il business del cibo halal I colossi sbarcano in Italia

12/08/2010

Il lancio della Nestlè
Non c’è religione che tenga se c’è di mezzo il business. Cresce il popolo dei musulmani e il mercato si adegua. Nel mondo, soltanto l’«alimentare» vale 640 milioni di dollari. E in Europa cresce del 15 per cento l’anno. Risultato? Seguendo la linea islamically correct, gli scaffali dei grandi magazzini si vanno riempiendo di prodotti halal, cioè leciti secondo la legge del Corano: carni, dadi per brodo, zuppe pronte, biscotti. Rigorosamente certificati da autorevoli moschee, per soddisfare i seguaci di Maometto.
La Francia, con un potenziale di 6,2 milioni di consumatori, detiene il primato dei Paesi europei. L’Italia è l’ultimo, dopo la Germania e la Gran Bretagna. Ma un milione mezzo di persone interessate cominciano ad essere una cifra non trascurabile. Fatto sta che alcuni marchi certificati stanno facendosi largo anche tra di noi. E la grande distribuzione comincia a dotarsi di corner halal, come ha già fatto per esempio la Coop. Interessante è il progetto «Halal Italia», ente di certificazione islamico italiano, che ha ricevuto di recente l’imprimatur dal nostro governo. L’obiettivo è di promuovere le nostre eccellenze, puntando sul mercato interno ed anche estero. Ma ora, in coincidenza con l’inizio del Ramadan (11 agosto), in Italia scende in campo il colosso della Nestlè, leader mondiale per questo genere di produzione, iniziata nel lontano 1980. La Nestlè esporta prodotti halal in 50 Paesi; il lancio italiano è previsto nei supermercati Penny Market e, per il momento, viene considerato sperimentale. La multinazionale, però, conta di far leva sulla familiarità che gli immigrati musulmani, provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, hanno verso prodotti già conosciuti. Come i dadi per brodo di manzo, di pollo, di verdure, che portano il marchio Maggi (divisione Nestlè), normalmente lavorati in Marocco. Quelli destinati al mercato italiano sono invece prodotti in Francia dove la multinazionale ha stipulato un accordo con la Moschea di Parigi (una delle più autorevoli in Europa), che dispensa la certificazione. Le due zuppe «Chorba» (a base di verdure) e «Harira» (a base di legumi) sono direttamente prodotte in Maghreb. Si tratta di alimenti consumati tipicamente nel periodo del Ramadan ma anche durante l’anno.