Il business del benessere: Nuovo «look» per le terme

19/10/2000

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Giovedì 19 Ottobre 2000
italia-turismo
Il business del benessere

Il settore archivia la crisi: giro d’affari a 6mila miliardi.
Non solo salute, ma cure di bellezza e prodotti cosmetici.
Nuovo «look» per le terme.
Soltanto l’Inps resiste ancora all’avanzata dei privati.
La modernizzazione accelera con la legge quadro

MILANO Approvazione della legge quadro, privatizzazione delle strutture statali (e dell’Inps), investimenti per il rilancio delle attività. «Per la prima volta, le terme e il turismo termale — dice il presidente di Federterme, Costanzo Jannotti Pecci — dispongono delle precondizioni necessarie al rilancio del settore . Un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire».

La congiuntura. Dopo anni di crisi, infatti, il termalismo ha vissuto un biennio di ripresa. Secondo le stime degli operatori, nonostante un leggero rallentamento nei mesi estivi, nel 2000 gli arrivi dovrebbero registrare una crescita del 3% e le prestazioni del 3,5 per cento. Una performance che segue il già molto positivo ’99, quando nelle 340 strutture termali italiane gli arrivi sono stati 1.200.000 (+2% rispetto all’anno precedente). Sempre nel ’99, il fatturato del settore allargato (compresa l’accoglienza turistica) è stato di seimila miliardi di cui 600 per le prestazioni mediche (180 a carico del Servizio sanitario nazionale). I dipendenti sono 65.000.

La legge quadro. Il punto di partenza per consolidare la crescita del settore è la legge quadro approvata a inizio ottobre (si veda la scheda accanto). «La legge — dice Jannotti Pecci — è lo strumento che può dare certezze al comparto. Garantisce le imprese e soprattutto i cittadini dall’offerta delle strutture abusive e consente di programmare l’attività e gli investimenti partendo da alcune certezze: l’erogazione delle prestazioni sanitarie, i finanziamenti per il settore, la promozione».

Le privatizzazioni. Inoltre, la legge completa il percorso di modernizzazione del comparto avviato con il trasferimento della proprietà delle tredici terme statali agli enti locali che, a loro volta, ne stanno affidando la gestione ai privati. "Resistono", in senso letterale, le cinque strutture dell’Inps. Nelle more dell’approvazione della legge quadro (che prevede la stessa procedura di trasferimento delle terme ex statali), l’Inps ha creato una società, la Ge.ti, a cui ha trasferito in comodato per nove anni gli stabilimenti. Una procedura finita nel mirino dei senatori Carpi, Bonavita e Capaldi che hanno chiesto al ministero dell’Industria lo scioglimento della stessa società.

I cambiamenti. Le prestazioni sanitarie non sono più tutto. Dopo la crisi degli anni Novanta il settore è arrivato al punto di svolta. Le aziende termali hanno cominciato a investire per differenziare e completare l’offerta. Alla prevenzione e cura, sono state affiancate le attività per il benessere del corpo, le sinergie per lo sfruttamento delle risorse del territorio, l’affiancamento dello sport al termalismo. Secondo stime degli operatori, i potenziali fruitori dei trattamenti di benessere in senso lato sono oltre 12 milioni. Ospiti che nello stesso tempo sono consumatori di cosmetici. Ecco perché molte terme hanno lanciato prodotti di bellezza con il marchio e il logo degli stabilimenti. «Premesso che l’attività principale delle aziende — dice Jannotti Pecci — rimane quella sanitaria, di prevenzione e cura, le terme sono le imprese maggiormente vocate a inglobare le attività per il benessere del corpo. L’intero sistema dovrà riposizionarsi e sfruttare tutte le sinergie territoriali e culturali».

Non solo terme, dunque, ma anche non solo beauty farm e trattamenti alternativi. «Nel territorio — dice Jannotti Pecci — si devono creare reti di servizi agli ospiti. Dalle alleanze con alberghi e ristoranti, alle offerte congiunte con musei e luoghi di interesse turistico. Bisognerà creare veri e propri pacchetti completi da promuovere assieme agli altri operatori e agli enti locali».

La promozione. Proprio la promozione è uno dei tasselli fondamentali per il decollo del settore. La legge di riordino prevede che l’offerta termale venga inserita a pieno titolo nei pacchetti che l’Enit dovrà promuovere all’estero. «Sarebbe opportuno — dice Jannotti Pecci — prevedere finanziamenti specifici per il settore. Ma non bisogna comettere l’errore fatto in questi anni: puntare solo sulle località più note. La forza dell’offerta italiana può essere proprio la differenziazione».

Lello Naso