Il boom del lavoro a chiamata Più di 100 mila posti nel 2009

10/09/2010

La crescita, sul 2007, è del 75%. Al centro il turismo
Alberghi, ristoranti e catering. È l’ora del job on call, il lavoro a chiamata introdotto nel 2003 dalla Legge Biagi. Saranno pure tempi difficili per i giovani (in Italia uno su quattro è senza lavoro), ma c’è chi, della flessibilità, sta facendo il suo punto di forza. Come dimostra l’ultimo rapporto Istat sul lavoro a chiamata: nel 2009, 111 mila posizioni lavorative sono state registrate dal lavoro a intermittenza, con un incremento del 75% rispetto al 2007. Come funziona? Il lavoratore si mette a disposizione dell’azienda, che ricorre alla sua prestazione in caso di bisogno. Con un contratto. «Usiamo il job on call in alta stagione – spiega Vincenzo Presti, presidente di Ora Hotels, catena alberghiera con 26 strutture tra Italia, Spagna, Zanzibar, Kenya, Messico e Madagascar – ma è anche un modo per poter valutare al meglio il lavoro di questi collaboratori. Alcuni successivamente li abbiamo assunti». Una trentina le risorse impiegate con lavoro a intermittenza dal gruppo alberghiero con sede a Parma, che annuncia altrettante ricerche. «Apriremo in Italia altri resort – aggiunge Presti – e presto recluteremo altre trenta risorse che inquadreremo allo stesso modo» ( www.orahotelsgroup.eu). Il vantaggio per l’azienda è duplice: riduzione dei costi e implemento del numero dei dipendenti in periodi di maggiore necessità. I lavoratori invece hanno dalla loro un trattamento economico uguale a quello dei colleghi a tempo indeterminato, maggiore flessibilità e una possibilità in più per essere apprezzati sul campo per un’eventuale assunzione. Camerieri, cuochi, addetti alla reception le figure più richieste.
Come conferma Mencarelli, attivo nel catering e ristorazione. «Quando abbiamo convegni o congressi, i lavoratori a chiamata sono una risorsa per noi – dice Rodolfo Mencarelli, presidente del gruppo che nel 2006 ha scelto il menu degli atleti delle Olimpiadi invernali di Torino -; per ora ne abbiamo reclutati cinquanta, ma abbiamo un progetto di catering molto importante per il 2011 e se funziona, prevediamo di assumere con il job on call altre cinquanta persone tra cuochi, addetti alla sala, autisti e inservienti» ( www.mencarelligroup.com). Ma non solo.
Perché se è vero che il lavoro a chiamata si concentra nel settore degli alberghi e ristoranti (60%), è altrettanto vero che il job on call viene utilizzato anche nell’istruzione, sanità, servizi sociali e personali ( 1 2 %) oltre al commercio (10%), attività immobiliari (6,5%) e altri comparti. L’identikit è quello di un giovane, studente universitario, che oltre ad arrotondare la paghetta, inizia a metter da parte contributi. Ma non mancano l a voratori c on e s peri e nza, che, di questi tempi, usano questa forma di contratto per incrementare lo stipendio. «Abbiamo notato che questi collaboratori danno sempre il meglio – precisa Mencarelli – perché sanno che se dimostrano di essere bravi, non solo verranno richiamati, ma potranno essere valutati per sostituire i dipendenti a tempo indeterminato che intraprendono altre strade».