Il blitz sulle pensioni

27/09/2001
 
   


27 Settembre 2001


Il blitz sulle pensioni
Sindacati uniti contro le deleghe al governo. Oggi la finanziaria a palazzo Chigi
PAOLO ANDRUCCIOLI

Isindacati confederali ritrovano una posizione comune. L’oggetto è la finanziaria 2002 del governo Berlusconi. Ieri sera, al termine di una lunga riunione nella sede nazionale della Cgil, i segretari dei tre sindacati hanno confermato che andranno insieme e concordi all’appuntamento di questa mattina a palazzo Chigi. Sergio Cofferati, Savino Pezzotta e Luigi Angelletti dopo mesi di "separazione" hanno dichiarato di aver riscontrato "opinioni convergenti".
L’incontro di questa mattina con il superministro dell’economia, Giulio Tremonti, servirà dunque ai sindacati per chiedere chiarimenti precisi sulle intenzioni reali del governo che finora – a poche ore dal varo ufficiale della legge finanziaria – si è tenuto sul vago su vari punti decisivi della politica economica prossima futura. In particolare i sindacati vogliono vederci chiaro a proposito dei "collegati" alla finanziaria nei quali si potrebbe concentrare la vera manovra del governo, ovvero la "ciccia" delle misure sul lavoro e il fisco. I tre segretari di Cgil, Cisl, Uil hanno già anticipato la loro posizioni critica sia per quanto attiene alle dichiarazioni generali del governo, sia in particolare per l’utilizzo dello strumento della delega. Quella più grave e pericolosa è la delega sulla previdenza. "Si tratta – ha detto ieri sera Cofferati – di uno strumento improprio, perché sulle pensioni ci sarà la verifica prevista dalla legge Dini, che per noi è risolutiva".
Anche la Cisl è molto preoccupata della disinvoltura mostrata dal governo di centro destra nell’utilizzo di strumenti che con la normale concertazione con le parti sociali non c’entrano nulla. "Su fisco, lavoro e previdenza – ha detto ieri Savino Pezzotta, segretario della Cisl – chiederemo di ripristinare le regole della concertazione". Ma la tensione con il governo è ad ampio spettro, perfino sul rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione, tradizionale area forte di sindacalizzazione della Cisl. Il governo ha intenzione di applicare infatti al pubblico impiego una specie di politica di guerra, o quantomento di emergenza promettendo aumenti di stipendio molto al di sotto dell’inflazione programmata. E’ stato sempre Pezzotta, ieri, a ricordare che per il rinnovo di tutti i contratti e quindi anche per quello degli impiegati pubblici bisogna rispettare l’accordo del ’93 che prevede, come è noto, il tasso di inflazione programmata e il recupero del differenziale con l’inflazione reale. Una struttura della politica dei redditi post scala mobile. Ma ora – a quanto pare – il governo liberista e in particolare i ministri economici guidati da Tremonti, vogliono suparare anche la politica dei redditi. Da parte sua il segretario della Uil, Luigi Angeletti, ha criticato invece la debolezza del governo a proposito di rilancio dell’economia. "Abbiamo bisogno – ha spiegato Angeletti – di una politica che faccia aumentare la domanda, sia quella pubblica che quella privata. E’ l’unico strumento efficace per evitare la stagnazione o peggio la recessione. Ma questo punto nella finanziaria è assolutamente scarso".
Insomma una riunione sindacale all’insegna dell’unità, magari ritrovata solo temporaneamente, ma per ora ritrovata. "Abbiamo avuto uno scambio utilissimo di opinioni – ha commentato Cofferati alla fine della riunione durata circa un’ora e mezza – abbiamo verificato di avere opinioni convergenti che ci serviranno per chiedere chiarimenti al governo". Punto di unione salda tra Cgil, Cisl e Uil è la critica netta all’uso dello strumento della delega. I sindacati, insomma, cercano di recuperare un terreno di concertazione che per ora è stato polverizzato.
Intanto il governo, oltre a voler battere la strada ultraliberista della fine del negoziato con le parti sociali, cerca di utilizzare al meglio il momento difficile per l’economia nazionale e mondiale. Una fase di difficoltà che era cominciata molto prima dell’attentato terroristico di New York, ma che ora fa comodo attribuire solo a quell’episodio. Così ieri, dopo le battute di Tremonti, è toccato stavolta al vice premier Gianfranco Fini dire che questa dovrà essere una finanziariaria straordinaria, perché "è straordinario il momento". E le scelte del governo sono perfino ovvie: tagli a tutti i ministeri, fatta eccezione per l’interno, gli esteri e la difesa. Alle polizie e ai militari si daranno più soldi, risorse che saranno invece decuratate alle infrastrutture e alla sanità. Tagli negli ospedali e in generale alla spesa sanitaria, ma tagli e forte ridimensionamento anche per i grandi progetti di rilancio delle strutture. L’unica forma larvata e camuffata di keynesimo che concepiscono gli ultraliberisti è – a quanto pare – quello bellico. A lamentarsene sono prima di tutti i ministri Sirchia (sanità) e Lunardi (infrastrutture). Oggi dunque è la giornata. Stasera consiglio dei ministri sulla finanziaria. E la "guerra".