Il Bingo è già un affare miliardario

10/01/2001


Corriere della Sera


Il Bingo è già un affare miliardario

A fine mese la gara per le licenze del nuovo gioco: gli affitti dei locali alle stelle

      MILANO – Ai Monopoli di Stato non è arrivata ancora neppure una domanda. Eppure la scadenza dei termini per la gara che assegnerà le prime 420 concessioni governative delle nuove sale gioco è prevista fra meno di due settimane, il 22 gennaio. Il Bingo, ancora prima di partire, ha fatto flop? «E’ piuttosto vero il contrario – correggono ai Monopoli -. L’occasione è unica, nessuno vuole sprecarla». Così eccoli tutti a limare e perfezionare la propria pratica per aumentare le possibilità di guadagnarsi un posto al sole nel busines s dell’anno: il Bingo, tombolone che in Spagna viaggia su incassi medi di 50 milioni al giorno per sala. In piccolo, si sta ripetendo quanto accadde per la gara dei telefonini Umts: l’affare è colossale, la concorrenza spietata. «Aspettiamo almeno 800 partecipanti», dice il direttore dei Monopoli, Vittorio Cutrupi. Ma gli imprenditori che hanno dimostrato interesse ad entrare nell’affare delle cartelle a 15 numeri sarebbero almeno il doppio.

      GLI AFFITTI – Qualcuno ha già fatto tombola: sono i proprietari di magazzini, ex cinema, supermercati e discoteche in odore di fallimento ora diventati galline dalle uova d’oro perché rappresentano le strutture ideali in cui allestire le nuove sale Bingo. Imprenditori ansiosi di gettarsi nell’avventura della lotteria si sono visti rigirare le carte in tavola dai proprietari degli edifici che, fiutato l’affare, hanno raddoppiato la richiesta d’affitto. Prendere o lasciare: l’offerta di stabili con determinate caratteristiche di ampiezza e agibilità è limitata. «Noi invitiamo alla prudenza: il gioco è nuovo, non conosciamo che tipo di penetrazione potrà avere in Italia. Inoltre richiede forti investimenti e un affitto troppo alto potrebbe rivelarsi un handicap», spiegano a Formula Bingo, uno dei s ervice provider più agguerriti (gli altri sono Snai e Playservice), nel fornire agli aspiranti manager della tombola servizi «chiavi in mano», dall’arredamento all’assistenza legale.
      I COSTI – Attrezzare una sala di mille metri quadrati costa dai 2 ai 4 miliardi di lire. «E più si spende in tecnologia e comfort per i giocatori – dicono alla Snai – più aumentano le
      chance di aggiudicarsi una licenza». Poi bisogna mettere in conto almeno 1,5 miliardi l’anno per la gestione della struttura. La speranza? Un guadagno di 6-700 milioni all’anno per gestore, ma tutto dipenderà dalla risposta dei giocatori. Nel primo anno di attività, dicono le stime del ministero delle Finanze, gli italiani dovrebbero giocarsi non meno di 5 mila miliardi. Il Fisco ne terrà mille.

      LE LICENZE – Ne verranno assegnate subito 420. Poi, se il gioco tira, altre 380, per un totale di 800 sale Bingo sparpagliate in tutto il Paese secondo il criterio dell’incidenza della popolazione: più una città è grande, più sale potrà aprire. A Milano e Roma ne toccheranno 30 a testa, a Napoli 22, a Torino 17. Tentare l’avventura appoggiandosi ad una società specializzata costa ai futuri gestori una ventina di milioni: i primi 3 sono a fondo perduto e servono per la perizia iniziale sullo stabile. Se si passa la prova, si può sperare di arrivare in fondo. Intanto da ieri è fermo anche il Superenalotto: per lo sciopero delle ricevitorie fino a domenica non sarà possibile giocare a Totocalcio, Totogol, Totosei, Totobingol, Totip» e Tris. Tutto regolare, invece, per il Lotto.

Daniela Monti


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