Il 68% dei cattolici favorevole ai Pacs

18/01/2006
    mercoledì 18 gennaio 2006

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      Ruini spiazzato: il 68% dei cattolici favorevole ai Pacs

      Nell’indagine Eurispes sulla religiosità emerge il distacco tra «credenti» e la linea della Cei
      Il 65,6% difende la legge sul divorzio e il 77,8% vorrebbe l’eucarestia anche per i divorziati

        di Roberto Monteforte/ Roma

          L’ITALIA CONTINUA ad essere un paese «cattolico», cresce il numero dei «credenti», ma i loro comportamenti e le loro sensibilità sono distanti dalle indicazioni della Cei e del cardinale Camillo Ruini in particolare sui temi delicati della morale. Parla chiaro la ricerca sul rapporto «Italia e Chiesa» curata dall’Eurispes per il «Rapporto Italia 2006». E fanno riflettere le risposte degli oltre mille intervistati dall’istituto di ricerca. Un campione significativo della popolazione italiana che ha dato risposte sorprendenti. Intanto si dichiara cattolico ben l’87,8% degli interpellati – un numero in crescita – anche se poco «praticanti». Lo è, infatti, solo un terzo degli interpellati. E, a sorpresa, emerge che tra i più assidui «frequentatori della messa domenicale», oltre agli «anziani», vi sono i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni: voglia di religiosità e, molto probabilmente, l’effetto Wojtyla.

            Ma è sui comportamenti che vengono le affermazioni «scomode». Almeno per la Chiesa. Ben il 68,7% dei cattolici si dichiara, infatti, favorevole ai Pacs (lo è l’88,4% dei non cattolici), il 65,6% difende la legge sul divorzio e il 77,8% è contrario al divieto dell’eucarestia ai divorziati. Non solo. È sul tema difficile dell’aborto che arrivano le risposte forse «meno in linea», più attente al dramma della donna che alle indicazioni della Chiesa. Nel caso in cui è in pericolo la vita della madre l’83,2% dei cattolici intervistati si dichiara favorevole a questa pratica. Il numero scende al 72,9% se vi sono gravi anomalie e malformazioni del feto e al 62% in caso di violenza sessuale subita dalla donna. Ma, se l’aborto è motivato dalle condizioni economiche o dalla volontà della madre di non avere figli, allora i «sì» calano vertiginosamente: nel primo caso si passa al 26,4% (23% cattolici e 51,2% non cattolici), nel secondo al 21,9% (18,6% cattolici e 45% non cattolici). Altro tema scottante è quello delle convivenze: poco più della metà del campione (51,7%) si è espresso a favore del riconoscimento delle coppie di fatto da parte della Chiesa. Tanti i sì (62,5% di cui il 58,7% dei cattolici) sulla fecondazione assistita. Solo di misura i «no» sopravanzano i «sì» sull’eutanasia (44,6% contro il 42% di cui il 38,1% dei cattolici). L’indagine spazia anche sulla «pratica» religiosa degli italiani, sulla frequentazione della messa e sui sacramenti. Una risposta «autonoma» arriva sull’Eucarestia: il 65% del campione non ritiene giusto negarla ai politici che «sostengono leggi non conformi alla legge di Dio» come prevede il Catechismo.

              Dall’indagine Eurispes si evince una distanza, una «discontinuità» tra la Chiesa ed i suoi fedeli. Lo sottolineano con soddisfazione Grillini (Ds), Capezzone (Radicali) e Pecoraro Scanio (Verdi).

                Anche se la cattolicità viene percepita come un collante importante della società italiana, le gerarchie ecclesiastiche appaiono non in grado di corrispondere alle difficoltà e alle istanze dei fedeli. È questa la riflessione del presidente dell’istituto di ricerca, Gian Maria Fara, che – presentando l’indagine – parla di «crisi non della religione ma della religiosità». In Italia vi sarebbe una religione «vacillante», lontana da un’idea di un «rilancio religioso autentico» che sia in grado di esprimere valori egemoni nella società italiana. Ed è questo un punto delicato, vista l’ambizione della Chiesa di proporre modelli culturali e di comportamento alla società. E com’è giudicato l’interventismo della Cei e del cardinale Ruini su etica e politica? Su questo l’Italia si divide: per il 44,6% è «superiore al dovuto» mentre il 48,8% plaude alle sortite della Chiesa. Ma se tanti dicono sì all’8 per mille alla Chiesa cattolica, un trasversale 64% boccia l’esenzione dal pagamento dell’Ici.

                  La scheda
                  Ecco che cosa prevedono i Patti Civili di Solidarietà
                  Il "Pacs" (Patto civile di solidarietà) è un accordo per regolare il rapporto personale e patrimoniale tra due persone, non necessariamente dello stesso sesso, che costituiscono di fatto una coppia ma che non accedono volontariamente o non possono accedere all’istituto giuridico del matrimonio.

                  È stato introdotto in Francia nel 1999.

                  L’Unione ha inserito questa forma di accordo nel suo programma.
                  Per il centrosinistra i Pacs dovrebbero avere forma scritta ed essere redatti di fronte ad un ufficiale dello stato civile.

                  Obiettivo: estendere alle unioni di fatto diritti come la successione al partner nel contratto di locazione, la reciproca assistenza morale e materiale, la possibilità di prendere decisioni sul convivente in caso di malattia.