Il 26 marzo sciopero generale sulle pensioni

08/03/2004


06 Marzo 2004

LA DELEGA DA IERI ALL’ESAME DEL SENATO. IL MINISTRO DEL WELFARE PUNTA AD UNA «RIFORMA LARGAMENTE CONDIVISA»

Il 26 marzo sciopero generale sulle pensioni

Sindacati e opposizione puntano i piedi. Maroni: si può trattare ancora

ROMA
Il ministro Giulio Tremonti invita a un approccio «bipartisan» anche sulle pensioni, e il suo collega Roberto Maroni concorda e parla di una riforma «largamente condivisa», oltre a prospettare una nuova discussione del testo per le due settimane che l’Aula del Senato sarà occupata a discutere le riforme costituzionali. Ma l’opposizione è molto scettica, e respinge come inaccettabili le «finte aperture» del governo. E i sindacati confederali chiariscono: l’assemblea dei delegati Cgil-Cisl-Uil proclamerà per venerdì 26 marzo un nuovo sciopero generale (4 ore, con manifestazioni in tutti i capoluoghi) per protestare contro la riforma pensionistica e denunciare la crisi industriale e produttiva del paese.
Ieri, partecipando ai lavori della Commissione Lavoro di Palazzo Madama, il ministro del Welfare Roberto Maroni ha detto di «condividere pienamente» la filosofia di Tremonti. «Credo che su un argomento rilevante come le pensioni tutti abbiano interesse a fare una riforma largamente condivisa», ha affermato, spiegando poi che «nel merito la partita è ancora aperta». Anche dal punto di vista della discussione di dettaglio. In pratica, ha spiegato Maroni, la riforma andrà in aula al Senato martedì, come deciso dalla conferenza dei capigruppo, «ma si è deciso di subordinare la riforma delle pensioni all’approvazione delle riforme costituzionali. Quindi c’è un periodo di tempo, non meno di due settimane, in cui l’Aula non esaminerà la delega. Abbiamo manifestato la disponibilità del governo a continuare il confronto nel merito sulle questioni ancora da definire utilizzando il periodo a partire da martedì. Sarà l’aula ad individuare tempi e meccanismi». Non è ancora chiara, dunque, la sede dove si dovrebbe discutere il provvedimento, anche se il ministro si augura «che l’opposizione sia disponibile, al di là delle schermaglie che sono legittime». Quanto al sindacato, Maroni ha detto che «discutiamo di pensioni con i sindacati dal settembre 2001, l’abbiamo fatto tra Natale e Capodanno, mi pare che tutto si possa dire tranne che su questa delega non ci sia stato il confronto con il sindacato», di cui sono state accolte diverse richieste.
Dall’opposizione, però, piovono critiche durissime, pur se si esclude per il momento il ricorso all’ostruzionismo. Il presidente dei senatori Ds Gavino Angius parla di «discussione bizzarra»: «da un lato il governo chiede che la discussione sia fatta in aula, poi una volta in aula chiederà di tornare in commissione. È un pasticcio, e la verità è che la maggioranza è divisa su questa questione». Per il suo collega della Margherita Willer Bordon, «non è una cosa seria: in Aula discuteremo un provvedimento che non c’è perchè mai deliberato dalla commissione. C’è la volontà del governo di dire sulla ribalta internazionale che c’è la volontà di fare la riforma. È la peggior strada che si potesse intraprendere». E per Cinzia Dato, dei Verdi, «dopo la finanza creativa siamo al parlamentarismo creativo».
Intanto, però, arriva la durissima (quanto attesa) risposta del sindacato alla accelerazione (vera o presunta) dell’iter della riforma. Il 10 verrà così proclamato uno sciopero generale di 4 ore, con manifestazioni, quasi sicuramente per venerdì 26 marzo. Una mobilitazione che va ben al di là della questione pensioni: «Vogliamo cambiare la politica economica del governo, questo è il nostro dovere», ha detto ieri il leader della Uil Luigi Angeletti, bocciando sonoramente la politica economica dell’Esecutivo, definita «una ricetta politica sbagliata, fatta solo di slogan e da persone che non conoscono bene il paese, e che vogliono fare l’interesse solo di una parte del Paese».
Per Angeletti, che ieri ha chiuso la conferenza di organizzazione Uil, «sarebbe opportuno che il governo riflettesse ancora sulla riforma previdenziale, soprattutto sul prolungamento dell’età pensionabile che per noi deve avvenire solo attraverso incentivi volontari. Comunque – ha avvertito- prima che la riforma vada a regime gliela faremo cambiare ancora». Che lo sciopero generale sia ormai inevitabile lo ha confermato anche il numero uno Cgil Guglielmo Epifani, per il quale «se non si cambia marcia, il paese non ce la farà ad uscire dal declino e pagherà un prezzo alto. Per questo abbiamo bisogno di tenere alta la nostra iniziativa, la nostra lotta, il nostro impegno».
E per il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, «quella sulle pensioni è un’operazione che riguarda esclusivamente la riduzione della spesa, e per questo non si può venire coinvolti. Si tagliano le pensioni solo per far quadrare i conti pubblici». E intanto, il governo annaspa a giudizio di Pezzotta: «si va e si viene, mi sembra che ci sia un po’ troppa confusione sotto il cielo».\