Il 2001 dà la carica alle vendite

29/03/2001

Il Sole 24 ORE.com

    Distribuzione
    A gennaio acquisti al dettaglio in crescita del 2% dopo un dicembre in sordina ma a correre sono solo le grandi superfici (+5,5%)

    Il 2001 dà la carica alle vendite
    Si riduce la forbice tra settore alimentare (+2,2%) e non food (+1,9%) – Confesercenti: incentivi per le Pmi
    Elio Pagnotta
    ROMA. Primi sintomi di ripresa per le vendite al dettaglio, che inaugurano il 2001 facendo registrare — per la prima volta dopo tre mesi — una crescita che tocca il "tetto" del 2% su base annua. Resta comunque molto pesante il distacco tra vendite e inflazione, tanto che in termini reali le prime denunciano una flessione valutabile attorno al punto percentuale. Sembra dunque confermato che la ripresa dei consumi non si è indirizzata verso il tradizionale canale dei negozi, quasi a voler sottolineare che la domanda si concentra non più esclusivamente sui prodotti ma anche e soprattutto sui servizi. Secondo quanto ha comunicato ieri l’Istat, infatti, in gennaio il valore corrente delle vendite del commercio fisso al dettaglio è aumentato del 2% rispetto allo stesso mese del 2000 (l’indice base 1995=100 è risultato pari a 99,4). A livello destagionalizzato il profilo degli indici punta decisamente verso l’alto.
    Ma intanto si accentua il gap tra volume d’affari e dinamica dei prezzi, che sempre nel gennaio 2001 era salita al 3% annuo. Si è invece ridotta la distanza che nei mesi precedenti ha separato l’andamento delle vendite del settore alimentare (+2,2% in gennaio) da quello dei settori non food (+1,9%). Alla crescita degli alimentari (gli indici delle vendite, riferiti al valore corrente, incorporano tanto la dinamica delle quantità quanto quella dei prezzi) ha sicuramente contribuito la risalita dell’inflazione innescata da mucca pazza, mentre all’accelerazione degli altri settori (è il miglior risultato dal luglio 2000) non è estranea la ripresa dell’economia.
    Il miglioramento delle vendite tuttavia non è stato un fenomeno generale. L’incremento infatti è risultato piuttosto diseguale tra le diverse aree geografiche del nostro paese, con una punta del 2,5% per le regioni settentrionali e un minimo dell’1,4% per quelle meridionali. Sempre nel gennaio 2001, il gruppo caratterizzato dall’aumento tendenziale più elevato è stato quello degli elettrodomestici (+2,9%), seguito da utensileria per la casa e ferramenta (+2,8%), calzature, articoli in cuoio e fotocine (+2,5%) e prodotti farmaceutici (+2,4%). In nessun comparto, comunque, si sono verificate diminuzioni.
    L’andamento delle vendite intanto continua a penalizzare gli esercizi più piccoli. La crescita delle imprese "minime" (fino a 2 addetti), spesso a conduzione familiare, non va infatti oltre un modesto +0,8 per cento. Vanno meglio le aziende di medie dimensioni (da 3 a 5 addetti), che beneficiano di un incremento dell’1,6 per cento. Per le grandi aziende, quelle con almeno 20 addetti, la crescita raggiunge il 4,2 per cento. Da segnalare per quanto riguarda la grande distribuzione, capace di una crescita del 5,5%, che sono le vendite dei grandi magazzini (+8%) e degli ipermercati (+7,7%) a marciare più rapidamente.
    I dati Istat sulle vendite al dettaglio di gennaio ancora una volta «confermano lo strapotere della grande distribuzione» denuncia la Confesercenti che, in una nota, chiede che vengano promossi tutti quegli strumenti in grado di sostenere lo sviluppo di forme associative tra le piccole e medie imprese del settore commercio. Tra questi strumenti in pole position una «più attenta» politica fiscale e del credito e incentivi all’introduzione di nuove tecnologie». Secondo la Confesercenti le stime confermano «mese dopo mese la necessità di intervenire per evitare che ipermercati e supermercati, strutture commerciali di grandi dimensioni, monopolizzino il mercato a danno non solo dei piccoli negozi ma anche dei cittadini che assistono alla lenta desertificazione dei centri storici». È urgente riproporre il ruolo sociale del piccolo e medio commercio per migliorare la qualità urbana, conclude il presidente di Confesercenti, Marco Venturi.
    Confcommercio parla infine di vendite caratterizzate da «un andamento decisamente fiacco». «La spesa delle famiglie, in termini di quantità — spiega una nota Confcommercio — dopo l’impennata delle spese natalizie, continua a diminuire relativamente alla componente dei beni, con una limitazione di quelli ordinari, quali abbigliamento e alimentazione».
    Giovedì 29 Marzo 2001
 
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