Il 2 giugno per il premier è un bagno di folla, con un piccolo imprevisto sull’articolo 18

03/06/2002




di 
Marcella Ciarnelli


 ROMA Ha snobbato il ricevimento al Quirinale il presidente del Consiglio perché ormai lui ad un gruppo pur numeroso ma selezionato (e selettivo) preferisce il bagno di folla. Il 2 giugno è festa di popolo. E, dunque, è al popolo che va concessa la possibilità di stringergli la mano, di applaudirlo, anche di contestarlo. Ma tutto fa parte del copione che a Silvio Berlusconi piace interpretare più di ogni altro.
Così il presidente del Consiglio domenica si è presentato puntuale in via dei Fori Imperiali, ha applaudito i militari che sfilavano, e poi, per prendersi anche lui la sua dose di applausi, se n’è tornato a casa sua, a Palazzo Grazioli in via del Plebiscito percorrendo la strada a piedi. «L’abbraccio della folla al presidente del Consiglio e al Capo dello Stato» come ha riferito in perfetto stile Giornale Luce il Tg4 di Emilio Fede che nell’enfasi, questa volta, si è trovato a fare a gara con altri Tg, è lì, ben documentato.

Bambini ignari protesi verso il premier da genitori militanti perché un bacio gli garantisca il futuro. Anziani che lanciano volantini «contro la barbarie del comunismo» che, evidentemente, non sono stati convinti dall’avvenimento epocale del vertice di Pratica di mare. Le opposte tifoserie a far sentire la propria voce. C’è chi grida «bravo», «tieni duro», «sei forte», «sei grande» e persino «sei bello» e chi grida «si vergogni». Lui fende la folla con il sorriso stampato sulla faccia. Gli basta il vociare per sentirsi esaltato. Suda la scorta costretta ad un lavoro supplementare e imprevisto. Suda il premier che impavido cammina sotto il solleone e ogni tanto è costretto ad asciugarsi la fronte con un gran fazzoletto bianco.

E, quindi, gli capita anche di smentirsi su quanto affermato nei giorni scorsi sull’articolo 18. Gli si para davanti Ada Panichelli, dipendente comunale, marchigiana d’origine, romana d’adozione. Sventola un tricolore fatto in casa. Ed al premier pare un buon segno. Si ferma. Può venire un siparietto divertente. Errore di valutazione. «Non mi devi toccare l’articolo 18» gli spiattella a brutto muso la signora Ada. E lui che per stile di vita ha quello di dare sempre ragione all’interlocutore per poi andare avanti come più gli conviene la rassicura: «Non lo stiamo toccando, stia tranquilla». E per rassicurarla le stampa due baci sulle guance. Poi riprende il tragitto verso casa mentre la signora per un momento conosce anche lei la luce dei riflettori. «Non mi sarei mai aspettata che mi baciasse prima di andarsene» racconta, confermando che quel gesto non servirà a farle cambiare idea. «Magari pensava che votassi per lui, ma io sono di sinistra, ho sempre votato a sinistra e continuerò a farlo anche se Berlusconi mi ha baciato». Resta il fatto che alla signora Panichelli, il premier, preso dall’euforia della giornata, ha promesso più di quanto abbia concesso ai sindacati attorno al tavolo ufficiale del confronto.