Il 18 in cucina

13/05/2002






        Il 18 in cucina
        Operaio in una ditta di catering, licenziato per sciopero. Ma arrivano gli invisibili

        ERNESTO MILANESI

        PADOVA
        Ha deciso di aderire allo sciopero generale del 16 aprile. Così è stato licenziato. Ma ieri mattina il suo «caso» è stato sollevato direttamente davanti ai cancelli dell’azienda. Mauro, 28 anni, da tempo costretto a convivere con il lavoro intermittente, padre di una bambina, salverà il suo posto grazie all’articolo 18. Zona industriale di Limena, cintura urbana di Padova, ore 5. Scatta la protesta davanti alla Spega, azienda vicentina specializzata nel catering. Nel Nord Est che produce, uno dei tanti luoghi in cui il sindacato resta fuori dai cancelli. Dentro di solito si sfornano pasti per le mense, in particolare ospedaliere e scolastiche. Catene e lucchetti ieri all’alba hanno bloccato i cancelli di via Zonta e un picchetto con una sessantina fra tute bianche e maschere degli «invisibili» è servito a non far passare sotto silenzio il caso di Mauro. La ventina di dipendenti della Spega scopre così che lui non è rimasto solo, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento. Era stato il solo a scioperare, mosca bianca nella filiale padovana. Adesso si è trasformato in un simbolo: l’Associazione Difesa Lavoratori ha organizzato la protesta di ieri e, soprattutto, conta di farlo riassumere proprio grazie alla norma dello Statuto che Berlusconi vuole stracciare.

        Uno strano licenziamento, secondo Max Gallob del centro sociale Pedro e Stefano Pieretti dell’Adl Cobas: «E’ quanto meno stridente la coincidenza fra l’adesione allo sciopero generale (è stato l’unico in questa azienda) e una lettera di licenziamento per mancato superamento del periodo di prova consegnatagli il giorno successivo». Di qui la manifestazione di ieri mattina: gli invisibili hanno voluto soprattutto dialogare con gli altri dipendenti della Spega, mentre uno striscione invocava l’allargamento dell’articolo 18 a tutti i lavoratori. Da parte sua, l’azienda si trincera dietro le dichiarazioni del responsabile della filiale di Limena, Claudio Gazzetta: «Non esiste alcun legame fra il licenziamento del dipendente e la sua adesione allo sciopero. Ho fatto presente ai manifestanti che oltre a danneggiare l’azienda, la loro azione avrebbe lasciato 2 mila persone, fra cui molti bambini, senza pasto».

        Ma il caso di Mauro ormai non si può più liquidare con una lettera. La Spega finirà davanti al pretore del lavoro, perché il licenziamento è già stato impugnato: «Si tratta di un provvedimento illegittimo – spiegano gli avvocati Ettore Squillace e Alessandro Capuzzo – Il periodo di prova, cui si riferisce l’azienda, era infatti già stato svolto e superato in precedenza quando Mauro figurava come dipendente di una cooperativa che opera all’interno della Spega. Chiederemo quindi l’immediato reintegro». A Limena, tutti hanno notato il picchetto e la manifestazione. Nessun problema fino alle 8.30, sotto il controllo dei carabinieri e degli agenti della Digos di Padova anche per la presenza di Luca Casarini: «Chi sa quante situazioni analoghe ci sono in giro per l’Italia. Scegliere lo sciopero, in aziende come questa, non è certo facile. Perché la flessibilità invocata a gran voce, in realtà, si traduce nel controllo totale dei lavoratori. Tanto più che si tratta di piccole fabbriche, laboratori, capannoni in cui il sindacato non c’è e quindi sono padroni e padroncini senza problemi di sorta. Questo è un caso emblematico anche rispetto all’articolo 18, che a maggior ragione va esteso a tutti i lavoratori».