«Il 12 aprile tutti a Roma»

02/04/2003


            02 Aprile 2003

            «Il 12 aprile tutti a Roma»
            Decisa una manifestazione nazionale contro la guerra nel giorno dedicato dalla Cgil alla difesa della scuola pubblica.
            I pacifisti: vogliamo un cessate il fuoco immediato, per fermare le stragi

            ANGELO MASTRANDREA

            ROMA
            Doveva essere una giornata dedicata alla difesa della scuola pubblica dagli attacchi del governo. Ma, dopo alcuni giorni di discussione, la Cgil ha deciso di accogliere la richiesta del comitato Fermiamo la guerra e di trasformarla in una grande giornata di mobilitazione pacifista, con un corteo nazionale a Roma. Non è stata una decisione semplice, perché il clima di guerra sta inevitabilmente distogliendo l’attenzione da tutto il resto di ciò che accade in Italia. Così come sono state scartate tutte le ipotesi che volevano coniugare la mobilitazione per la scuola con quella più ampia per la pace, perché quest’ultima avrebbe finito per schiacciare la prima. Alla fine, si è deciso di rinviare la manifestazione per la scuola a data da destinarsi, e i promotori terranno solo un incontro, il giorno precedente, con il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Nella stessa giornata a Brescia si terrà un presidio di protesta contro l’annuale mostra-mercato delle armi leggere Exa e la riforma della legge 185 del `90 sul commercio delle armi, attesa all’ultimo passaggio parlamentare prima della definitiva approvazione. «Di fronte a una guerra che di giorno in giorno diventa più drammatica e devastante e di fronte al crescente coinvolgimento del governo italiano invitiamo i cittadini, l’opposizione politica, parlamentare e sociale a partecipare alla manifestazione», è l’appello degli organizzatori, il cui obiettivo è riassunto nella piattaforma della manifestazione: «cessate il fuoco immediato, fermare le stragi e la tragedia umanitaria». Il comitato chiede anche che «l’Italia esca dalla guerra nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione», che «l’Europa ripudi la guerra e agisca per la pace» e che «l’Onu imponga il rispetto del diritto internazionale e della sua Carta che "rifiuta il flagello della guerra"».

            La discussione ora è incentrata sulle modalità e il percorso della manifestazione, che avrà un carattere di massa come quella dello scorso 15 febbraio. E’ per questo che diverse anime del movimento, come ad esempio la Cgil, ma anche l’Ulivo, vorrebbero evitare qualsiasi forma di protesta che, in un clima di tensione come quello attuale, potrebbero comportare dei problemi. Mentre ai disobbedienti non piace un «semplice corteo che sia un atto di testimonianza contro la guerra» e propendono per azioni più incisive, «come l’assedio all’ambasciata Usa, ai luoghi del governo e alle sedi di quelle aziende che si arricchiscono col conflitto».

            Una divergenza difficile da comporre, quella con l’Ulivo, dopo le due manifestazioni separate di due settimane fa e le polemiche degli ultimi giorni tra il correntone e la maggioranza Ds. E proprio le tensioni interne al centrosinistra rischiano di riverberarsi sul movimento pacifista, al punto da fargli sfiorare la paralisi organizzativa. «Mi chiedo come fanno i Ds a venire alle manifestazioni pacifiste quando Fassino si augura una guerra breve e vinta dagli Stati uniti. Ci sono morti anche tra i civili, ci sono bombe che cadono sui quartieri di Baghdad, è tempo di fare scelte nette, non puntare sul compromesso. Capiamo l’esigenza di unire le varie anime, capiamo la dinamica della condivisione delle varie posizioni, ma non quando tutto questo porta alla paralisi. E’ ora di dire basta anche ai divieti sui percorsi», dice il disobbediente Guido Lutrario, per il quale «è inaccettabile che lo scontro politico nel centrosinistra si riproduca nelle dinamiche del movimento».