Ikea vuole raddoppiare gli occupati

04/06/2001

 






domenica 3 maggio 2001

La catena svedese aprirà icentri di Padova e Firenze nel 2002. Quest’anno il fatturato supererà i 1.000 miliardi

Ikea vuole raddoppiare gli occupati
Programma di integrazione per i lavoratori stranieri. Il problema delle domeniche
Laura Matteucci

MILANO. Entro il 2001 è prevista una leggera crescita occupazionale, ma è nell’arco del prossimo triennio che Ikea intende raddoppiare il numero dei dipendenti negli stabilimenti italiani, passando dagli attuali 2.500 a 5.000. È quanto prevede il nuovo piano di espansione della multinazionale svedese dell’arredamento, che in Italia ha già aperto, negli ultimi dodici anni, sette centri commerciali – due nel milanese, e poi Torino, Bologna, Genova, Brescia e Roma. E che, dopo un 2001 senza nuove aperture, intende rilanciare nel 2002 a Padova e Firenze. A ruota, tra il 2003 e 2004 seguiranno Napoli e Bari, per il debutto nel Sud, mentre il secondo negozio di Roma, dopo il successo dell’Anagnina (aperto l’anno scorso), è probabile si faccia atttendere almeno fino al 2005.
Espansione a pieno ritmo per Ikea, dunque, che secondo le previsioni chiuderà l’anno in corso superando i mille miliardi di fatturato (contro i 783 dell’esercizio precedente). Tra pochi giorni inizieranno gli incontri preliminari, con i sindacati e con le parti sociali, per il centro di Sesto Fiorentino – 29mila metri quadrati, circa 400 dipendenti diretti più un centinaio grazie all’indotto. Personale che Ikea sta già provvedendo a reperire, senza incontrare troppi problemi.
«Qualche difficoltà semmai la riscontriamo a Padova – dice Simona Scarpaleggia, responsabile delle risorse umane per Ikea Italia – È una zona, infatti, come tutto il Nord-Est, dove la manodopera scarseggia. Pensiamo infatti all’impiego massiccio di extracomunitari, per i quali stiamo già studiando adeguati programmi di integrazione».
Il 2001, dunque, segnerà una crescita dell’occupazione di circa 250 unità, che serviranno sopratutto a coprire l’apertura domenicale, che da quest’estate riguarderà tutti i sette negozi italiani del colosso svedese (finora solo Genova e Roma sono aperti anche la domenica e , del resto, il 45 per cento dei clienti visita Ikea proprio durante il week-ebd). Nuove assunzioni, ma anche passaggi dei part-time ad un numero maggiore di ore lavorate (chi fa 16 ore, potrebbe passare a 20 o 24, per esempio). Questo, almeno, è quanto promettono i responsabili, anche per rispndere ai dipendenti che lamentano proprio la difficoltà di ottenere aumenti di orario. «Del resto – si difende Scarpaleggia – finora non ho riscontrato una pressione così forte all’aumento di ore».
Ed è proprio in relazione allo sviluppo occupazionale, e soprattutto al boom previsto per i prossimi anni, che Ikea ha dato vita già qualche mese fa al «Progetto vivaio» una valutazione del personale su base volontaria finalizzata all’individuazione di eventuali «sentieri di carriera». Risulta (in linea con le statistiche relative alla grande distribuzione): su circa 300 persone valutate, 57 avrebbero evidenziato potenziali manageriali, una trentina potenziali specialistici, e i restanti sarebbero idonei al tipo di lavoro che già svolgono.
«È vero che parte del personale arriva da fuori – riprende Simona Scarpaleggia – ma è anche vero che sono molti i dipendenti cui si presenta l’opportunità di cambiare la propria posizione». Ancora Scarpaleggia : «La linea Ikea è quella di essere attenti al personale e alle relazioni sindacali. Non intendiamo derogare da questo principio. Poi, certo, ogni store manager (responsabile di negozio, ndr) ha parecchia libertà nella gestione del proprio centro, ma i criteri di fondo sono uguali per tutti, e resteranno validi anche per i centri di prossima apertura».
L’allusione più evidente è per il centro di Carugate, fuori Milano, dove è stato istituito il premio al «dipendente del mese»: fotografia appesa e 200mila lire in più in busta. Ma Carugate, almeno per pra, resta un caso isolato: Ikea Italia non sottoscrive.