Ikea si sente in crisi e taglia l`integrativo

03/06/2015   (La Repubblica)

Il colosso svedese ha annunciato la revisione del contratto per i seimila dipendenti in Italia

Anche le librerie “Billy” non si vendono più come una volta. I margini dell`Ikea, come quelli di altri colossi delle grande distribuzione, si sono ristretti e la casa svedese vuole rivedere il contratto integrativo dei 6 mila dipendenti impegnati nei 21 punti vendita italiani. Così ieri, a sorpresa, ne ha dato unilateralmente disdetta. I sindacati di categoria - Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil – hanno risposto proclamando lo stato di agitazione e lo sciopero per un totale di 16 ore, con una giornata prevista a livello nazionale. E` la prima volta che succede in 25 anni di presenza del gruppo sul territorio italiano. L`azienda parla di reazione «sproporzionata e intempestiva»: la revisione dell`integrativo firmato quattro anni fa «è necessaria per garantire un futuro sostenibile» scrive in una nota, «il contesto economico è radicalmente mutato e la crisi economica ha avuto disastrosi effetti sugli utili». Affermazione sulla quale, in realtà, concorda anche il sindacato. «I fatturati sono diminuiti, è vero-dice Giuliana Mesina, segretaria nazionale Filcams - ma noi siamo sempre stati disponibili a ragionare sulla flessibilità e nei punti vendita in crisi abbiamo già congelato le maggiorazioni. La trattativa è iniziata ad aprile, questa disdetta è un atto di forza, un atto politico». Al centro della questione c`è il taglio alla maggiorazione domenicale e festiva e la ridefinizione del premio di produzione. Oggi è fisso e legato all`anzianità aziendale, Ikea vorrebbe renderlo completamente variabile. Considerato che il 67% dei dipendenti è part-time, i tagli ai festivi hanno una incidenza pesante sulla busta paga che in media risulterebbe comunque più leggera del 20%. Va anche detto che Ikea, aderente a Federdistribuzione, non ha accettato il rinnovo del contratto nazionale firmato da Confcommercio e non applica, quindi, gli 85 euro d`aumento a regime previsti. Con la disdetta dell`integrativo se ne andrebbero in media altri 70 euro al mese.