Ikea sbarca in Sicilia e cresce l’attesa 47mila candidati, 240 posti di lavoro

09/12/2010

Tina Fey (la Littizzetto americana) si rifiuta di andare a Cleveland: «Perché non c’è l’Ikea». Potrà venire in Sicilia, allora, perché la lunga attesa è finita, l’alba di un nuovo mondo è alle porte: l’Ikea sbarcherà a Catania, proiettando la Trinacria nel mondo moderno del design low cost e distribuendo posti di lavoro agli affamati: per 240 posti offerti ci sono 47mila candidati. Risparmio e lavoro: un binomio che sta facendo girare la testa ai siciliani in attesa del sole svedese da più di tre anni. «A primavera», dicono dall’ufficio stampa, più precisi di così perciò non possiamo essere, ma «i lavori procedono spediti», questa volta non sarà come tre anni fa. Una prima apertura era stata già annunciata, infatti, nel 2007,mapoi gli svedesi batterono in ritirata. E i maligni si arresero alla spiegazione più ovvia:
la mafia. Dall’Ikea, però, smentiscono, si trattò di difficoltà «col promotore ». Disaccordi burocratici con la Ico2, il general contractor milanese che per conto dell’azienda nordeuropea si occupava dell’apertura di Catania. Ma adesso sono tutti d’accordo, l’affare “gira”, e il marchio svedese sta per sorgere sull’isola. I toni enfatici non sono casuali, anzi. C’è il chiacchiericcio da bar e da salotto. Da Caltanissetta a Messina, da Siracusa a Palermo i siciliani – dai 20 a 50 anni – ne fanno raro motivo d’entusiasmo, tanto da scoraggiarsi: «Per i primi mesi ci sarà il pienone, non si potrà entrare». Ma ci sono anche fatti e numeri che, insieme al fascino del marchio, è chiaro, giustificano l’enfasi e a un tempo svelano numerose sfaccettature: precariato, disoccupazione. Crisi. Marco è ricercatore universitario di 37 anni, sua moglie Roberta è un assistente sociale. Assieme ai loro due bimbi giorni fa hanno affittatounfurgoncino e si sono imbarcati per Napoli, dritti all’Ikea: «Non puoi permetterti un altro negozio di design: se lì con mille euro compri un solo mobile, all’Ikea ne compri venti, durano meno, forse, e pure i nostri contratti», spiega Roberta. Ma sono tornati a casa: «Entrare all’Ikea mi fa sempre quell’effetto da spot della coop diWoodyAllen, quello in cui un’intera famiglia vive lì: ecco, mi viene voglia di viverci», scherza Marco. E anche da Messina, Germana, Roberto, Maria Amelia: la soluzione di gruppo è molto praticata dai siciliani. Che più volte hanno attraversato lo Stretto per arredare casa a Salerno: «Nonostante le spese di viaggio, risparmiamo lo stesso», spiega Germana. Così che l’apertura catanese del grande marchio, perlomeno, annullerà il disagio della gita oltre mare. E già congela gli acquisti: manca un divano? Aspettiamo che apra Ikea. Solo qualche mese e la zona commerciale di Catania porterà la Sicilia nel mondo moderno, potrà venirci Tina Fey. NUMERI E STORIE
Ma c’è altro, ci sono altre storie e ci sono i numeri. Roberto B. ha appena conseguito una laurea specialistica in tecniche e teoria dell’informazione, voto: 110 e lode. Con questi titoli aggiorna il curriculum inviato ad Ikea Catania per la selezione: 240 posti. Ma Roberto è solo uno dei 47mila candidati siciliani: tanti, sono, infatti i curricula inviati all’azienda. «Sono risultati che abbiamo già ottenuto in altre aperture in meridione, ma non così tanti», spiega Carlotta Guerra, dell’ufficio stampa Ikea. Un record che trova risposte nel Dpef appena approvato dalla Regione Sicilia: «Mettendo a confronto gli indicatori del II trimestre 2010 – si legge nel Dpef – con quelli di un anno prima, si rileva un calo dell’occupazione di 37 mila unità ed un aumento dei disoccupati di quasi 20 mila. Il tasso di disoccupazione è aumentato dal 13,8 al 15,1 per cento, configurando record negativi rispetto alle altre circoscrizioni ». I record perciò sono tanti, e ad effetto domino. La società svedese «offre 240 posti – ribadisce Guerra – più un indotto che occuperà circa 100 persone, tra servizi di pulizie e altre attività connesse». Ma attenzione: dopo i primi mesi l’occupazione dell’Ikea potrebbe ridursi come già successo altrove. Mentre tremano i piccoli centri artigianali e i commerciali.
Intanto, le selezioni avvengono «solo tramite internet, all’inizio, poi saranno di gruppo, e poi ancora individuali». E i criteri? La prima apertura italiana dell’Ikea a Corsico (Milano), fa storia: alcuni candidati si lamentarono della discriminazione in base all’età, mentre con l’andare del tempo emersero anche malumori tra i dipendenti che intrecciarono le braccia in protesta perché ad uno di loro era stata cronometrata la sosta al bagno. Ma Guerra rassicura: «L’età Non avrà nessun peso sulla selezione che seguirà come è nostra politica un solo criterio: rappresentare la popolazione locale». E per la sosta in bagno: «I dipendenti hanno diritto a una pausa retribuita di 15 minuti, ed è anche vero che i nostri negozi sono molto grandi: 31 mila metri quadri quello di Catania,ma nessuno sarà cronometrato, questo è sicuro». Infine una notizia per le siciliane: «Il 60 per cento dei consumatori dell’Ikea sono donne, perciò i dipendenti dovranno rispecchiare questa realtà».