“Ikea” Le storie

21/11/2005
    domenica 20 novembre 2005

    Pagina 16 – Economia & Lavoro

      Ikea

        La gente felice
        non chiede aumenti

          «Genialate che ti fanno dimenticare di essere al lavoro, di essere solo una testa, una macchina da profitto». Cosimo Francavilla è un dipendete Ikea da sette anni, di «genialate» ne ha viste e vissute parecchie: «La cena offerta ai nuovi addetti nella suggestiva cornice offerta dall’acquario cittadino, l’apertura del Genoa Club e del Sampdoria Club aziendali, i rapporti a basso profilo gerarchico consacrati da divise uguali per tutti…sono davvero bravissimi nel curare la propria immagine, ci guadagnano attaccamento e ci risparmiano soldi. Le persone contente raramente chiedono soldi». Inutile dire che la fascinazione collettiva passa con il tempo: «Prima o poi tutti fanno i conti con i bilanci di casa e chiedono di passare al tempo pieno. Inutilmente, i padri e le madri di famiglia devono arrangiarsi come possono, trovandosi un secondo lavoretto infrasettimanale da affiancare ai week end in Ikea. C’è chi non si riposa mai un giorno e non ha un solo fine settimana libero da passare con i figli. Io ho resistito solo grazie alla musica: causa part-time ho avuto molto tempo per dedicarmi al sax e pian piano ne è saltato fuori un altro lavoro. Ma il mio è un caso particolare, la maggioranza dei miei colleghi non trova altro che un posto in un bar o in un ristorante per le ore serali». Comunque sia, la vita privata è di difficile gestione.

            l.v.

              Una fetta di torta
              per turni massacranti

                «Qui a Bologna il turn-over è piuttosto alto perchè ci sono molti studenti: su cento lavoratori a tempo determinato almeno 60 fanno l’università e lavorano solo nel week end. Coinvolgerli nell’ambiente dei colleghi e del sindacato è praticamente impossibile». Miriam, delegata Filcams, lavora all’Ikea da quasi otto anni: «L’immagine aziendale ci guadagna, gli addetti alle vendite sono giovani ed entusiasti. Peccato che cambino in continuazione: non durano mai oltre i due-tre mesi perchè i turni di nove ore del sabato e della domenica (gli unici che vengono proposti) sono massacranti, arrivano anche 60mila visitatori e non ci si può fermare nemmeno per cinque minuti. In Ikea si produce continuamente, il personale è discretamente ma continuamente controllato. Basti pensare che in un giorno il negozio incassa anche un miliardo di vecchie lire: l’anno scorso Bologna ha incassato più di 110 milioni di euro e ci hanno dato una fetta di torta. Il problema è che qualsiasi obiettivo l’azienda ci fissi per il premio di partecipazione noi lo superiamo, così pretendono che la produttività aumenti in continuazione». Al fenomeno Ikea nuova forza lavoro non manca mai: «Con l’attuale giro di assunzioni è molto difficile avanzare richieste collettive, tant’è che dall’apertura ad oggi molte norme su orari e permessi si sono irrigidite».

                  l.v.