Ikea: fumata nera, è di nuovo sciopero

03/07/2015

Per la prima volta nella storia italiana di IKEA si è giunti alla programmazione di una giornata nazionale di sciopero, il prossimo 11 luglio.
Dopo la disdetta unilaterale di tutta la contrattazione integrativa vi era stata una immediata e durissima reazione dei sindacati e dei lavoratori, sfociata nelle prime 8 ore di sciopero territoriale, effettuate pressoché all’unisono.
Dopo l’eccezionale mobilitazione di giugno non era venuta meno la disponibilità di sindacati e lavoratori a proseguire la trattativa: ciò aveva fatto sperare in un atteggiamento meno rigido da parte della multinazionale svedese.
In queste settimane si sono svolti alcuni incontri, finalizzati ad approfondire le reciproche posizioni su alcune richieste aziendali di riduzione del costo dello staff. Il 3 luglio, durante l’incontro previsto a Bologna, e’ arrivata la decisione di proclamare lo sciopero, dopo aver registrato il permanere di posizioni ancora troppo distanti.
“L’azienda insiste con pervicacia a voler mettere mano alle buste paga dei lavoratori, trasformando un elemento fisso del salario in elemento legato a indicatori variabili” afferma Giuliana Mesina, della segreteria nazionale Filcams CGIL.
“Se questo non bastasse, ancora una volta ci hanno proposto di penalizzare i lavoratori, riducendo sensibilmente la percentuale di maggiorazione per il lavoro domenicale e festivo, affermando addirittura di essere ispirati a criteri di equità, valore che fatichiamo davvero a scorgere, se perseguito con tagli lineari a danno soprattutto dei lavoratori più fragili” prosegue la Filcams.
Ikea , colosso mondiale del mobile e accessorio low cost, sembra non accontentarsi più dei profitti da favola garantiti dalla propria formula di holding, franchising e e fondazioni varie, ma vuole che a finanziare il proprio sviluppo siano i sacrifici dei suoi stessi dipendenti.

Intanto però le lavoratrici e i lavoratori, non più convinti che IKEA sia il migliore dei mondi possibili, scendono nuovamente in sciopero a dimostrare che qualcosa non torna.