Ikea cresce con il «made in Italy»

13/10/2004


            mercoledì 13 ottobre 2004

            sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 14
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            IL BOOM DELLA MULTINAZIONALE • Più di 100 i fornitori italiani del gruppo scandinavo per un valore di 400 milioni
            Ikea cresce con il «made in Italy»
            Nel prossimo biennio previsti 600 milioni di investimenti in nuove aperture – L’occupazione salirà a 5mila addetti L’obiettivo della società: avere almeno un centro commerciale in ogni regione

            VINCENZO CHIERCHIA

            MILANO • Batte un cuore italiano nella più svedese delle multinazionali scandinave, l’Ikea. I nomi sono tra i più noti del made in Italy — Natuzzi, Pirelli, Tognana e Snaidero tra tanti altri — ed animano, con un altro centinaio di fornitori della Penisola, una miriade di prodotti dai nomi dal suono immancabilmente vichingo. L’Italia è tra i primi mercati di approvvigionamento: gli oggetti made in Italy (gli acquisti ammontano a circa 400 milioni l’anno) sono così presenti nei centri Ikea di oltre 30 Paesi: camere da letto, divani, armadi, cucine, ma anche lampade e prodotti per l’infanzia arrivano dall’Italia, che dovrebbe beneficiare anche del progressivo spostamento verso Oriente del network di subfornitura Svedwood. Italiano (Lavazza) è anche il caffè di molti ristoranti Ikea che diffondono menù svedesi nel mondo.

            E Ikea — oggi a Roma il presidente Anders Dahlvig presenta le strategie — rilancia ancora sull’Italia. Il piano di sviluppo è ambizioso: avere almeno un centro commerciale in ogni regione.

            Il gruppo svedese, fondato nel 1943 da Ingvar Kamprad (patrimonio stimato in 53 miliardi di dollari, più di Bill Gates di Microsoft), ha nove grandi centri di vendita al pubblico per circa 200mila metri quadrati di superficie commerciale complessiva. Cui si aggiunge il maxicentro logistico di Piacenza, cardine della rete internazionale di rifornimento, destinato a essere uno dei terminali del network di movimentazione merci con l’utilizzo anche dei treni Ikea nati sull’onda della deregulation ferroviaria in Europa. Nei prossimi due anni il gruppo svedese investirà in Italia oltre 600 milioni per realizzare i nuovi centri di Padova e Bari, accanto al secondo polo commerciale di Roma e al potenziamento di Piacenza, Brescia, Corsico (Milano) e Grugliasco (Torino). L’occupazione dovrebbe così superare presto i 5mila dipendenti. Il piano a medio termine prevede poi investimenti in nuove regioni: Marche (Ancona), Friuli-Venezia Giulia (Gorizia), Sicilia e Sardegna.

            Il giro d’affari del gruppo in Italia sfiora i 700 milioni di euro ed è in continua crescita da anni grazie alla politica commerciale che ha contraddistinto Ikea fin dalla sua fondazione: un universo di prodotti per la casa, con un elevato contenuto di design (elaborato da un apposito centro studi svedese), ma soprattutto un catalogo che i consumatori (single o famiglie) possono consultare come e quando vogliono, prezzi in continua flessione, forti risparmi con trasporto e montaggio fai-da-te. Quest’anno si stima che i prezzi Ikea siano calati in media del 2,5% rispetto al 2003. Probabile un ulteriore e massiccio taglio prezzi sull’onda della manovra attuata in Germania dove i listini sono stati tagliati del 6 per cento.

            In Italia il successo è stato ampio: in sette anni il fatturato è risultato moltiplicato per sei, grazie anche alle nuove aperture, una ventina di milioni gli italiani ormai frequentatori abituali dei negozi.

            Qualche neo comunque c’è. Come spiegano i rappresentati dei lavoratori l’80% della forza lavoro è parttime con orari intorno a 16-20 ore settimanali: il che vuol dire un salario netto di circa 450 euro nella migliore delle ipotesi (se gli obiettivi vengono raggiunti può scattare un bonus in media di 600 euro). Il lavoro domenicale per i nuovi assunti è praticamente un appuntamento obbligato.

            Il nostro Paese è stato però avaro di soddisfazioni per Habitat, la rete di negozi di arredamento di fascia media che fa capo alla famiglia Kamprad. Presente oggi in 13 Paesi, Habitat dopo lo sbarco in Italia negli anni 90 ha dovuto far marcia indietro.

            Il gruppo Ikea a livello mondiale rappresenta oggi un modello: non quotato in Borsa, governato da una Fondazione di diritto olandese, ha messo a segno finora una crescita incessante non esente da episodi tristi, come la morte a settembre di tre persone nella calca per il nuovo negozio di Jedda, in Arabia Saudita. Ikea è definito leader mondiale nel commercio dei prodotti per la casa e forse anche nell’editoria visto che produce circa 150 milioni di copie del proprio catalogo. Il fatturato ha raggiunto quota 12,8 miliardi di euro. Per Dahlvig l’Europa resta l’area di riferimento, ma il gruppo punta oggi molto su Est Europa (Russia), Usa (dove gli enti locali sono felici per i contributi pagati da Ikea) e Asia (Cina, Corea, Giappone, India).

            L’Italia
            Il fatturato
            Il giro d’affari di Ikea in Italia si aggira intorno ai 700 milioni di euro. Dopo lo stop subito nel corso dell’esercizio 2002 il fatturato del gruppo cresce intorno al 9-10% l’anno, sull’onda anche delle nuove aperture di centri commerciali. Considerando i 165 milioni di euro di vendite realizzati nel 1997 la crescita fino a oggi è stata impetuosa.

            I punti vendita

            Lo sbarco in Italia risale a 15 anni fa. Oggi la rete Ikea conta nove centri commerciali con una superficie commerciale globale di 200mila metri quadrati. Aperti negozi a Milano (2), Brescia, Torino, Genova, Firenze, Roma, Bologna e Napoli. In arrivo Roma 2, Bari, Padova, Ancona e Gorizia. In espansione anche il polo logistico di Piacenza.

            L’occupazione
            Gli addetti nel complesso sono oltre 3.500 e, una volta completata la fase di espansione a breve, dovrebbero superare quota 5mila. In buona parte si tratta di assunti part-time — come rilevano i sindacati — con un orario tra le 16 e le 20 ore settimanali, per un salario netto che può arrivare intorno ai 450 euro al mese. Previsto anche un premio a fine anno in base agli obiettivi raggiunti.

            Il mondo

            I Paesi

            I prodotti realizzati in Italia raggiungono i 32 Paesi dove la multinazionale svedese gestisce oggi oltre 200 punti di vendita. Gli investimenti più rilevanti sono previsti negli Usa (cinque nuovi negozi l’anno), in Cina (800 milioni di dollari) e in Russia. In cantiere anche lo sviluppo di punti vendita in Giappone, Corea e India.
            Gli investimenti
            Gli investimenti Ikea nel mondo superano 1,5 miliardi di euro l’anno. Il giro d’affari dell’esercizio 2004 dovrebbe attestarsi intorno ai 12,8 miliardi di euro, in crescita rispetto agli 11,3 miliardi realizzati nel corso dell’esercizio 2003. Il controllo di Ikea — fondata nel 1943 da Ingvar Kamprad (55 miliardi di dollari di patrimonio) — fa capo a una Fondazione.
            I fornitori
            La rete di fornitori a livello mondiale conta circa 1.600 imprese. Ikea ha anche dato vita alla Swedwood, che conta un complesso di fabbriche per lo più in Svezia e Polonia. In Italia i fornitori sono un centinaio, tra cui anche grandi aziende (come Snaidero, Tognana, Natuzzi e Pirelli) per un volume di acquisti i torno ai 400 milioni di euro. In Cina si trova oggi il grosso dei fornitori.