Idealservice, sciopero multietnico

03/02/2005





 
   

mercoledì 2 Febbraio 2005
ECONOMIA


 

Idealservice, sciopero multietnico
Si ferma l’impresa di pulizie industriali per impedire il licenziamento di 20 lavoratrici africane
Una «cooperativa» 630 dipendenti molto «flessibili», con commesse e e stabilimenti in Veneto e nel Friuli. Qui le Rdb, stavolta, hanno sostituito il sindacato


ORSOLA CASAGRANDE


Sciopero ieri mattina alla Idealservice di Rive D’Arcano per protestare contro il licenziamento di venti dipendenti. Lo sciopero è stato deciso dai quarantaquattro dipendenti della cooperativa, in solidarietà con le venti compagne alle quali è stata inviata la lettera di mobilità. La maggior parte delle lavoratrici licenziate sono cittadine africane, ma tutti i lavoratori hanno deciso di scioperare proprio per rivendicare l’unità del gruppo e la solidarietà. Ieri alle cinque del mattino c’è stato un bivacco davanti alla sede dello stabilimento con tè caldo in distribuzione alle lavoratrici tutt’altro che scoraggiate.

Sit in davanti ai cancelli (prontamente chiusi) dalla Idealservice, con canti e slogan. Tante immagini di San Precario, il protettore dei più deboli. Giovedì ci sarà un incontro sulle mobilità ad Assindustria, che difende la cooperativa. Le lavoratrici invece hanno sottolineato che a difenderle è la società civile.

La Idealservice si occupa di pulizie civili e industriali e di selezione dei rifiuti per il riciclaggio. Ha cinque sedi, alcune in Veneto e altre in Friuli Venezia Giulia, per un totale di 630 dipendenti. Il 20% sono lavoratori stranieri. Lo stabilimento di Rive D’Arcano ha avviato la procedura di mobilità per ridurre il personale di venti unità di addetti alla selezione. L’associazione difesa lavoratori e lo sportello degli invisibili pur non essendo «indovini», sono quasi certi che le venti persone che rischiano il posto saranno proprio quelle di fatto costrette a giugno dell’anno scorso a cambiare contratto, passando da full time a part time, sotto minaccia di immediato licenziamento.

L’associazione difesa lavoratori (federata alla Rdb) ritiene che i licenziamenti siano evitabili. Infatti l’azienda, dopo aver richiesto il part time a venti dipendenti, ha anche chiesto agli stessi lavoro supplementare e straordinario. Le lavoratrici hanno indetto un paio di settimane fa uno sciopero proprio contro lo straordinario. Ed è subito dopo che è giunta la lettera di mobilità.

L’Associazione difesa lavoratori sottolinea come l’obiettivo della Idealservice sia quello di «avere una flessibilità ancora maggiore» nell’uso dei lavoratori, trasformando il rapporto di lavoro fisso in `lavoro a chiamata’, così come previsto dalla Legge 30». In particolare rispetto ai lavoratori immigrati, che nella stragrande maggioranza dei casi svolgono i lavori più dequalificati, faticosi e alienanti.

Già nello stabilimento di Ballò (in provincia di Venezia) si era verificato un altro sciopero. Questa volta l’Idealservice voleva spostare 11 lavoratrici (in questo caso cittadine nigeriane) negli altri stabilimenti (lontani anche 150 chilometri), costringendole di fatto all’autolicenziamento. Anche in questo caso la situazione veniva dipinta come ineluttabile. Le lavoratrici si sono iscritte all’associazione difesa lavoratori (abbandonando in massa il sindacato, che nei fatti non le aveva difese).

C’è stato un primo sciopero lo scorso ottobre, dopo di che l’azienda ha accettato la trattativa. Tre lavoratrici sono andata a lavorare a Godega di Sant’Urbano (in provincia di Treviso), dopo che l’azienda aveva trovato loro l’alloggio, mentre le altre otto lavoratrici sono rimaste a lavorare a Ballò. «Abbiamo un sogno – dicono all’Associazione difesa lavoratori – perché non garantire anche economicamente la resistenza ai licenziamenti (ricordiamoci che queste lavoratrici sono state costrette al part-time e pertanto prendono solo 350 euro al mese; non solo, ma porteranno avanti scioperi di cui quello di oggi è solo l’inizio), perché non costruire una Cassa di Resistenza per i lavoratori Idealservice in lotta?»