Ict, la francese Altran realizza uno spin off, ma chi compra ha i lavoratori in cig

09/08/2011

Destino incerto per 35 dipendenti. Per loro ipotesi Gepin, che ha in cassa integrazione parte dei suoi lavoratori

MILANO – Prodigi dell’economia reale. Spesso le si attribuisce una presunta superiorità morale rispetto ai complessi (e generalmente nebulosi) meccanismi della finanza speculativa. L’economia crea occupazione, produzione, consumi. La finanza cosa, se non derivati carta-straccia? Al netto delle contrapposizioni ideologiche spesso anche la logica del profitto basato sulla produzione di beni e servizi finisce per sorprendere.
IL CASO - Come succede alla multinazionale francese Altran, società specializzata nella consulenza specializzata in innovazione tecnologica (lato software) per clienti privati e pubblici, come ministeri e regioni. Circa 17mila dipendenti in tutto il mondo, casa madre nell’hinterland parigino e quasi 2.100 in Italia nelle varie sedi tra cui Milano, Roma, Torino e Napoli. Azienda sana, tra i maggiori player dell’Ict nel nostro paese, la credibilità attribuitagli dalla sua vasta clientela. Tutto bene, se non che il ramo aziendale dedicato ai clienti istituzionali (i vari enti dell’amministrazione centrale) diventa non redditizio come in passato (forse pesa l’atavico ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione). E allora da Parigi arriva l’ordine: «cediamolo!» (in gergo un’operazione di spin off).
L’ACQUIRENTE – Sondaggi sui potenziali compratori, poi arriva l’offerta giusta, che fonti interne ai sindacati che stanno seguendo l’evoluzione della vicenda stimano in 11 milioni di euro. Dall’altro lato la Gepin, piccola realtà del settore, nota alle cronache per aver aperto cinque procedure di cassa integrazione negli ultimi cinque anni e con 80 suoi dipendenti a casa con gli ammortizzatori sociali.
LA TEMPISTICA - Agli interrogativi posti dai sindacati (in prima linea la Filcams Cgil) nessuna risposta, se non un laconico no comment giustificato dal diritto di privacy nei confronti dei clienti, che potrebbero non vedere di buon occhio la cessione del ramo aziendale ad un’impresa più piccola, almeno a livello di fatturato. Eppure i tempi stringono, soprattutto perché il closing dell’operazione di spin off dovrebbe essere effettivo il 1 settembre e così 35 dipendenti Altran (di cui ancora non si conoscono le generalità, tanto meno sono a conoscenza di dover avere a breve un nuovo datore di lavoro) saranno costretti a riconvertirsi anche professionalmente (non tutti seguono progetti con una clientela di tipo pubblico) e dovranno accettare probabilmente un "downgrade" del proprio stipendio, perché Gepin applica il contratto collettivo dei metalmeccanici e non quello del commercio utilizzato dalla multinazionale francese. E soprattutto alle richieste insistenti dei sindacati riguardo alla possibilità di introdurre delle clausole di salvaguardia per i dipendenti in uscita (in modo da impedire l’utilizzo di procedure di cassa integrazione nei loro confronti) la risposta delle due aziende è stata chiara e inequivocabile: «Non se ne parla».