“Ici” Sparisce sugli immobili della Chiesa

06/10/2005
    giovedì 6 ottobre 2005

    Pagina 3

    RIFORMA FISCALE IL SENATO APPROVA LA NORMA CHE DETASSA GLI EDIFICI, ANCHE QUELLI COMMERCIALI PURCHE’ A FINE DI CULTO

      Sparisce l’Ici sugli immobili della Chiesa

        L’opposizione attacca: «E’ un regalo alla Cei»
        Angius: si proteggono interessi molto terreni

          Giorgio Levi

          La Chiesa cattolica saluta l’Ici. Addio tassa sugli immobili, il Senato ieri ha approvato una norma che esenta la Chiesa, con i suoi edifici adibiti anche ad uso commerciale, dal pagamento dell’imposta comunale. Una norma contenuta nel cosiddetto decreto legge «Infrastrutture» stabilisce che l’esenzione dall’Ici venga applicata agli immobili «utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura, pur svolte in forma commerciale, se connesse a finalità di religione o di culto». Fine di un rapporto complicato: alberghi, negozi di souvenirs religiosi, esercizi commerciali, cinema parrocchiali, scuole cattoliche, cade l’unica imposizione dello Stato sulla Chiesa cattolica.

          La decisione del Senato è stata accolta dall’indignazione dell’opposizione che parlato, senza mezzi termini, di regali alla Cei e alla Chiesa. Duro e senza appello il commento del capogruppo in Senato Gavino Angius: «Mentre il governo presenta al Parlamento una legge Finanziaria che impone grandissimi sacrifici agli italiani per riparare a disastrose politiche economiche e buchi dei conti pubblici, il governo medesimo e la Cdl approvano in Senato una norma che esenta la Chiesa a non pagare l’Ici che grava sui suoi immobili a qualsiasi uso adibiti, compreso uso turistico e commerciale». Per Angius questo è «un altro dei regali che la Cdl ha fatto in questi anni alla Cei, il cui impegno si segnala, anche stavolta, non solo in quanto volto alla salvezza delle anime, ma anche ad affari economici, bancari e immobiliari molto terreni».

          Il capogruppo dei Ds riporta in primo piano la questione della laicità dello Stato, dei contrasti con la Cei e della questione dell’aborto. «Chiedere agli elettori – sostiene Angius – di non dare il loro voto ad altri cittadini italiani perché cittadini abortisti, sostenendo che chi fa questo commette peccato è semplicemente una intimidazione, tanto più grave in quanto accompagnata dalla garanzia di assoluzione». L’ulteriore appoggio alla Cei con il decreto approvato dalla Cdl al Senato è, dice Angius, «una vergogna».

          Ma il capogruppo Ds alla commissione Lavori Pubblici si domanda: «Che urgenza c’era di esentare i beni ecclesiastici ad uso commerciale dal pagamento dell’Ici?». La risposta è nei fatti, aggiunge Brutti: «L’esenzione Ici per i beni ecclesiastici apre una voragine nei conti di moltissimi Comuni, già colpiti dalla Finanziaria. Ma perché un ospedale pubblico deve pagare l’Ici e uno di prorietà ecclesiastica no? È evidente che si tratta di misure che non hanno nulla di urgente, se non quello di fare favori dell’ultimo momento nella speranza di un ritorno elettorale».
          Che il decerto abbia finalità elettorali è evidente, sostiene il senatore dei Verdi Natale Ripamonti. Ma l’esenzione dall’Ici per la Chiesa cattolica e anche «una vendetta nei confronti degli enti locali per la stragrande maggioranza governati dal centrosinistra».

            Prova a difendere la maggioranza il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi di Forza Italia: «La norma non è stata un atto di captatio benevolentiae ma è derivata da una propensione che la maggioranza nel suo complesso ha sempre dimostrato nei confronti della Chiesa cattolica». Biondi sposta il discorso nella storia, e risale al concordato del 1929: «Il recepimento dell’articolo 7 della Costituzione del Concordato del ’29 indica che questa propensione non è un fatto elettorale, ma strutturale ad un modo di relazionarsi dello Stato italiano indipendentemente dai governi che si sono succeduti, nei confronti della Chiesa cattolica».