“Ici” La Santa Sede: lo chiedevamo da tempo

06/10/2005
    giovedì 6 ottobre 2005

    Pagina 3

    IL VESCOVO SALERNO «GRANDE VANTAGGIO PER L’INTERA COLLETTIVITA’

      La Santa Sede: lo chiedevamo da tempo
      Vale per una quantità incalcolabile di beni

        intervista
        GIACOMO GALEAZZI

          CITTA’ DEL VATICANO
          «E’ un provvedimento importante, che riguarda un numero elevatissimo di edifici: lo avevamo richiesto da molto tempo». A dar voce alla soddisfazione della Santa Sede nel giorno del via libera del Senato all’esenzione Ici per gli immobili ad uso commerciale della Chiesa è il vescovo Francesco Saverio Salerno, segretario emerito della Segnatura Apostolica e per molti anni ai vertici del dicastero delle finanze vaticano.

          Perché è così importante?

            «Perché riguarda tutto ciò che è di proprietà degli enti ecclesiastici. Una quantità di beni incalcolabile, a totale beneficio della collettività. Ora l’imposta comunale non si pagherà sugli immobili utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura anche se svolte in forma commerciale e connesse a finalità di religione o di culto».

            Di quali edifici si tratta?

            «Asili nido, scuole cattoliche, alberghi per i pellegrini, strutture sanitarie, mense, oratori, edifici parrocchiali. Tutti i beni ecclesiastici, cioè, che rientrano nella categoria catastale B, quella degli immobili ad uso collettivo».

            E le chiese?

            «Erano già esenti. Gli edifici di culto cattolici sono equiparati, nella categoria catastale E, ai beni demaniali».

            In queste ore c’è persino chi rievoca la risorgimentale legge Siccardi sulla confisca dei beni ecclesiastici…

              «Dimenticano di dire, però, che un secolo e mezzo fa in Italia erano di proprietà della Chiesa i due terzi degli immobili».

              Si aspettava che la maggioranza esentasse la Chiesa dal pagamento dell’Ici sui propri immobili, anche nel caso sia adibiti ad uso turistico e commerciale?

                «Questa presa dal Parlamento è una decisione a lungo attesa e sollecitata in Vaticano. Si riconosce finalmente l’impegno sociale della rete di attività ecclesiali che in tanti settori forniscono da sempre un apporto fondamentale».

                Secondo l’opposizione, però, con l’esenzione dall’Ici degli immobili di proprietà ecclesiastica utilizzati anche per fini commerciali, il governo sottrae risorse agli enti locali davanti alle richieste delle gerarchie cattoliche…

                  «I beni che adesso vengono sgravati dall’Ici operano a favore di tutti, le porte delle mense dei poveri o degli ostelli sono aperte a chiunque. I centri di accoglienza degli ordini religiosi non aiutano soltanto i cattolici ma chiunque ne abbia bisogno».

                  Non è una tassa abbuonata?

                    «Sono immobili utilizzati per attività connesse a finalità religiose. Come evidenziato dalla Cei, nulla viene regalato alla Chiesa, in quanto l’esenzione dall’Ici è già definita per legge fin dal 1992. Nulla pertanto viene sottratto o scippato agli enti locali, i quali mai hanno percepito tale imposta e non vedranno pertanto diminuire per questa causa le loro entrate».

                    Quindi?

                      «L’esenzione è prevista già nella legge che istituisce l’ici. Essa prevede l’esenzione dall’imposta nel caso di immobili utilizzati in maniera esclusiva da enti non commerciali, fra cui rientrano per definizione gli enti ecclesiastici».

                      Perché allora era così urgente un intervento del Parlamento?

                        «La Corte di Cassazione, come ricordato dalla Cei, ha recentemente dato un’interpretazione restrittiva della norma, secondo la quale gli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica, pur essendo enti non commerciali, godrebbero dell’esenzione per i soli immobili utilizzati per le attività di religione o di culto, quelle dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana».