Ici, la più odiata dagli italiani

23/05/2007
    mercoledì 23 maggio 2007

    Pagina 27 – Economia

    SECONDO UN’INDAGINE DELLA CONFCOMMERCIO IL 57,3% LA RITIENE UNA IMPOSTA INGIUSTA

    Ici, la più odiata dagli italiani

    STEFANO LEPRI
    ROMA

    Hanno un bel dire gli economisti che i prezzi immobiliari negli ultimi anni sono saliti molto e l’Ici no, quindi la casa è tassata meno di prima. Hanno un bel dire gli statistici che in Italia la casa è torchiata meno che altrove (nel gettito fiscale, la quota di tasse sulla proprietà immobiliare è inferiore rispetto a Francia, Gran Bretagna e Spagna, la metà rispetto agli Stati Uniti). Niente da fare: per gli italiani l’Ici, imposta comunale sugli immobili, è fra tutti i tributi il più odiato.

    Lo si sospettava da tempo; lo conferma ora un sondaggio di opinione ordinato dalla Confcommercio e pubblicato ieri. Ben il 57,3% degli italiani (la società Format ha usato un campione di 1450 persone) ritiene l’Ici un tributo ingiusto. Se l’immaginava Silvio Berlusconi quando ha giocato questa carta nella campagna elettorale 2006, se l’immaginava Francesco Rutelli quando ha proposto di alleggerire l’Ici sulla prima casa con l’occhio al voto amministrativo di domenica prossima.

    Gli italiani sembrano tenere assai più alla «roba» che al reddito; un bene indispensabile come la casa, dopo gli sforzi fatti per assicurarselo (l’80% delle famiglie ce l’ha in proprietà), viene difeso con molta più tenacia del reddito che anno per anno permette di campare. L’Irpef, infatti, è ritenuta «ingiusta» solo dal 29,9% dei cittadini; benché si sappia bene, rileva il sondaggio, che è l’Irpef l’imposta più pesante (con un gettito oltre dodici volte maggiore di quello dell’Ici, secondo i dati ufficiali).

    «C’è una errata percezione della rilevanza dell’Ici» si difende il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco, che la Confcommercio ha invitato a discutere: secondo i suoi dati, in media l’Ici sulla prima casa è poco sopra i 200 euro a famiglia, e nei piccoli Comuni il 40% delle famiglie è già esente. Nell’insieme, la pressione fiscale italiana viene considerata «molto pesante» dal 59,2% del campione del sondaggio Confcommercio, «abbastanza pesante» dal 38,1%, «non pesante» appena da un 2,6%. Visco ribatte che «certo bassa non è, ma è nella media europea».

    Nella media europea è il gettito fiscale, più alte spesso sono le aliquote con cui lo si ottiene, a causa dell’evasione. Davanti ai commercianti, spesso sospettati di essere i maggiori evasori, Visco ha detto che «riguarda tutti o settori, e l’amminsitrazione controlla tutti». Il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, promette di collaborare alla lotta contro l’evasione ma si oppone alla chiusura dei negozi scoperti a non emettere lo scontrino: una «sanzione sproporzionata», una «gogna».

    Nel sondaggio, le colpe dell’alto carico fiscale vengono attribuite, nell’ordine, a: «cattiva gestione e spreco delle risorse», «evasione fiscale», «spesa pubblica troppo alta», «elevato debito pubblico». Sangalli vede in Italia «un cortocircuito tra una troppo elevata pressione fiscale e una troppo elevata spesa pubblica», con una preoccupante forza del «partito della spesa» anche nelle discussioni di questi giorni nel governo sull’uso del surplus fiscale 2007 (altrimenti chiamato «tesoretto»). Visco risponde che l’intenzione di ridurre le tasse nei prossimi anni il governo ce l’ha ma in prima istanza va ridotto il debito pubblico.

    Una sorpresa del sondaggio Confcommercio è come gli italiani valutano i servizi che lo Stato fornisce in cambio delle tasse. La scuola e la sanità, tutto sommato, se la cavano abbastanza bene, con più di un quarto di soddisfatti. Segue l’ordine pubblico, dove la media dei soddisfatti è però abbassata, compresibilimente, dalle risposte del Mezzogiorno. Il servizio peggiore, più lento, più inefficiente, più incerto, è invece reputato la giustizia, con solo un 7% di soddisfatti.