Ichino ottiene le scuse («anche eccessive»)

27/02/2006
    sabato 25 febbraio 2006

      Pagina7 – Capitale/Lavoro

      CGIL

        Ichino ottiene le scuse (�anche eccessive�)

          Sotto pressione da parte del Corsera per la �riforma del modello contrattuale�

            MARINA DELLA CROCE

              C’� da restare perplessi, diciamo cos�. Pochi giorni fa Giovanni Naccari, responsabile dell’ufficio giuridico della Cgil, spedisce una �circolare� alle strutture per segnalare che il sindacato si trova di fronte a una �campagna di stampa che mette in profonda discussione il ruolo del sindacato confederale, il sistema della contrattazione collettiva e le regole della rappresentanza�. Poich�, oltretutto, si � arrivati a sostenere che �la legge 30 non avrebbe precarizzato il mercato del lavoro e che c’� addirittura a sinistra un vuoto di idee� in proposito, verranno messi a disposizione della discussione interna alcuni contributi in materia di lavoro, diritti, riforma della contrattazione. Il primo testo �, ahinoi, un articolo del prof. Piergiovanni Alleva, ordinario di diritto del lavoro all’universit� di Ancona, pubblicato da il manifesto il 17 febbraio scorso (�La legge Biagi e le alternative possibili�). Il Corriere della sera ci costruisce sopra un attacco in piena regola a Naccari (e quindi alla Cgil), colpevole di �chiedere di mettere al bando le idee del giuslavorista Pietro Ichino e di altri intellettuali `eretici’�. Un articolo di pessimo gusto, in cui ci si attarda a ironizzare sulle preferenze musicali di Naccari e le sue doti di �provetto ballerino�; ma che sortisce il risultato voluto, ovvero le scuse della Cgil nei confronti di Ichino, le dimissioni di Naccari messe a disposizione dell’organizzazione, l’intangibilit� del giuslavorista (incidentalmente anche editorialista del Corsera). E ci consta che parecchie redazioni, in queste ore, siano sottoposte a pressioni per �trattare� la notizia in modo adeguato e, ovviamente, nella stessa direzione. Qualcuno sospetta che ci sia anche un umano – ma non commendevole – desiderio di pubblicizzare meglio l’ultimo libro del professore.

                La reazione difensiva della Cgil appare per� sproporzionata. Anche a giudizio dello stesso Ichino (�Epifani e Nerozzi hanno ritenuto di giustificarsi perfino eccessivamente…�). Si mormora, ma si mormora soltanto, che in tal modo si sia cercato di prevenire il ripetersi della situazione in cui si era trovato Cofferati: le sue vecchie critiche a Enzo Biagi erano state strumentalizzate – dopo l’uccisione del professore – come un’involontaria indicazione di un �nemico del popolo�. Se cos� fosse, per�, da oggi in poi nessuno – nella Cgil, ma pi� in generale nella sinistra – potrebbe pi� criticare una qualsiasi proposta (di destra, moderata o centrista) in materia di lavoro e diritti.

                  Se n’� accorto il segretario dei metalmeccanici Cgil, Gianni Rinaldini, secondo cui quella contro Naccari � �una campagna di denigrazione che la Cgil deve respingere�. Anche perch� �le posizioni sostenute da Ichino vanno in direzione opposta alle posizioni espresse da tutta la Cgil nel dibattito congressuale e sono quindi incompatibili con queste ultime. Pertanto, chiedere le dimissioni di Naccari rappresenta un atto assolutamente incomprensibile per un’organizzazione come la Cgil�.

                    Non � la prima volta, non sar� l’ultima. Ma � evidente il tentativo di condizionare le scelte che la Cgil deve compiere nei prossimi mesi, ma gi� la prossima settimana nel congresso di Rimini. Confindustria – che, sembra di ricordare, ha qualche esponente di rilievo nel patto di sindacato che governa il Corsera – vuole una �riforma del modello contrattuale� che riduca di molto il ruolo del contratto nazionale. Il programma dell’Unione, da parte sua, tra la prima versione e l’ultima ha perso per strada alcuni pezzi importanti, proprio in materia di lavoro. Come la modifica del decreto 66/2003 in materia di orario di lavoro (anche 13 ore al giorno!), l’art. 3 sulla parit� economica tra dipendenti dell’azienda-madre e dell’azienda-figlia, salute e sicurezza sul lavoro, ecc. Lo scenario non � bello. Comincia a somigliare a una tenaglia.