Ichino: «Ma alcune idee di Marchionne sono giuste»

20/09/2010

«Non credo che sia alle porte l’esplosione di un conflitto sociale o un ritorno del partito armato. I 20 scalmanati che hanno provato a impedirmi di parlare alla Festa del Pd a Milano hanno messo in scena una contestazione più chiassosa che violenta ». A una settimana di distanza dall’episodio, da Pordenone, Pietro Ichino torna a parlarne. E più che preoccupato si dice amareggiato: «C’è una prevenzione assoluta nei confronti di chi, come me, promuove una riflessione sulla possibilità di alcune innovazioni nel mercato del lavoro che consentano di uscire dalla crisi». A Milano lo slogan con cui il giuslavorista è stato contestato recitava «Ichino servo di Marchionne». E lui: «Posso dire di non avere mai avuto alcun tipo di rapporto con la Fiat. Però rivendico il diritto a sostenere, anche da senatore del Pd, iscritto da 40 anni alla Cgil, che alcune iniziative di Marchionne sono giuste e condivisibili ». Ichino si riferisce al tentativo dell’ad Fiat di adeguare il mercato del lavoro italiano agli standard europei. «Per farlo è necessario stabilire delle deroghe al contratto nazionale. Ma non è detto che significhino un peggioramento della vita dei lavoratori. Dobbiamo sperimentare soluzioni nuove,come con gli accordi di Pomigliano si è cercato di fare. L’Italia è come un’automobile con le gomme a terra. Per farla ripartire dobbiamo puntare sul nuovo. Anche perché così non abbiamo la capacità di attrarre investitori esteri, di cui abbiamo assolutamente bisogno. Quanto all’attrazione dei capitali, di noi fa peggio solo la Grecia». Quale, allora, la ricetta? «Se vogliamo tornare a crescere dobbiamo darci un sindacato capace di accogliere piani industriali innovativi e pronto a scommettere sull’innovazione».