I vescovi: voto agli immigrati

12/11/2003

mercoledì 12 novembre 2003

Pagina 7 – Interni
 
 
I vescovi: voto agli immigrati
La Fondazione Migrantes della Cei rilancia la proposta già fatta nel ´93.
"Gli stranieri però rispettino la legalità"

Critiche sul diritto d´asilo. Bossi: li accolgano in Vaticano

          MARCO POLITI


          ROMA – A gamba tesa i vescovi entrano nel dibattito sul voto agli immigrati, che travaglia il governo Berlusconi. Il sostegno a Fini e ai cattolici del Polo è netto. La Conferenza episcopale ha reso noto ieri di appoggiare pienamente il progetto di concedere agli immigrati residenti in Italia il diritto di voto amministrativo. Lo ha dichiarato il presidente della Fondazione Migrantes della Cei monsignor Giuseppe Di Falco in vista della Giornata nazionale dei migranti che si terrà il 16 novembre. Ma Bossi dà un duro altolà ai vescovi.
          «Credo che questi signori farebbero bene ad avere più rispetto per la gente e a non entrare nelle questioni dello Stato italiano», reagisce il leader leghista. E se poi, aggiunge, «vogliono dare il diritto d´asilo possono sempre aprire il Vaticano». I vescovi tuttavia insistono nell´auspicio per il voto amministrativo, perché, spiega monsignor Di Falco, «quando gli immigrati si inseriscono nel nostro Paese e nella nostra cultura acquisiscono il diritto di esprimersi nelle amministrazioni locali». In proposito la posizione della Cei non corre dietro a nessuno. Già in un documento del 1993 ? ha fatto notare il direttore di Migrantes, monsignor Luigi Petris ? si poteva una proposta del genere. "Ero forestiero e mi avete accolto" si intitolava il testo pubblicato dalla commissione episcopale per le migrazioni.
          I vescovi hanno anche criticato il forte ritardo nell´emanazione dei regolamenti di attuazione della legge Bossi-Fini, la mancata convocazione delle consulte degli immigrati e la perdurante assenza di una legge sul diritto di asilo. Gli esponenti della Cei ricordano di avere rivolto analogo appello per una legge sul diritto d´asilo al precedente governo di centro-sinistra.
          La presa di posizione dei vescovi è destinata a pesare nel duello che oppone Bossi a Fini sulla questione immigrati. D´altra parte, monsignor Di Falco, che è vescovo di Sulmona, ha accompagnato le sue dichiarazioni con il richiamo al rispetto della legalità. «Non esiste legalità senza solidarietà ? ha sottolineato ? né solidarietà senza legalità». Il senso di legalità, ha proseguito, «deve vincolare lo straniero» anche per quanto riguarda i suoi doveri. E fra questi Di Falco ha citato quello di «riconoscere i diritti della società di accoglienza, senza pretendere che questa, per rispetto alle minoranze, rinunci alla sua identità e alla sua tradizione». Un accenno implicito alla polemica sui crocifissi negli edifici pubblici. Alla legalità vengono richiamati anche i datori di lavoro: «Troppo spesso escogitano vie nuove per defraudare gli operai della giusta mercede, un delitto che grida vendetta al cospetto di Dio», ha esclamato il vescovo di Sulmona elencando vari espedienti come far ricadere sul dipendente l´onere delle assicurazioni o della sanatoria. La Cei invita a seguire la situazione degli emigrati italiani. Quest´anno hanno lasciato l´Italia 22 molisani e 33 agrigentini su 100, mentre la media italiana di emigrazione all´estero è del 7 per cento.