I venditori puniti col frustino

14/05/2010

La guardia di finanza di Firenze li definisce un «sodalizio criminale». E in effetti i cinque «imprenditori» arrestati nel cuore della civilissima Toscana ne hanno combinate di cotte e di crude: avevano messo su un giro di affari in nero quantificato in 4,4 milioni di euro, vessando i propri collaboratori – venditori al telefono e porta a porta –, truffando i clienti e il fisco. Al centro del giro, un aspirapolvere, il Kirby, spacciato dalla ditta come presidio medico, toccasana contro l’asma. Le operatrici del call center di Incisa Valdarno (nel fiorentino) venivano addirittura colpite con un frustino sulle gambe quando non raggiungevano i risultati attesi,mentre i venditori erano obbligati ad acquistare loro stessi l’elettrodomestico, per poi essere costretti a lavorare in modo da ripagarsi i debiti. Le prime denunce erano partite nella primavera del 2009, quando una decina di clienti truffati si era rivolto alla Federconsumatori della Toscana, per essere tutelato. «Abbiamo raccolto una serie di dossier – spiega il presidente dell’associazione, Giuseppe Minigrilli – e con quelli siamo andati alla guardia di finanza: hanno avuto la sensibilità di capire che non si trattava di un raggiro come tanti altri, ma che dietro c’era molto di più. Anche perché eravamo riusciti a parlare con un lavoratore, di cui abbiamo garantito l’anonimato: ci ha raccontato di essere stato praticamente obbligato a truffare gli altri clienti, in quanto lui stesso – a sua volta – era stato indotto a indebitarsi per acquistare il Kirby, con la promessa di un’assunzione». Così, dopo una serie di indagini, sono state arrestate 5 persone – quattro uomini e una donna – indagate per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla frode fiscale. Si tratta di un 33enne, il rappresentante legale della Italcarone srl, con sede centrale a Incisa Valdarno, e di altri 3 uomini, di 28, 33 e 35 anni, gestori delle sedi periferiche di Arezzo e Massa Carrara. La donna, una 32enne, era addetta alla gestione del personale di Incisa. La guardia di finanza ha raccolto 40 testimonianze di lavoratori: questi hanno spiegato che dovevano presentare il prodotto come un «presidio medico chirurgico/elettromedicale antiacaro», dotato di autorizzazione del ministero della Salute (autorizzazione smentita dallo stesso ministero); inoltre, per incentivare all’acquisto del Kirby, dicevano che le spese erano detraibili dalla dichiarazione dei redditi (cosa falsa); ancora, il diritto di recesso del cliente era ostacolato da alcune clausole vessatorie. Addirittura sono state trovate firme false su richieste di finanziamento, mai avanzate dai clienti: e il prodotto non è che fosse regalato. All’acquirente arrivava a costare tra i 3000 e i 4000 euro, mentre la Italcarone lo aveva avuto per soli 300 euro. «Alcuni nostri associati si sono ritrovati sul groppone finanziamenti pesanti: uno doveva onorare 48 rate da 87 euro al mese, un altro da 92», spiega il presidente della Federconsumatori. Le persone assunte non erano contrattualizzate in modo regolare: alcune erano retribuite a cottimo, con obiettivi impossibili (organizzare 60 dimostrazioni al mese, per 1000-1200 euro, più le provvigioni per ogni prodotto venduto) o come dipendenti fittizi di una cooperativa con sede a Bologna. In realtà si applicava il multilevel americano: usare le reti di conoscenza per vendere il prodotto. Così i primi a dover acquistare i Kirby erano gli stessi venditori, che poi a loro volta dovevano organizzare incontri dimostrativi con i propri parenti e amici. Una volta esaurito il bacino di conoscenze, i lavoratori erano indotti a lasciare il campo, spesso senza essere retribuiti, tanto che si è osservato un altissimo «turn over» (circa un centinaio di neoassunti ogni anno).
Al call center venivano osservati orari schiavistici: 14 ore al giorno (dalle 8,30 alle 22,30, con una pausa di mezz’ora alle 12): quando la telefonata non andava a buon fine, alcune volte il capetto colpiva le centraliniste sulle gambe, con un frustino. Erano previste anche riunioni «motivazionali», con frasi di incoraggiamento: «Ricorda sempre: la differenza la fai tu. Ti voglio bene»; «Le persone di successo fanno ciò che i falliti non amano fare»; e addirittura l’inno nazionale cantato ogni mattina, tutti insieme prima di iniziare il lavoro.