I trentenni della Cgil all’assalto con un blog

01/10/2007
    lunedì 1 ottobre 2007

      Pagina 2 e 3 – Economia

      il caso
      L’obiettivo: nuove idee e nuovi leader

        I trentenni della Cgil all’assalto con un blog

          TERESA PITTELLI

            Potrebbe essere una rivoluzione destinata a cambiare il volto del più grande sindacato italiano. Per adesso è solo un sasso lanciato nello stagno, ma la novità è così forte da far ben sperare: in Cgil si sono svegliati i giovani. Under 35, molti allevati «in casa» da Corso Italia, tra le file delle organizzazioni studentesche o nelle Camere del lavoro, ora sono cresciuti. E guardano alle grandi trasformazioni di questi anni, come la precarietà e il declino dell’economia, con uno sguardo nuovo. Spesso criticando le mosse di Epifani e dei suoi.

            Il gruppo dei giovani ha deciso di organizzarsi e allargare al maggior numero possibile di coetanei (sindacalisti e lavoratori) il dibattito sul rinnovamento della Cgil, e far arrivare fino ai piani alti di Corso Italia alcune idee forti per cambiare marcia: una grande campagna per la rappresentanza dei precari, all’esterno, e all’interno un ringiovanimento dei gruppi dirigenti e del bacino di militanti, un po’ chiusi e invecchiati. Il mezzo scelto è un blog, «Futuro Cgil», al quale sono già iscritti in 200. Ad avviare la discussione un drappello di trentenni, che in un documento presentato lo scorso novembre (all’incontro c’erano anche i segretari confederali Carla Cantone e Paolo Nerozzi) hanno tracciato una «road map» del rinnovamento.

            A cominciare dalla precarietà. «Rinchiusa troppo spesso nella sicurezza dei grandi luoghi collettivi del produrre, la fabbrica, il centro commerciale, la pubblica amministrazione», si legge nel documento, «la Cgil non è più in grado di leggere trasformazioni epocali come la precarietà, considerata ancora elemento accidentale quando ormai è la caratteristica fondamentale del lavoro». Il rischio è perdere contatto con pezzi sempre più ampi del mondo del lavoro. «Sembra che il sindacato continui a dedicare la stragrande maggioranza delle proprie risorse a un core business che si assottiglia ogni giorno di più, rischiando di concentrare salario e garanzie nei nodi produttivi più sindacalizzati, e di scaricarne i costi nei punti della filiera dove si concentrano i soggetti deboli come giovani e immigrati», spiega Bernardo Marasco, quadro dei tessili della Filtea.

            La Cgil ha risposto in parte alla sfida con il protocollo firmato col governo il 23 luglio scorso, e ora contestato dalla Fiom. I ragazzi del blog, però, vanno oltre. Al di là della bontà dell’accordo (che poteva fare di più ma che almeno ha portato a casa nuovi ammortizzatori sociali, dicono nei forum), al di là del superamento della legge 30 (che tutti auspicano), il vero e complicato problema sta nel fatto che gran parte dei lavoratori cosiddetti atipici restano fuori dalla tutela sindacale.

            La proposte degli Under 35 per una grande campagna di sindacalizzazione dei giovani e dei precari vanno dal superamento dei rigidi paletti dei contratti collettivi di categoria, per dare spazio ai diritti retributivi e sindacali di chi non vi è incluso, all’elezione di rappresentanti di lavoratori non subordinati in tutti i settori. «Ma serve anche un reinsediamento nei territori, un rilancio delle Camere del lavoro come luoghi culturali e ricreativi, bisogna andare incontro alle persone nei posti di lavoro e nei quartieri», riassume Alessandro Coppola (Cgil nazionale). E bisogna recuperare grandi questioni giovanili trascurate, come la conoscenza. «Dopo anni di studio e magari di ricerca, molti giovani occupano posizioni del tutto al di sotto delle loro competenze», scrive Francesco Sinopoli (Flc) nel forum.

            Problemi che nascono anche dalla struttura ormai «anacronisticamente verticale» della Cgil. «Vorremmo luoghi aperti di partecipazione dove far emergere competenze ed elaborazione, anche in maniera più libera e informale rispetto ai compartimenti classici», racconta Ilaria Lani. In proposito, insiste Marasco, è deleteria la prassi per cui «ai delegati viene data una formazione su questioni di base, mentre i temi innovativi, di prospettiva o di frontiera restano appannaggio delle discussioni tra segretari».

            Le nuove leve premono insomma per rompere con le cordate e i gruppi di potere, e al tempo stesso ringiovanire la dirigenza. Con l’ingresso di quadri giovani e immigrati nelle strutture confederali e di categoria, non attraverso «quote» e cooptazioni, ma introducendo (gradualmente) soglie di età. Gli Under 35 di Futuro Cgil contano di arrivare in dicembre alla Conferenza nazionale di organizzazione con un documento unitario sul quale raccogliere nuovi consensi. E di organizzare per novembre una manifestazione a Firenze per incontrarsi tutti di persona. I grandi capi hanno un po’ di tempo per rifletterci su.