I timori sul debito e la ripresa che stenta a partire

18/09/2002




18 settembre 2002

RETROSCENA

I timori sul debito e la ripresa che stenta a partire


L’incontro con il premier e la necessità di una strategia virtuosa che sia lungimirante

      E’ maturato in estate, nel ritiro di Castelporziano, il doppio allerta di Ciampi sull’economia. E’ maturato dalla lettura dei dossier fornitigli dai più stretti collaboratori (il capo della segreteria, Francesco Alfonso, con lui da una vita, e il responsabile dello staff che segue gli affari finanziari, Domenico Marchetta), in cui emergevano i sempre più gravi sintomi di debolezza dei mercati internazionali, una crisi non prevista dagli stessi imprenditori, assieme ai nostri problemi sul fronte dell’inflazione e su quello dei conti pubblici. Un preoccupante «combinato disposto», che lo ha indotto ad anticipare già il 20 agosto ad Arrigo Levi, suo consigliere per le relazioni esterne, l’intenzione di lanciare un richiamo forte prima che il governo varasse la Finanziaria. In questo caso al dovere d’ufficio di un capo dello Stato, espresso in chiave di pedagogia istituzionale, si è sommata l’occhiuta attenzione di uno che è stato governatore della Banca d’Italia e ministro dell’Economia.
      Si sa: sul debito pubblico il presidente è sempre stato orgoglioso dell’itinerario di rientro da lui stesso pianificato quand’era al Tesoro. «Siamo riusciti a ridurre il disavanzo dai 135 mila miliardi del 1996, ai 40 mila del ’99, e ci si avvia a quota zero», diceva un paio d’anni fa. Perciò, il fatto che la marcia si sia oggi interrotta e il debito abbia ripreso a salire, lo inquieta. Sia per le conseguenze interne, che per quelle in Europa. Ne ha discusso con il premier Berlusconi, durante il colloquio riservato che segnava la ripresa dell’attività politica e nel quale gli chiedeva appunto misure di bilancio e interventi di tipo strutturale. Con il sottinteso che, insomma, serve qualche altro sacrificio, purtroppo. Ma da far digerire al Paese attraverso la vecchia e utile concertazione. Non con il pugno duro che porta solo allo scontro sociale.
      Ne parla pubblicamente ora, e dimostra d’essere in ansia per certe pericolose minimizzazioni e per le intermittenti tentazioni di aggirare il «patto di stabilità» sottoscritto con i partner della moneta unica. Ne parla freddamente e senza recriminazioni, con il tono di chi è costretto a farlo da un’emergenza. Chiedendo una strategia virtuosa nutrita da «atti di coraggio»,«lungimiranza», «saggezza» e fiducia nella strada europea che abbiamo imboccato, altro che «chiudersi in se stessi per paura del nuovo».
      E’ un memorandum sul quale il capo dello Stato insisterà e che Palazzo Chigi farà bene a non trascurare, in questa vigilia d’autunno. Perché è in gioco l’interesse nazionale. Il presidente del Senato Marcello Pera, in prima fila ieri a Lucca, ne ha percepito il senso in tutta la sua urgenza e oggettività. Tanto da esprimere ringraziamento che preveniva ogni eventuale malumore del Polo: «Abbiamo bisogno dell’alto equilibrio istituzionale di Ciampi».
M. Br.


Economia