I timori di Billè e l’inerzia del governo (G.Turani)

31/03/2004





COPERTINA
lunedi 29 Marzo 2004
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il punto

I timori di Billè e l’inerzia del governo


GIUSEPPE TURANI


Sergio Billè, presidente della Confcommercio, non è certo un uomo di sinistra. E anche il suo aspetto fisico ricorda quello del tradizionale salumaio con la matita infilata sopra l’orecchio, che affetta coppe e pancette chiacchierando amabilmente con le signore clienti. Il suo, insomma, è il ritratto dell’italiano prudente, assennato, magari fin troppo cauto, e di sicuro lontanissimo dall’idea non solo di fare delle rivoluzioni, ma anche solo dei cambiamenti troppo bruschi.
Qualche giorno fa, però, ha perso la pazienza e ha detto quello che è evidente a tutti, ma che nessuno dice. Ha sostenuto che qui si rischia "una deriva Argentina". Il paese, cioè, rischia di incartarsi, o di imballarsi. Di fatto è già arenato. Nell’ultimo trimestre del 2003 la crescita è stata uguale a zero. E nel primo trimestre del 2004 possiamo considerarci fortunati se la crescita sarà ancora zero e non qualcosa meno. Sei mesi, quindi, a crescita zero, piatta, sei mesi buttati via.
Ma, anche, sei mesi dai quali sarà difficile poi risollevarsi. E infatti giustamente Billè prevede che, avanti di questo passo, l’Italia finirà per chiudere il 2004 con una crescita ridicola, intorno allo 0,8 per cento.
Naturalmente, Billè propone anche misure per uscire dalla crisi. E, visto che è il capo dei bottegai, propone cose vicine al suo mondo. Propone, in buona sostanza, di ricostituire la capacità di spesa delle famiglie (con sgravi fiscali importanti), al fine di rimettere in moto i consumi e quindi l’economia.
E’ un’idea, quella di Billè, che non va scartata e che, anzi, è molto interessante. Peccato che non ci siano soldi e peccato, soprattutto, che non sia sufficiente mettere i soldi in tasca alla gente perché vada a spenderli. Come dimostrato da molti casi, anche recenti (vedi il Giappone per una decina d’anni).
In sostanza, a monte di quello che dice Billè c’è un problema ancora più grosso. La gente non crede a quello che dice il governo (tutto va bene) e non ha fiducia nel futuro di questo paese. E quindi è prudente, misurata, acquista poco, cerca i prezzi più bassi. La gente, per essere più chiari, ha visto esattamente le stesse cose che vede Billè (il pericolo della deriva argentina), ma ha visto anche un governo che ostinatamente, testardamente, si occupa d’altro (tipo istituire una ventina di polizie regionali, come se le sei o sette che già abbiamo non fossero sufficienti).
Insomma, Billè ha ragione. Siamo tutti convinti che quello che dice è giusto. Tutti meno il governo, e questo, purtroppo, è il particolare decisivo.