I timori di Almunia: «Così vi abbasseranno il rating»

04/07/2007
    mercoledì 4 luglio 2007

    Pagina 3 – Economia

      IL RETROSCENA

      Deficit, i timori di Almunia
      "Così vi abbasseranno il rating"

        La Commissione: attenti, supererete il tetto del 3%

          ALBERTO D´ARGENIO

          BRUXELLES – Dire che a Bruxelles regna la preoccupazione significa usare un eufemismo. I moniti ufficiali su Dpef e pensioni giunti nell´ultima settimana parlano chiaro, ma non dicono tutto sull´umore che si respira tra i collaboratori del commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia. In pochi accettano di parlare, ma chi lo fa racconta che il Documento di programmazione economica proprio non è piaciuto: non è in grado di mettere l´Italia al riparo da sgradevoli sorprese, si ragiona, e al primo rallentamento dell´economia non eviterà a Roma di tornare al di sopra del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Per non parlare della riforma delle pensioni, il vero cruccio di chi controlla i conti europei: se alla fine l´accordo annullerà i risparmi conquistati negli ultimi dieci anni, è la tesi ricorrente, l´Italia verrà declassata dalle agenzie di rating, con gravi ripercussioni sulla tenuta dei suoi conti pubblici.

          Insomma, è questo «l´ambientino» che Tommaso Padoa-Schioppa troverà lunedì prossimo a Bruxelles quando spiegherà il Dpef ad Almunia e ai colleghi della zona euro. Ben inteso, il ministro, sottolineano i dirigenti europei, gode ancora di credibilità e fiducia condite dalla comprensione di quanto sia complicato muoversi all´interno di una coalizione «difficile» come quella al governo. Ma tutta la buona volontà di questo mondo non potrà evitare al Paese una serie di guai se non ci sarà un ritorno alla politica del risanamento avviata proprio da Tps.

          Per capire meglio la posizione di Bruxelles bisogna prendere il «caso Italia» da lontano. Oggi ci troviamo ancora nella procedura per deficit eccessivo aperta ai tempi del governo Berlusconi, che il tetto del 3% lo aveva abbondantemente sfondato. Una situazione che ha imposto il duro lavoro di risanamento portato a termine quest´anno permettendo all´Italia di uscire dalla procedura. Ma, avvertono dalla Commissione, «la situazione dei conti resterà difficile». Il Paese è sovrastato dal debito pubblico più alto d´Europa, tra pochi giorni l´unico a rimanere sopra il 100% del Pil, ma nonostante questo fardello fino ad oggi Bruxelles non ha inserito Roma tra le capitali ad alto rischio per la sostenibilità delle finanze. Perché? Semplice, in quanto le riforme delle pensioni di Dini e Maroni hanno garantito che l´impatto sulla spesa del debito, per cui quest´anno l´Italia brucerà il 4,6% del Pil, è stato parzialmente compensato da quello positivo che aveva il sistema previdenziale.

          Dunque, è il ragionamento che Almunia va ripetendo, la nuova riforma dovrà essere neutra dal punto di vista del bilancio, ovvero tutti costi che comporterà andranno compensati da altrettanti tagli all´interno della previdenza. Altrimenti ad un Paese che già oggi spende il 48% del Pil si aggiungeranno nuove spese nel breve, medio e lungo periodo. Il che, è la convinzione di chi di mestiere sorveglia le finanze Ue, creerebbe «una fortissima pressione sul debito da parte delle agenzie di rating».

          Come dire: il giudizio sull´Italia verrà abbassato con tanto di insopportabili costi aggiuntivi per le nostre finanze che da diventerebbero difficilmente gestibili per qualsiasi governo. Uno scenario disastroso a cui nei pensieri di Bruxelles si aggiunge, e si interseca, quello legato al disavanzo. Certo, si ammette, anche se il Dpef ha rivisto al rialzo il deficit (al 2,5% nel 2007 e al 2,2% nel 2008), cosa non gradita, l´Italia fa anche meglio di quanto chiesto dalla procedura per deficit eccessivo, fatto, questo, apprezzato da tutti. Ma qui si va oltre, si parla di qualcosa al di là del meccanico rispetto delle regole Ue che, peraltro, tornando al di sotto del 3% nulla più possono imporre.

          Roma è pur sempre tenuta a rispettare l´accordo politico stipulato ad aprile da tutte le capitali dell´euro che richiede di azzerare il deficit entro il 2010. Certo, si tratta solo di accordo politico, e in quanto tale non vincolante, a cui però i collaboratori del commissario aggiungono un particolare: i tassi di interesse sono in salita, il che significa che i pagamenti sugli interessi del debito cresceranno e se si somma questo fattore all´uso del tesoretto, largamente impiegato per scopi diversi dal risanamento, si ottiene la ragionevole certezza che «appena l´economia rallenterà ci sarà un nuovo sfondamento del 3% i tassi di interesse sono in salita».

          Dunque a Bruxelles si perde il sonno pensando ad un nuovo sforamento dell´Italia o, ancora peggio, ad un declassamento delle agenzie di rating. Cose che Almunia e Tps sanno, dice chi lavora al loro fianco, ma che il primo non può imporre (come detto, in questa fase nulla è vincolante, si può solo fare pressione politica) e che il secondo fa fatica a far capire alla sua coalizione. Pazienza, per ora, ma pensare che il 2008 si potrà aprire con una finanziaria a costo zero a Bruxelles sembra un sogno: «Gli sforzi strutturali per migliorare i conti dovranno essere più alti di quelli contenuti nel Dpef», è il mantra. Se no ben presto l´Italia si troverà ad essere il fanalino di coda di Eurolandia.