I timori della Cgil: resiste ancora l’asse con Cisl e Uil

15/07/2004






giovedì 15 luglio 2004

retroscena
Roberto Giovannini

DIVERGENZA SUI PUNTI CALDI DEL DOCUMENTO PRESENTATO DAGLI INDUSTRIALI
I timori della Cgil: resiste ancora l’asse con Cisl e Uil
Lo scontro si consuma sulla prevenzione dei conflitti e sui salari

«Se discutiamo di nuove regole, blocchiamo le intese aperte»
Il leader cislino fuori di sé giudica «incomprensibile» l’atteggiamento assunto da chi ha rotto il confronto Piovono accuse per Fiom imputata di rifiutare qualunque dialogo

Il numero uno della Cgil aveva affermato nei colloqui preliminari il rifiuto di interventi
sulle politiche retributive e negato la revisione dei patti firmati nel ‘93

ROMA
I grandi amori cominciano sempre con delle grandi litigate», scherza la segretaria confederale della Cgil Carla Cantone. Vero è che il cammino della «nuova concertazione» non poteva riprendere in modo peggiore: con una fragorosa rottura, con la Cgil che abbandona il tavolo negoziale respingendo al mittente la proposta confindustriale di affrontare da settembre le questioni della riforma della contrattazione e del salario. Con uno strascico di veleni che rischiano non solo di vanificare il disgelo di queste settimane tra Cgil e Confindustria, ma anche di ricreare un clima irrespirabile nei rapporti tra Cgil e Cisl-Uil, faticosamente ricuciti in questi mesi.

È bastato poco per far esplodere l’ira di Guglielmo Epifani. Appena seduto al tavolo, dopo il discorso introduttivo di Luca di Montezemolo, il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei ha letto la bozza di documento predisposta. Otto pagine, che a un certo punto però contenevano due paragrafi «roventi»: quello sulla «prevenzione del conflitto», e quello sulle politiche salariali e contrattuali. Il testo proponeva «politiche retributive che favoriscano l’innovazione e l’aumento della produttività», e soprattutto «assetti contrattuali che – si legge – possano diventare un elemento di competitività del sistema, attenuandone la rigidità e agevolando i fattori che permettano di tenere conto dei livelli di produttività e delle diverse condizioni dei mercati del lavoro locali». Materia delicatissima, su cui il documento indicava l’avvio a settembre di un vero e proprio negoziato.


«Inaccettabile», ha replicato seccamente Epifani, mentre Savino Pezzotta e Luigi Angeletti spiegavano che il documento andava emendato, ma che nel complesso era interessante. A quel punto, la riunione è stata sospesa, e le delegazioni sindacali hanno continuato a discutere, e con toni molto accesi.


Nei giorni scorsi il leader della Cgil aveva detto chiaro e tondo (sia dalle colonne dei giornali che nei contatti riservati con il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta) che il sindacato di Corso d’Italia non avrebbe avuto problemi a concordare un documento sui temi «facili» dello sviluppo, del rilancio dell’economia e dell’innovazione. Ma Epifani non avrebbe accettato niente di più che di un accenno ai temi della riforma del sistema contrattuale, su cui la Cgil ha idee diverse da quelle di Cisl e Uil, oltre che da quelle di Confindustria; e in nessun caso si sarebbe impegnato a stabilire una data per l’avvio della discussione sulla revisione del sistema scaturito dalle intese del ‘93. Prima – questa la posizione Cgil – i tre sindacati avrebbero dovuto concordare una loro linea unitaria, attraverso le commissioni di lavoro il cui varo fu deciso nelle segreterie congiunte del 23 giugno scorso. Non è un segreto che Pezzotta e Angeletti – che al contrario spingono fortemente per una riforma del sistema – abbiano insistito perché il documento stilato da Confindustria prevedesse esplicitamente un capitolo dedicato a questi due esplosivi temi. È stata molto animata, la discussione al tavolo fra i tre sindacati. Da un lato la Cgil, a spiegare che la priorità è la crisi produttiva, che la riforma contrattuale va prima discussa tra le confederazioni, che quella di Confindustria era una forzatura, che il testo presentato su salario e contratti da Bombassei era un «manifesto ideologico dell’impresa». «Non possiamo discutere di nuove regole – ha detto a un certo punto Epifani – c’è il rischio di bloccare i contratti che stiamo negoziando». Ovvero, pubblico impiego, credito, trasporto locale, e dal 31 dicembre il secondo biennio dei metalmeccanici. Pezzotta e Angeletti hanno proposto una mediazione: rinviare il confronto con Confindustria a ottobre, una volta conclusa la discussione interna al sindacato sulle nuove regole, e confermare la validità delle regole vecchie per i contratti in corso di rinnovo. Una proposta bocciata recisamente da Epifani, che è andato a salutare Montezemolo e Bombassei, e ha abbandonato il tavolo con i suoi.


Al termine, gli animi dei dirigenti sindacali erano davvero surriscaldati. In casa Cgil si punta il dito contro Confindustria, accusata di aver forzato la mano per «dilettantismo», rendendo inevitabile una rottura forse gradita ad alcune componenti del mondo datoriale. Ma c’è molto malumore verso Cisl e Uil, che avrebbero scientemente manovrato per precipitare la spaccatura. Savino Pezzotta è fuori di sé: sfogandosi in modo colorito con i suoi, il leader cislino giudica «incomprensibile» l’atteggiamento di Epifani, che per alcuni dirigenti del sindacato di Via Po o non vuole nemmeno discutere di contrattazione (nel mirino c’è la solita Fiom), oppure addirittura non è in grado di abbozzare un confronto con il governo, e per ragioni politiche. «Poteva chiedere un rinvio, non si capisce dove vuole parare», dicono alla Uil. Dove si sospetta (non si sa quanto a ragione) che sulla riforma della contrattazione Epifani non abbia un consenso della sua organizzazione.