I tempi sono maturi per l’unità sindacale (A.Megale)

18/10/2007
    giovedì 18 ottobre 2007

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      Protocollo – Dopo la consultazione

        I tempi sono maturi per l’unità sindacale
        Ce lo chiedono i lavoratori con il voto

          di Agostino Megale

            Oltre 5 milioni di lavoratori alvoto. Nei giorni 8, 9 e 10 ottobre si è svolta la consultazione sindacale dei lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate, giovani, atipici sul Protocollo sul welfare siglato il 23 luglio tra sindacati, imprese e Governo. La più grande consultazione mai realizzata non solo in Italia ma in nessun altro paese al mondo. Il 14 ottobre circa 3,5 milioni di cittadini votano alle primarie per la costruzione del nuovo Partito democratico. Anche questa è la più grande partecipazione di popolo mai vista alla realizzazione di un partito. I lavoratori da un lato e i cittadini dell’Ulivo dall’altro danno una prima e possente risposta all’antipolitica, decidendo di partecipare, di contare con il proprio voto nelle scelte del sindacato e del Paese. Due eventi diversi, un unico filo conduttore: la partecipazione come antidoto al qualunquismo populista. Ma andiamo per ordine.

            Oggi i direttivi unitari di Cgil,Cisl e Uil trarranno un bilancio conclusivo sui risultati della consultazione rafforzando anche per questa via l’dea che può partire una nuova stagione unitaria fortemente ancorata alla partecipazione democratica del mondo del lavoro e dei pensionati alle scelte del sindacato.

            Dopo il voto dei lavoratori, quanto previsto dal Protocollo dovrà essere approvato in Finanziaria entro il 31 dicembre. Il tira e molla di questi giorni è dannoso. Il governo rischia di disperdere il capitale sociale acquisito con il consenso dei lavoratori. L’accordo non può che essere trasferito in legge così come concordato con le parti sociali. Di sicuro, Rifondazione Comunista e dintori, con la manifestazione del 20 ottobre, faranno un regalo al centrodestra, oltreché rappresentare un’azione contro il Protocollo e il sindacato stesso.

            L’esito del voto è anche il frutto di una democrazia allargata, che ha portato a una consultazione decisa e svolta unitariamente; che ha prodotto una partecipazione di oltre 5 milioni di persone e un consenso effettivo dell’82%, con i lavoratori attivi al 78%. Un dato straordinario, di gran lunga superiore alla consultazione svoltasi esattamente 12 anni fa sulla Riforma Dini (in cui si registrò il 64% dei consensi). Va ricordato che nel 1995, pur essendo la Fiom d’accordo sull’intesa, il risultato in termini di voto e di partecipazione fu positivo ma non straordinario. Oggi, invece, pur essenso la maggioranza della Fiom schierata contro, il livello di consenso ha superato ogni aspettativa, con 16 punti in più rispetto alla consultazione precedente. A differenza di quanto sostengono esponenti della cosidetta sinistra più radicale, i voti in democrazia si contano e non si pesano, ognuno fa le sue battaglie ma il risultato finale non può che essere assunto e accettato da tutti. La Fiom si è schierata apertamente e formalmente per la prima volta contro un accordo confederale. È un fatto nuovo che evidenzia la difficoltà di rappresentanza del gruppo dirigente della maggioranza della Fiom, stretta «tra interessi corporativi e politicismo».

            Lo svolgimento e l’esito positivo della consultazione con 53 mila assemblee non può che valorizzare e rafforzare le conquiste e l’unità di Cgil, Cisl e Uil. Di fronte a una crisi rale della politica nella sua capacità di rappresentanza generale, i sindacati confederali hanno saputo elaborare una posizione unitaria, superare le tante tensioni corporative presenti in un negoziato complesso, rafforzare un ruolo e una visione generale.

            Ci si può chiedere allora che cosa impedisca attualmente ai sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil di costruire un progetto unitario, alto e forte, capace di dare ai lavoratori italiani e ai pensionati un grande sindacato unitario.

            Riprendere oggi la bandiera e le ragioni dell’unità sindacale significa prima di tutto autonomia sindacale. Il 64% dei lavoratori da noi interpellati chiede autonomia e pari dignità con la politica. Superato il collateralismo bisogna pensare alla militanza dei singoli dirigenti sindacali e dei lavoratori nei partiti come la conferma di un valore nelle loro radici popolari. Ma dovremo anche immaginare luoghi, sedi e modalità unitarie tipo «convenzioni programmatiche» dove vive la pari dignità tra il soggetto sociale sindacato e i soggetti della politica che convengono contenuti sociali e anche modalità della rappresentanza politica.

            In passato, le divisioni ideologiche e il pluralismo associativo non hanno impedito di sperimentare forme inedite come «i patti sindacali per l’unità d’azione» e la lunga stagione della federazione unitaria che durò fino alla rottura del 1984.

            Il sindacato ha avvertito quindi già nei primi anni Novanta le potenzialità del venir meno delle contrapposizioni ideologiche. Con la discussione sulla «costituente per l’unità» di metà degli anni ’90 abbiamo perso una grande occasione arenandoci sull’onda delle divisioni tra gli stessi sindacato.

            Nel libro-intervista Cari Compagni, a cura di Pasquale Cascella (con prefazione di Walter Veltroni), alla domanda su quali sarebbero stati i tratti peculiari del sindacato del domani, Lama rispose: «L’unità, perché senza di essa il sindacato perderebbe la sua forza, e il rappporto con i lavoratori, perché senza o contro i lavoratori perderebbe la sua credibilità. Questi due elementi sono inscindibili, e valgono per tutti». Per questo, costruire oggi l’unità, farlo con i piedi saldamente piantati per terra, significa rilanciare l’autorevolezza del progetto sindacale confederale anche rispetto agli stessi costi della politica. Su ques’ultimo aspetto la campagna vergognosa scattata all’inizio di agosto sull’Espresso sulla casta sindacale è priva di qualsiasi fondamento. Ciò non ci esime dall’affrontare una riforma dei sindacati che all’insegna di una nuova stagione dell’unità:

              1) rilanci un progetto costituente che porti a un nuovo patto unitario;

              2) ridefinisca un’idea forte di autonomia fondata sul progetto sociale e sulle pari dignità con i partiti e le coalizioni;

              3) renda così più incisiva e autorevole l’azione negoziale e concertativa;

              4) realizzi tramite percorso initari sinergie e maggiore efficacia nel tutelare ancora di più tutti i lavoratori. Questo può portare alla riduzione dei costi dell’azione sindacale.

              La partecipazione dei lavoratori al voto sul Protocollo sul welfare resterà nella memoria e nella storia sindacale come il punto più alto della democrazia sindacale e ci dice anche che il mondo del lavoro vuole contare e pesare di più, ma ci dice anche che l’unità continua a essere considerata il bene più prezioso e irrinunciabile del mondo del lavoro.