I tagli veri? Nel monte-previdenza

25/09/2002




          25 settembre 2002

          I NODI DELL’ECONOMIA


          I tagli veri? Nel monte-previdenza


          ROMA – Quanto pesa e che cosa significa per l’Italia l’aggiustamento strutturale da almeno mezzo punto di Pil annuo che la Ue ha imposto ieri ai Paesi lontani dal pareggio di bilancio? A un primo sguardo, la cosa parrebbe fatta: già la manovra da 22 miliardi in cantiere per il 2003 contiene una correzione permanente, secondo il Governo, da circa 7 miliardi, proprio mezzo punto di prodotto. Si tratta dei risparmi di spesa per acquisti di beni e servizi. Il resto, tra cartolarizzazioni (altri 7 miliardi) e concordati destinati a diventare condoni ma indispensabili per finanziare alleggerimenti di imposte, è tutt’altro che permanente, se non nella parte di riduzione delle tasse. Il fatto è che una correzione strutturale dello 0,5% di Pil indica implicitamente, da un lato, una situazione dei nostri conti più grave di quanto scritto a luglio nel Dpef 2003-2006. Dall’altro, si riferisce a un contesto economico che è tutt’altra cosa da quello effettivo, cui i parametri europei continuano invece a guardare. Il Dpef indicava per il 2002 un indebitamento (deficit) strutturale dello 0,5% del Pil. In realtà, oggi la Ue lo stima poco oltre gli 1,5 punti (sempre strutturali). Abbattendoli di mezzo punto l’anno, il «close to balance» (anch’esso strutturale) verrebbe raggiunto nel 2005, proprio alla nuova scadenza ammessa ieri. La realtà è però diversa. Il conteggio strutturale ipotizza che la nostra economia si trovi in una situazione di pieno utilizzo delle risorse. Cosa lontanissima dal vero. E se alla cruda realtà delle cifre decidiamo invece di ritornare, osserviamo altri numeri e altri conti: non solo per il 2002, ma anche e soprattutto per gli anni seguenti, quando il bilancio rischierà di trovarsi alle prese con la necessità di recuperare una massa crescente di interventi a effetto non permanente. In altri termini, correzioni (strutturali) più elevate di mezzo punto, come precisato ieri per quanto riguarda l’Italia, sono del tutto compatibili con manovre (nominali) da quasi 2 punti di Pil (tenendo conto anche del decreto su Dit e SuperDit) come quella che il Governo mette in cantiere per l’anno prossimo. E, passando alle "vere" manovre, quale alternativa a tagli permanenti alle spese? Nessuna, anche se si tratta di misure difficili: stipendi e pensioni e, per gli investimenti, dell’aiuto di Infrastrutture Spa.