I tagli al welfare

16/01/2004


VENERDÌ 16 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 13 – Economia
 
 
I TAGLI AL WELFARE
Alle famiglie solo 300 milioni politiche sociali ridotte del 25%
          Il governo non ha restituito il "fiscal drag" per 900 milioni. Prime stime dell´Anci sui minori finanziamenti per asili nido, anziani e disabili
          Al Welfare solo il 5% della manovra espansiva contro il 21,6% del 2003. Le Regioni: impegni disattesi, disertiamo gli incontri
          Rapporto Cer-Spi Cgil sulla Finanziaria. Gli stessi fondi erano 2,7 miliardi nel 2003
          L´inflazione fa salire le tasse di 2,4 miliardi che non verranno restituiti

          RICCARDO DE GENNARO
          LUISA GRION


          ROMA – Tagli allo Stato sociale e ai trasferimenti, mancata restituzione del fiscal drag, inflazione reale due volte quella programmata. Un mostro a tre teste sta divorando il potere d´acquisto degli italiani, impoverisce quote sempre più ampie della popolazione, minaccia anche il ceto medio. La denuncia dello Spi-Cgil, che si avvale di un rapporto Cer, intitolato non a caso «Una Finanziaria di conflitto», è allarmante: nelle tre leggi finanziarie del governo Berlusconi gli interventi triennali in materia di sostegno al reddito familiare, assistenza, previdenza e sanità sono via via crollati: 11,7 miliardi di euro complessivi in tre anni nella Finanziaria 2002 (3,3 il primo anno), 6,2 in quella del 2003 (2,7 il primo anno), 755 milioni nel 2004 (300 milioni il primo anno).
          Non solo: la mancata restituzione del fiscal drag (l´aumento della pressione fiscale per effetto dell´inflazione) è pari a 900 milioni di euro (su un costo totale di 2,4 miliardi), un altro colpo al potere d´acquisto di lavoratori e pensionati. Tagliare il Welfare impoverisce due volte: vengono a mancare gli aiuti e, nello stesso tempo, si riducono i servizi. Chi ha bisogno di cure, istruzione, assistenza è costretto a passare dal pubblico al privato, deve pagare. Nella Finanziaria 2004, il governo ha destinato alle politiche sociali e alla famiglia meno di 300 milioni di euro, che sulla parte della manovra dedicata allo sviluppo pesano soltanto per il 5,3% (contro il 30,2 della manovra 2002 e il 21,6 della manovra 2003).
          A tutto questo va aggiunta «la sottrazione di risorse agli enti locali, titolari della maggior parte dei servizi pubblici alla persona, come i trasporti, l´istruzione, la sanità». Ma non è finita, la situazione potrebbe peggiorare. Il Cer ritiene infatti che l´obiettivo di correzione dei conti pubblici della Finanziaria 2004 «non può essere raggiunto se non con un´ulteriore manovra pari a 2,7 miliardi di euro». Il buco dei due anni successivi è ancora più elevato: il Cer stima infatti minori entrate, rispetto alla valutazione del governo, pari a 3,7 miliardi nel 2005 e 3,5 nel 2006. Il che fa prevedere altri tagli al Welfare, proprio nel momento in cui il governo propone alla parti sociali un tavolo di riforma dello stesso Stato sociale. «Che significato ha questo tavolo se non ci sono risorse», ha detto ieri Betty Leone, segretario nazionale dei pensionati Cgil, durante la presentazione del rapporto.
          Le cifre parlano chiaro: la manovra si è portata via il 25% delle risorse che i Comuni destinano ad asili nido, assistenza agli anziani e disabili. Ha praticamente fatto sparire il reddito di ultima istanza: nel 2002 grazie a 200 milioni di finanziamento questa forma di aiuto ai meno abbienti era stata sperimentata in 59 città. La manovra 2004 non vi ha assegnato nemmeno un centesimo. Se le Regioni vorranno mantenere l´aiuto dovranno trovare da sole i fondi necessari. Non solo: una norma della Finanziaria impedisce alle Regioni di ricorrere a indebitamenti per coprire gli investimenti destinati a famiglie e imprese. «Ci tolgono autonomia decisionale – dice Vasco Errani, presidente dell´Emilia Romagna – le Regioni sono costrette a fare debiti, i margini di autofinanziamento sono bassissimi. Senza mutui ci legano le mani». Nei conti del 2004 – per via dei mancati trasferimenti – già si annuncia un buco da 7,4 miliardi di euro: il governo, con accordi ad hoc su sanità, fondi per le Bassanini e per gli immigrati, aveva promesso di darvi copertura con emendamenti e decreti post-Finanziaria. Nulla è stato fatto, le Regioni minacciano la fine della «concertazione»: se i soldi non arrivano non dialogheranno più con le istituzioni. «Ci sono impegni presi dei quali non c´è traccia – dice Enzo Ghigo, presidente della Conferenza Stato-Regioni – aspettiamo una risposta entro il 20 gennaio».