I supermercati Coop puntano a Piazza Affari

24/12/2004

    SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA
    di lunedì 20 dicembre 2004

    FINANZA pag. 33

    I supermercati Coop puntano a Piazza Affari

      In quotazione tuttavia verranno portati solo gli immobili già scorporati in un’apposita società, la Igd

        LUCA PAGNI
        I supermercati delle Coop vanno in Borsa. La debuttante porta il nome di IGD, acronimo che sta per Immobiliare Grande Distribuzione.
        Il suo è un esordio sotto molti punti di vista, non solo come società specifica. Caso Unipol a parte, infatti, a Piazza Affari non sono mai arrivate altre società legate al mondo delle cooperative di sinistra. Inoltre, tra i titoli del listino mancava all’appello una spa specializzata esclusivamente nella realizzazione e nella gestione dei centri commerciali. Perché quello che verrà offerto ai risparmiatori non è tanto la rete di distribuzione del primo gruppo del settore in Italia, ma il suo spin off immobiliare.

        L’idea è venuta a Coop Adriatica, la seconda per numero di soci all’interno di Coop Italia dietro a Coop Firenze, ma la prima come metri quadrati di area di vendita (200mila) e numero di addetti (7.786), grazie ai suoi 115 punti vendita sparsi tra Emilia Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo.

        IGD è stata costituita alla fine degli anni Novanta «per rendere più redditizia e competitiva la gestione del suo patrimonio immobiliare», come spiega l’amministratore delegato Filippo Carbonari. Un’operazione che nel 2003 si è allargata alla confinante Unicoop Tirreno (l’ex Coop Toscana e Lazio che ha acquistato il 24,58 per cento delle quote della società, mentre il restante 74,81 per cento rimane saldamenti nelle mani di Coop Adriatica. Con il nuovo ingresso, ora IGD controlla un patrimonio immobiliare di 550 milioni di euro, oltre 230mila metri quadrati suddivisi in 12 ipermercati e 8 gallerie. E si presenta all’appuntamento con la Borsa con un fatturato di 53,9 milioni di euro nel 2003, dati pro forma, un utile per 8,4 milioni e una posizione finanziaria netta negativa per 190 milioni.

        L’approdo a Piazza Affari è previsto tra gennaio e febbraio, dove IGD pensa ci collocare tra il 30 e il 40 per cento delle sue quote dopo un aumento di capitale.

        I fondi raccolti con il collocamento serviranno per realizzare nuove acquisizioni, sulla base di un piano industriale che prevede il raddoppio del fatturato nel giro dei prossimi trequattro anni.

        «Crediamo che il settore abbia grandi possibilità di ulteriore sviluppo – spiega ancora Carbonari – e il ricavato della quotazione ci servirà per cogliere occasioni importanti. Gli immobili destinati alla grande distribuzione hanno prezzi più stabili rispetto al residenziale e al terziario per uffici. Questi ultimi, in particolare, sono legati all’andamento dei cicli economici. Il nostro invece si comporta come un tipico settore aciclico».

        In realtà, IGD punta su un altro dato economico per giustificare le possibilità di crescita. In Italia, la grande distribuzione non ha ancora raggiunto il livello di diffusione del resto d’Europa. Lo rivela il cospicuo afflusso di capitali stranieri che hanno rilevato parte delle nostre catene di distribuzione. O potrebbero farlo tra breve, come dimostra il corteggiamento del colosso americano WalMart nei confronti di Esselunga. «Per quanto i prezzi abbiano corso negli ultimi anni – conclude Carbonari per il settore della grande distribuzione non si può parlare di una bolla. Anzi crediamo che il mercato si confermi in continua crescita soprattutto per quanto riguarda la domanda di immobili di grandi superfici».

          Fra un paio di mesi si vedrà la risposta della Borsa.