I sindaci in piazza “Non ci obbligate a ridurre i servizi”

18/06/2010

Prima sono saliti sulle barricate, annunciando un corteo davanti Palazzo Madama a Roma per il 23 giugno e subito dopo sono saliti al Colle da Napolitano per far sentire la loro voce: i comuni italiani non vogliono essere «obbligati a tagliare servizi essenziali per le famiglie», anche se già si stanno attrezzando per far quadrare i conti con le soluzioni più fantasiose. E hanno deciso di compiere il passo più eclatante, minacciando una protesta di piazza in massa per non esser da meno rispetto alle regioni che hanno fatto da battistrada. E ieri sera Chiamparino e Alemanno, che guidavano la delegazione dell’Anci, sono usciti soddisfatti dall’incontro con il Capo dello Stato, «che ha mostrato di recepire le nostre richieste».
I bombardamenti partiti da Milano con Formigoni hanno infatti sortito un primo effetto: far smuovere un pezzo da novanta come Umberto Bossi che ha ammesso l’esistenza di un «bel problema, perché la manovra non tocca il federalismo, però le regioni si sentono un pò nude, sentono di ricevere troppo poco. E bisognerà fare in modo di aiutare le regioni virtuose».
Un argomento quanto mai spinoso, che il leader del Carroccio ha affrontato ieri sera con Tremonti in persona. Arrivando all’incontro con animo fiducioso, «lo so che è difficile, ma credo che qualcosa si possa fare». Il “senatur” è consapevole che la base leghista non gradisce che gli enti locali subiscano questi colpi dal governo centrale e non vuole arrivare domenica al raduno di Pontida disarmato di fronte ai suoi.
E nel ruolo di mediatore si è speso pure il ministro del Lavoro Sacconi, convinto che con le Regioni sia possibile trovare una intesa sui tagli anche se queste «devono riflettere» sui possibili risparmi che possono effettuare a cominciare dallo scioglimento di alcuni enti o agenzie. «Non hanno nessuna azione di dimagrimento da fare? »
Dopo l’uscita di Bossi, «qualcosa comincia a muoversi», è stato il commento di Formigoni, che però non ha risparmiato un’altra frecciata all’indirizzo del Tesoro, svelando che «i governatori temono che ci possa essere una diminuzione anche dei finanziamenti alla sanità, nonostante il governo sostenga che quel settore non sarà toccato». E se governatori e sindaci conducono un’azione a tenaglia spalleggiati dal premier sarà difficile per Tremonti reggere l’urto.
Anche perché i comuni hanno chiesto al governo di riaprire un tavolo di confronto con gli enti locali, mostrando rispetto per i saldi della manovra. Con una lista di proposte di merito, come «un riequilibrio dei tagli di spesa fra i livelli di governo, con una maggiore riduzione delle spese di funzionamento dei ministeri; una riduzione del peso finanziario a carico della manovra dal 2010; l’attribuzione ai comuni di una quota certa delle risorse recuperate dal contrasto dell’evasione fiscale».