I sindacati uniti: no alla decontribuzione

17/03/2003



          Domenica 16 Marzo 2003
          ITALIA-POLITICA


          I sindacati uniti: no alla decontribuzione Maroni: discutiamo


          ROMA – Sulle pensioni si prepara un confronto serrato che già somiglia a uno scontro. I tre sindacati la prossima settimana metteranno a punto un documento unitario (si veda anche l’articolo a pag. 17) in cui si ribadisce il no alla decontribuzione (prevista fino al 5%), il no al trasferimento obbligatorio del trattamento di fine rapporto del lavoratore, il no alla parità tra fondi aperti e chiusi. Un no accompagnato anche da proposte: in alternativa alla decontribuzione potrebbe essere indicata la leva fiscale come via per abbassare il costo del lavoro; in alternativa al trasferimento obbligatorio della liquidazione si fa strada il meccanismo del silenzio-assenso; e sulla parità tra fondi aperti e chiusi si chiederanno stesse regole di governance. Su questo testo sembra ci sarà il via libera, nei prossimi giorni, dei tre segretari di Cgil, Cisl e Uil. «Quando sarà pronto il documento – ha dichiarato ieri il ministro Maroni – avrò il piacere di leggerlo e poi potremo discutere». Forse non sarà proprio un piacere visto che qualche difficoltà, questo confronto con il sindacato, la riserva. Soprattutto sulla decontribuzione: bocciata da Cgil, Cisl e Uil preoccupate per la tenuta dei conti Inps ma fortemente voluta dalle imprese che hanno dato come "merce di scambio" la disponibilità sul Tfr maturando. Intanto la delega approderà in commissione Lavoro del Senato la prossima settimana, negli stessi giorni in cui si comincerà l’esame del Ddl che contiene la modifica all’articolo 18. «Sono assolutamente tranquillo – è stata la risposta di Maroni a chi gli faceva notare i 600 emendamenti arrivati al testo -. Non si tratta infatti della proposta del Governo ma del frutto di un’intesa tra Governo e 36 parti sociali fatta eccezione per la Cgil. È ancora più condiviso, questo provvedimento, di quanto non fu la legge Biagi sul mercato del lavoro».