I sindacati su Dpef e Tfr: «Lavoratori penalizzati»

04/07/2005
    domenica 3 luglio 2005

    Pagina 14 – Economia

      LA POLEMICA

        Pezzotta: metodo sbagliato. Epifani: Paese sul precipizio
        I sindacati su Dpef e Tfr
        «Lavoratori penalizzati»

          ROBERTO PETRINI

            ROMA – Altolà dei sindacati sul Documento di programmazione economica e sulla riforma delle liquidazioni. «La manovra non deve costare ai lavoratori e ai pensionati neanche un euro», ha minacciato il leader della Cisl Savino Pezzotta. «Temiamo che alla fine siano toccati i soliti noti, non è un caso che le voci che circolano sono quelle che parlano di pensioni e sanità», ha aggiunto e ha parlato di un «metodo sbagliato» riferendosi al vertice dell´8 luglio a Palazzo Chigi. «Non si può chiamare il sindacato la sera e poi, la mattina dopo, portare il Dpef a Palazzo Chigi. E´ un finto confronto, gli accordi del luglio del 1993 prevedevano sessioni di politica economica che non sono state svolte», ha concluso. Severo anche il giudizio del segretario della Cgil Guglielmo Epifani: «Il Dpef è una scatola vuota mentre il paese è sull´orlo del precipizio», ha dichiarato ieri.

            Nulla di scontato anche sul piano politico sul Dpef e sulla prossima Finanziaria dove l´Udc alza la voce: «Nessuno si illuda di andare a fare una Finanziaria allo scoperto, pensando di consegnare il debito a chi verrà dopo o, in caso di vittoria alle elezioni, di andare a ricontrattare con l´Europa. Sarebbe un boomerang», ha detto il sottosegretario all´Economia Michele Vietti, intervenendo al congresso dell´Udc. Il malumore sale anche nelle opposizioni: «Il governo si è impegnato a mettere un po´ di polvere sotto il tappeto ed a dare più in là la risposta alle esigenze di risanamento che l´ Unione Europea ci ha indicato», ha detto il diessino Pierluigi Bersani.

            Da domani si entra dunque in una nuova settimana di attesa e confronto in vista del varo del Dpef di metà mese (dopo l´Ecofin del 12 luglio) e di cui, come ha annunciato ieri il ministro del Welfare Maroni, Siniscalco dovrebbe fornire una sintesi ai colleghi e avviare una discussione bilaterale. Intanto si alza il tono dello scontro sulla riforma del Tfr: il viceministro dell´Economia Baldassarri ha detto che resta aperto il problema delle compensazioni da garantire alle imprese pari a 5-600 milioni di euro fin dal 2006 e dunque sulla copertura finanziaria di queste risorse. Il ministro del Welfare Maroni ha replicato assicurando che non c´è «nessun problema» e che c´è pieno accordo con la Ragioneria generale dello Stato. Maroni si è detto anche «convinto che si sarà il consenso dei sindacati».

            Ma critiche al provvedimento sul Tfr giungono proprio da Cgil, Cisl e Uil. «Il provvedimento non va bene per tante ragioni», ha detto Epifani. In particolare, per il leader della Cgil «la più rilevante è perché si mette sullo stesso piano la previdenza contrattuale con le polizze individuali e in questo si snatura l´idea che c´era nella riforma previdenziale e si fa un grande regalo alle compagnie». A fronte del provvedimento di riforma della previdenza complementare, il leader della Cgil avanza un dubbio: «Penso che alla fine non se ne farà nulla perché i lavoratori di fronte alle incertezze finiranno per non toccare il proprio Tfr».

              Infine i commenti politici. Per l´ex ministro del Tesoro Visco (Ds) è scettico: «Se i sindacati sono contrari è difficile che il silenzio-assenso passi». Per Enrico Letta (Margherita) il provvedimento «arriva in ritardo». Rifondazione comunista, invece, lavorerà per «il fallimento di qualsivoglia passaggio del Tfr nei fondi pensione». Perché, ha detto Paolo Ferrero, esponente della segreteria di Prc, «con la manfrina di questi giorni il ministro Maroni vuole arrivare a regalare un mucchio di risorse alle assicurazioni private, scippando il Tfr ai lavoratori e dando in cambio soldi pubblici alle imprese».