I sindacati sorridono, TPS molto meno

13/06/2006
    marted� 13 giugno 2006

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      CONCERTAZIONE ADDIO DUE TEMPI, SCONFESSATA L’INTERVISTA AL SOLE

        I sindacati sorridono, TPS molto meno

          Non hanno mangiato bene (�Si � trattato di una colazione di lavoro, molto sobria…�, confessa il leader della Cisl Raffaele Bonanni, �d’altra parte siamo tutti sovrappeso, tranne i lavoratori…�) e soprattutto hanno ricevuto una piccola sgarberia, la mancata concessione della sala stampa per la conferenza stampa di rito, che hanno dovuto tenere en plein air a piazza Colonna. Prove tecniche di �nuovo patto sociale�, quelle andate in onda ieri pomeriggio tra sindacati e governo. Risotto, pesce, pane integrale e acqua minerale: l’austerit� � cominciata, quanto meno a palazzo Chigi ma anche la scomodit� di dover parlare come se fossero a un comizio �di piazza� � stato preso come un messaggio, sia pur motivato dal fatto che si trattava di un incontro �informale�, ha comunque irritato i tre segretari. Il dato politico, per� rimane. E si pu� tradurre cos�: �Tps � ancora un po’ digiuno di politica, dei suoi riti e delle sue necessit�. In ogni caso, l’intervista rilasciata al Sole 24 ore venerd� scorso Prodi e gli altri l’hanno demolita pezzo pezzo, a colloquio con noi. Lo hanno, come dire?, rimesso a posto�, spiega una autorevole fonte sindacale. Ecco perch� i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil (l’Ugl verr� ricevuta mercoled� mattina, i Cub – unici esclusi – hanno protestato mangiando “pane e mortadella” l� davanti) escono da palazzo Chigi col sorriso sulle labbra. �La situazione � complicata, ma non siamo come nel ’92� ha detto Prodi smentendo il paragone fatto da Padoa-Schioppa. Lo stesso TPS ha detto di essere stato mal interpretato. Dunque, il rilancio della �concertazione� non � paragonabile al patto del ’93 che imponeva la moderazione salariale come contributo al risanamento. Dunque, per i sindacati viene fugato il vero, grande, timore: la �politica dei due tempi�. Prodi avrebbe infatti esplicitamente espresso tutta la sua contrariet� al bau bau di Cgil, Cisl e Uil: la politica del �tempo unico�, quella che punta tutto sul risanamento e solo �poi� sullo sviluppo, non si far�. Ecco perch� Epifani, Bonanni e Angeletti si possono a ragione dichiarare �soddisfatti� del frugale pasto che li ha messi di fronte a Prodi, Padoa-Schioppa, Bersani e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta.

            �Il nuovo esecutivo – spiega un sereno Epifani – ha ribadito la volont� di usare il metodo del confronto e della concertazione, innovando rispetto al governo Berlusconi e questo l’abbiamo particolarmente apprezzato�. La Cgil, a dire la verit�, tira un sospiro di sollievo soprattutto per il no alla politica dei due tempi e per la sostanziale sconfessione degli inviti di Tps alla �moderazione salariale� come alle ipotesi, ventilate in questi giorni, di un innalzamento dell’et� pensionabile, in primis per le donne. Certo � che Epifani ha chiesto �pi� discrezione� sulle pensioni perch� – ha detto – �meno se ne parla e meglio �, affermazione che fa il paio con quella di un’altra fonte sindacale (cislina) che spiega: �Abbiamo un referendum costituzionale molto difficile da vincere, come Unione e come sindacati, questi annunci da lacrime e sangue di certo non ci e li aiutano, era meglio aspettare luglio, per farli…�… Anche per Angeletti le necessit� sono ben altre e, soprattutto, �di pensioni no n si parla con le interviste sui giornali ma in modo serio� mentre Bonanni precisa che di pensioni si � parlato �in generale� e non �nel dettaglio�. Poi assicura che il governo si � detto disponibile al dialogo e che, in ogni caso, �non vi sar� nessun intervento senza il consenso del sindacato� e cerca di spostare l’attenzione sul �no� al gradone della riforma Maroni (2008) e sulla necessit� di far decollare la previdenza integrativa. Ma glissa sul taglio del cuneo fiscale e ribadisce: �La nostra priorit� � che almeno la met� delle risorse del taglio cuneo siano destinate ai problemi sociali�. Governo e sindacati torneranno a riunirsi prima del varo del Dpef (la data ufficiale � il 29 giugno ma la convocazione potrebbe arrivare prima) e l�, finalmente, i conti si faranno sul serio, numeri alla mano. Il fatto � che sono loro, i numeri, a rischiare di far male.

            Ettore Colombo